l@s zapatistas no están sol@s.

Infos

Esta es la nueva pagina de europa Zapatista : Contiene noticias y artículos publicados en los sitios web y blogs de los diferentes colectivos europeos solidarios con l@s zapatist@s y con los de abajo y a la izquierda. Permitiendo así colectivizar e intercambiar la información desde nuestros rincones.

Estado de la pagina

Número de artículos:
10  15  20 

 

Padova - In ricordo di Bertha Caceres

In mattinata viene consegnato alle figlie di Bertha Caceres, con una cerimonia ufficiale, il Sigillo della città in memoria della madre.
Il Sindaco Sergio Giordani apre dicendo che Padova è Città rifugio per i difensori dei diritti umani. Ricorda come "quello che è successo a Bertha Caceres avvenga in troppi paesi in cui spesso progetti di sviluppo nascondono, in realtà, forme di neocolonialismo economico e attività di sfruttamento selvaggio delle risorse naturali".
Una situazione che genera crisi umanitarie e migrazioni, non rispettando le popolazioni locali, che da millenni vivono in territori che sono visti solo con gli occhi del profitto.
Continua poi affermando che "il tema centrale a fianco del rispetto dei diritti umani e il valore che noi diamo alla terra. Solo un valore di moneta in funzione del suo possibile sfruttamento oppure un valore più profondo che comprende la nostra relazione con la natura e la terra in cui viviamo?"

La questione dei diritti umani si intreccia strettamente con quella del rispetto della natura, della terra che ci è stata data in prestito durante la nostra esistenza, che lasciamo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

Conclude dicendo che "abbiamo bisogno di donne e uomini come Bertha Caceres, che non solo difendono i diritti ma ci fanno riflettere sui modelli che esportiamo nel mondo, spesso non rispettosi e sostenibili. Grazie a Bertha e Laura che hanno ripreso il testimone della loro madre".

L'Assessora Benciolini ricorda come l'iniziativa faccia parte del percorso di Padova come Città Rifugio e in difesa dei diritti umani per tutti. Dopo i ringraziamenti alle autorità e a chi sta costruendo questo percorso, ringrazia gli studenti dell'Istituto Duca d'Aosta, presenti alla cerimonia proprio perchè coinvolti in un percorso di difesa della terra, come quello che ha visto Bertha lottare per tutta la vita.

Viene poi consegnato il Sigillo nelle mani delle due figlie di Bertha Caceres, che ringraziano l'intera città e ricordano come l'impegno della madre non riguardasse solo i territori comunitari dell'Honduras ma l'intera umanità.

Nel pomeriggio si svolge il Convegno intitolato "In Ricorda di Bertha Caceres - Per la difesa della terra e dei popoli, evento coorganizzato dall'Ordine degli Avvocati di Padova, con il Comune di Padova e l'Università degli Studi di Padova.

INTRODUZIONE

Francesca Benciolini
Assessora alla pace e cooperazione internazionale del Comune di Padova

Dal 10 dicembre 2018, in occasione dei 70 anni dalla Dichiarazione dei Diritti Umani, siamo diventati Shelter City, con una mozione che è stata approvata all'unanimità dal nostro Consiglio Comunale.
Shelter City vuol dire Città Rifugio per i Difensori dei Diritti Umani, cioè una città che si sta preparando, con un percorso a più tappe, ad ospitare per dei periodi dei Difensori dei Diritti Umani, che nel loro paese siano minacciati per il loro attivismo. Persone che necessitano, per qualche mese, di potersi allontanare da un territorio che è stressante, che li sta mettendo a dura prova, per tirare il fiato. Anche per creare relazioni internazionali magari con la possibilità di essere conosciuti e riconosciuti a livello internazionale per la loro forza e la loro battaglia. Per formarsi, per stare in un ambiente diverso in vista del rientro nel proprio paese.

Si tratta di persone che lottano per i Diritti Umani, quindi non di persone minacciate direttamente, ma minacciate in quanto Difensori dei Diritti Umani.

È un percorso sul quale ci siamo affacciati molto volentieri su sollecitazione del Centro di Ateneo per i Diritti Umani, dell'Associazione di Giuristi Democratici a cui man mano abbiamo aggiunto una serie di attori del nostro territorio, tra cui quattro altre amministrazioni della cintura urbana, una serie di altre associazioni che da anni sono impegnate nell'ambito dei diritti umani.
Con l'Ordine degli Avvocati, tutti insieme, facciamo parte del nodo padovano di In Difesa di…, una rete nazionale che sta portando, anche in Italia, un progetto che in altre realtà, come quella olandese e quella dei paesi baschi, è consolidata, e che vede una serie di città ospitare da anni Difensori dei Diritti Umani.

Momenti come questo, così come già alcuni precedenti che abbiamo avuto, anche la settimana scorsa, sono importanti per avere e conoscere Difensori e Difensore dei Diritti Umani, che all'interno del loro paese sono minacciati.

Importanti per imparare insieme cosa significhi essere Difensore dei Diritti Umani, cosa può significare per la nostra città diventare, da qui a qualche mese, città che ospita queste persone.
Dobbiamo chiederci che cosa possiamo offrire loro come città e in che modo possiamo prepararci ad averli qui con noi e per far si che la loro presenza sia per noi una ricchezza che va condivisa tra tutti i cittadini e le cittadine della nostra città, perché tutti insieme possiamo supportare la loro azione.

Leonardo Arnau
Presidente del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Padova

Ci siamo lasciati venerdì, nell'ultimo incontro di una serie di iniziative in difesa dei Difensori dei Diritti Umani, con la vicenda di Nasrin Soutadeh.
Il giorno dopo, il primo giugno, un altro avvocato iraniano è stato condannato a trent'anni di reclusione e a 140 frustate per un'accusa analoga a quella contestata a Nasrin. Si tratta di un noto avvocato in difesa dei diritti civili in Iran, che proprio per l'attività professionale in favore dei Difensori dei Diritti Umani, che per essi si battono in Iran, ha subito questa condanna ed è detenuto dal novembre del 2018.

Il tema della difesa dei Difensori dei Diritti Umani è fondamentale per un'istituzione quale quella dell'Ordine degli Avvocati di Padova, non solo per il necessario supporto e la diffusione della cintura dei Diritti Umani, presupposto di ogni civile convivenza democratica, ma è necessario per la consapevolezza che tra noi avvocati deve esserci del ruolo che sfoggiamo di difesa dei diritti dei cittadini.
Mi fa piacere che oggi sia con noi l'avvocato Federico Cappelletti che è coordinatore della Commissione dei Diritti Umani dell'Ordine di Venezia, un amico da lunga data.
Sulla scia di ciò che già si è fatto a Venezia noi abbiamo istituito, lo scorso anno, la Commissione dei Diritti Umani del Consiglio dell'Ordine, di cui è coordinatore l'avvocato Giuseppe Pavan, che ringrazio perchè si è molto speso per la realizzazione di questi convegni. Ciò che emerge in modo chiaro è la necessità di coordinare le esperienze che ciascuno, dal proprio punto di vista, dal proprio settore di intervento, può porre in essere in difesa dei Difensori dei Diritti Umani.

Oggi ricorre la Giornata Mondiale dell'Ambiente e ricordiamo l'esperienza, bella e drammatica allo stesso tempo, di Bertha Caceres di cui siamo oggi particolarmente lieti di ospitare le figlie. L'amministrazione comunale, proprio a significato dell'importanza della loro presenza, ha questa mattina conferito il sigillo della città di Padova.

Lo scorso anno nel 2018, anno, 20esimo anniversario della Dichiarazione sui Difensori dei Diritti Umani e 70esimo anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, sono stati uccisi 321 Difensori dei Diritti Umani.

È un numero enorme ma questo numero è drammatico anche perchè chi si batte per i Diritti Umani lo fa in contesti in cui si è assolutamente isolati, in cui si viene denigrati, in cui si subiscono pressioni oltremodo forti alle quali fare fronte.

È il caso dei colleghi turchi.
Noi, a Padova, grazie alla disponibilità dei colleghi Attanasio Rizzardo e Gianolla, siamo stati più volte in Turchia come Osservatori internazionali a monitorare le vicende relative ai processi nei confronti degli avvocati e non solo degli avvocati.

In tutti i regimi totalitari i primi soggetti a essere colpiti sono gli avvocati, i giornalisti e anche altre categorie proprio perché rappresentano e tutelano i diritti dei cittadini.

Quali tutori dei diritti dei cittadini, quali sentinelle dei diritti della libertà del popolo subiscono le repressioni maggiori con un equiparazione che viene fatta in modo pressoché automatico: chi difende i cittadini accusati di attività contro il regime autoritario viene ad essi accomunato e accusato semplicemente di terrorismo.

È il caso, ad esempio, del collega Selçuk Kozagaçli, noto avvocato turco esponente dell'associazione Giuristi Progressisti della Turchia.
L'Ordine degli Avvocati di Padova, intuendo il rischio a cui andava incontro, lo aveva invitato a Padova, in occasione di una cerimonia dei giuramenti dei giovani avvocati.
Credo davvero che l'impegno a cui siamo tutti chiamati sia importante.
Un impegno per dare concretezza anche al progetto di Padova come Città rifugio dei diritti umani perché oltre alle parole è indispensabile passare ai fatti con azioni concrete e tangibili.
Grazie all'amministrazione di Padova ciò è stato possibile e dobbiamo essere orgogliosi di questo, in particolare come avvocati di questa città.
Ritengo davvero che ciascuno di noi sia chiamato ad un compito importate e sono certo che tutti insieme potremmo portare un segno di maggiore democrazia nelle nostre realtà.

Aurora d'Agostino
Giuristi Democratici Padova, In difesa di

Grazie a tutti per essere qui.
Sono molto contenta perché nel giro di due settimane siamo riusciti, nonostante la tempistica molto stretta, a riempire due volte questa sala. Anche oggi la presenza è uno stimolo, che rafforza la nostra volontà e la nostra impressione che in questa città esiste una rete di persone, soggetti, individui ma anche associazioni che è determinata a svolgere questa attività di supporto e conoscenza sulla questione dei difensori dei diritti umani.
Parlo anche di conoscenza perché abbiamo già svolto delle piccole esperienze nel percorso che abbiamo già iniziato ad avviare come nodo locale, con la presenza di diverse associazioni che al di là della loro specificità lavorano insieme.
Essere, per una volta, a lavorare tutti quanti insieme, al di là del proprio target associativo, è un'esperienza interessante, bella e che può portare distanti nel portare conoscenza e supporto per i difensori dei diritti umani.

Il percorso delle Città Rifugio, al di là di come lo abbiamo iniziato ad abbozzare con il seminario di fine aprile, significa non soltanto dare ospitalità materiale ma dare dei supporti a chi viene qui, perché possa sapere di più in materia di sicurezza, di legislazione internazionale, di sicurezza digitale ed informatica.
Tutte cose che con il supporto dell'Ordine degli Avvocati che ci ha dato una mano fin da subito, speriamo di essere in grado di fornire in termini ragionevoli e di una certa qualità. Questo ci rafforza molto nelle nostre idee, nel nostro andare avanti. Abbiamo avuto qui ospite, alcuni mesi fa uno dei soggetti che si trovava ospitato nelle Città Rifugio olandesi.
Chi sta in una Città Rifugio non è bloccato, ma invece va in giro per spiegare, raccontare, rafforzare la lotta per i Diritti Umani di cui è portatore e dunque allargare la conoscenza sui paesi che hanno questi problemi. Abbiamo avuto qui Arsen, un avvocato congolese, che è venuto con noi in una scuola, ha fatto vari incontri, come quello al comune di Rubano. Questo per dire che ci sono una serie di attività che nel piccolissimo abbiamo già sperimentato e che credo possiamo portare a casa in maniera assolutamente ragionevole e di qualità.

Abbiamo pensato come nodo padovano di indirizzare la nostra attenzione principalmente, anche se non esclusivamente, ai difensori dei diritti umani in senso tecnico, ovvero giuristi, avvocati etc ….
Questo soprattutto perché abbiamo il supporto dell'Ordine degli Avvocati, siamo impegnati come Giuristi democratici ma anche come scelta che abbiamo fatto tutti insieme.

La settimana scorsa eravamo qui per Nasrin che è un avvocata, una Difensora dei Diritti Umani, condannata a più di trent'anni di prigione e 148 frustate.

Difendere realmente i diritti umani è importante e in alcuni regimi si paga duramente.

Abbiamo presente Nasrin ma anche i colleghi turchi, di cui avremo occasione di parlare a partire anche dall'esperienza di chi ha fatto l'Osservatore proprio in Turchia ai processi contro gli avvocati.
Continueremo il nostro percorso con nuovi momenti.

INTERVENTI

Bertha e Laura Zuniga Càceres
Figlie della leader ambientalista indigena honduregna

Buona sera a tutti.
Per prima cosa voglio ringraziare per lo spazio offerto per parlare di Bertha Caceres, una Difensora dei Diritti Umani, responsabile del COPINH, Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras, ed anche mia madre.
Per prima cosa bisogna dire che questo omicidio non è stato casuale ma fa parte degli attacchi ai Difensori dei Diritti Umani in America Latina.
Per questo non parliamo del caso di Bertha Caceres ma di invece di creare una causa per la giustizia sulla vicenda di Bertha Caceres. Lei come molti membri del COPINH e di altre organizzazioni in America Latina prima di essere assassinati sono stati oggetto di repressione, criminalizzazione e persecuzione.

L'omicidio è l'espressione finale per cercare di fermare la lotta dei popoli in difesa dei territori e dei loto diritti.

E' una vicenda emblematica perché racchiude i multipli attori che attaccano la lotta dei popoli.
Abbiamo visto coinvolte imprese nazionali ed internazionali, forze di sicurezza dell'Honduras, militari, paramilitari, poliziotti, funzionari statali e anche istituzioni internazionali come banche, fondi etc ..
La vicenda è simbolo degli attacchi che viviamo nella nostra regione.

Non si tratta solo di combattere un crimine violento, un omicidio che attacca l'umanità, ma anche di affrontare un sistema di impunità che continua a perpetrare i suoi crimini.

Non si è trattato di uccidere Bertha Caceres ma di assassinare la lotta del COPINH, del popolo Lenca, da cui vengo.
Ed ancora di più è un attacco al popolo honduregno, che è un popolo degno che lotta per democratizzare un intero paese.

Immediatamente dopo il crimine il caso di Bertha Caceres è stato trattato come “secretato”, cosa che non può essere fatta, è illegale, perché non può essere decretata da nessuna delle due parti, noi siamo una delle parti come vittime. Il fatto di tenerla sotto una procedura “secretata” aveva lo scopo di nascondere i mandati intellettuali, morali del crimine.

Sull'onda delle prime mobilitazioni anche internazionali, come quelle negli Usa, sono stati fatti i primi arresti. Dopo questa prima tappa si è allargata la campagna internazionale per chiedere giustizia su questa vicenda.
Attualmente è stata chiusa la prima fase processuale che ha visto condannare 7 persone accusate solo dell'esecuzione materiale del crimine.
Questo in un processo irregolare in cui noi come vittime siamo state escluse. Un processo costruito, nascondendo le motivazioni fondamentali alla base del crimine. Questo per continuare a proteggere i mandati.
Fortunatamente in questa causa emblematica abbiamo avuto la fortuna di avere molte prove di quelli che sono i mandati sia morali che intellettuali.
Il tutto dimostra l'incredibile livello di impunità che si è voluto creare sulla vicenda.

Noi vogliamo chiarire che il crimine è stato creato a partire dall'impresa Desa S.A. honduregna che voleva costruire a forza un impianto idroelettrico.

Bertha è stata assassinata per la sua opera di denuncia nazionale ed internazionale.

La prima sfida che abbiamo oggi è quella di rompere il patto di impunità a cui partecipano molti attori anche statali. Un patto che continua a cercare di mantenere nel buio ed assolti i responsabili morali.
Quello che abbiamo fatto nostra è la domanda di “giustizia integrale”.
Vogliamo siano accertate in termini di giustizia tutte le responsabilità degli attori statali ed internazionali. Per questo abbiamo fatto denuncia contro un Fondo di sviluppo olandese, uno dei finanziatori del progetto che sapeva cosa stava succedendo e non gliene è importato nulla.
Questo per dire, anche a voi, che tutte le iniziative internazionali che possono sostenere e dare garanzia alle indagini e alla condanna dei criminali sono molto importanti.
Per questo di fronte alla scelta di “secretare” il caso abbiamo preso l'iniziativa di creare un gruppo di periti ed esperti internazionali che appoggiassero la ricerca di una giustizia integrale.
Durante il processo abbiamo avuto anche una Missione di Osservazione qualificata, che è stata presente durante tutto lo svolgimento, per denunciare le irregolarità e la mancanza degli standard internazionali di giustizia. Osservatori che appoggiassero le richieste fatte da organizzazioni come la nostra che sono criminalizzate. Questo può contribuire al fatto che persone che lottano e difendono i diritti umani possano essere protette.
Tutto questo perché nessuno debba subire sofferenze ed attacchi come è successo a mia madre.
Per questo l'appoggio internazionale alle lotte in America Latina è oggi fondamentale.
Sappiamo che anche qui in Europa è possibile denunciare e portare avanti cause e processi contro quelle stesse imprese, responsabili, partendo da qui, di attentare e violentare i nostri territori.

Puoi raccontarci meglio cosa sta succedendo dal punto di vista degli attacchi al vostro territorio?

Bisogna iniziare a dire che nel 2009 in Honduras vi è stato un colpo di stato civile e militare. Questo ha dato inizio all'apertura di autorizzazioni per lo sfruttamento massiccio del territorio e delle risorse.

Molte di queste concessioni per lo sfruttamento sono state date in territori degli indigeni.

Noi siamo l'associazione che ha denunciato tutto questo e soprattutto che le concessioni venivano date senza la Consulta previa, che è il meccanismo riconosciuto dall'articolo 169 delle Convenzioni internazionali, che prevede che i popoli indigeni debbano essere consultati in maniera libera, informata e cosciente di quello che avviene nei loro territori.

Solo nel nostro territorio, il territorio Lenca, sono state date concessioni per 49 progetti idroelettrici. I padroni di questi 49 progetti sono una piccola cupola dell'oligarchia honduregna che guadagna tantissimi soldi con la produzione di energia. Di fronte a questa situazione, in continuità anche con i progetti di resistenza storica dei popoli indigeni, con il popolo Lenca abbiamo iniziato un'opposizione anche a questa mancanza di consultazione che c'era stata e all'illegalità dei progetti.
In Honduras si è stabilizzata la continuità con il colpo di stato in un processo che impedisce la democratizzazione e l'impossibilità di partecipazione civile alle decisioni. Per questo noi continuiamo a difendere i diritti alla difesa del nostro territorio da qualsiasi livello di sfruttamento, all'interno della lotta generale per l'educazione, la salute e in generale.

Puoi raccontarci quale sia la condizione degli avvocati in Honduras?

Gli avvocati che accompagnano le lotte non sono molti.
Questo significa che i pochi che ci sono si fanno carico di tutti i processi di difesa e denuncia dei movimenti indigeni, delle donne, degli studenti e dei contadini. Perché si occupano di queste cause soffrono di intimidazioni, minacce.
Sono pieni di lavoro. Noi abbiamo scelto anche di appoggiarci a avvocati e giuristi internazionali, che possano sostenerci e seguire le vicende, specialisti che ci possono sostenere in casi particolari anche con competenze internazionali.
Gli avvocati del COPINH, nel caso di Bertha Caceres, appartengono ad una associazione di avvocati che prima erano magistrati ma hanno rinunciato a questo ruolo proprio per la grande corruzione e impunità che vedevano nei Tribunali.
Noi abbiamo scelto di avere relazioni con avvocati che hanno principi e etica, che non accettano questo sistema di corruzione e non si vendono agli interessi dei privati e dello stato. Avvocati che si assumono gli stessi rischi e pericoli nostri.

COMUNICAZIONI

Claudia Pividori
Centro Ateneo per i Diritti Umani “Antonio Papisca” dell'Università di Padova
Giustizia penale internazionale e tutela dell'ambiente

Federico Cappelletti
Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Venezia, Commissione premio Trarieux
L'avvocato difensore dei diritti umani

- Ludovica dal Molin
Dottore in Human Rights and Multi-Level Governance, Università di Padova
Land grabbing e difesa del diritto alla terra

Mariangela Zanni
Centro Antiviolenza Padova
Donne, difensore dei diritti umani

Matteo Attanasio, Dora Rizzardo, Giacomo Gianolla
Avvocati del Foro di Padova
L'esperienza sul campo in difesa dei diritti umani

Matteo Attanasio

Dora Rizzardo

Giacomo Gianolla

Stefano Fratuccello
Consiglio dell'Ordine degli Avvocati di Padova
Ambiente e diritto penale nel nostro Paese

Comunicado de la Organización Viniketik en Resistencia por el dia del padre

16/06/2019

Presos en lucha. Organización Viniketik en Resistencia.

Marcelino Ruiz Gómez

Valdemar Gómez Hernandez

Hipolito Cruz Jimenez

Recluidos en el CERSS nº10 de Comitan de dominguez, Chiapas.

Compañeros y compañeras en lucha resivan un saludo fraternal. Ya que este es un dia muy especial a todos los Padres del mundo, resiban un saludo fraternal y combativo a todos los compas.

Ya que muchos no tenemos ese privilegio de abrazar a nuestros hijos que el gobierno y el estado nos ha mantenido secuestrado durante tantos años prefabricando nuestros delitos por parte de las autoridades.

Ya llebamos tiempo sin poder estar con nuestros hijos ni mucho menos los bimos crecer, jugar y compartir sus logros. Eso nos llena de angustia y dolor y que añoramos un abrazo, una caricia, un beso de esos pequeños que le dan sentido a nuestras vidas a pesar de que estemos encerrados detras de estas cuatro paredes compugnando una sentencia de un delito que no se ha cometido.

Somos indígenas pero que también tenemos corazones yo sentimientos, pero el gobierno es lo que no le ha importado porque llebamos ya mas de 3 meses en lucha y por lo cual no hemos visto ningun avance ni ha abido ningun cumplimiento de la promesas que nos han echo, mientras mas dias ban pasando más nos bamos cansando ya que estamos muy deteriorados a causa de la huelga de hambre que nos hemos mantenido porque era la unica forma para que el gobierno y las autoridades nos escuchen, pero por lo visto, hemos sido ignorados no les importa en lo mas minimo nuestra integridad fisica, nuestra salud, poniendo en riesgo hasta nuestra vida, solo para que se nos haga justicia y se nos de la libertad.

Atentamente

Organización Viniketik en Resistencia

En huelga

Marcelino Ruiz Gomez

En lucha

Valdemar Gomez Hernandez

Hipólito Jimenez Cruz

Denuncia de La Voz Verdadera del Amate, desde el CERSS #5 ante la falta de entrega de las copias de sus expedientes

tags : #5, 5, denuncia, pl-es,

17/6/2019

 

Cerss 5 San Cristóbal de las Casas, Chiapas

El día 16 de junio del año 2019-06-17

Denunciamos sobre el expediente porque hemos solicitado nuestras copias simples pro hasta la fecha de hoy no me han entregado, no sé que está pasando con él pues no lo quieren entregar nuestra copia de expediente, por eso denuncio para que me lo entreguen pronto posible exijo que me lo entreguen de inmediato porque lo necesitamos para salir en la luz mi inocencia, que ya llevamos más de noventa días en huelga de hambre y cuando empezamos a pedir nuestra copia de expediente hasta hoy la fecha que no lo han entregado por eso exijo el Fiscal, los Jueces y el abogado que me lo entreguen la copia simple tanto como el Gobierno y su secretario Ismael Brito Mazariegos que lo exijen que trabajan lentamente sus funcionarios, veo pues que acá en el Juzgado son puros corruptos pues antes de que lo manden allá en Bochil con el Juez Mixto queremos que se entreguen los 4 tomos de copia con el número 55/2011 y 86/2009 queremos en este semana el 55 es el 117 progresivo y ahorita es el número de cuadernillo 71 el expediente 86 es el progresivo 26 y /2018 y ahorita exhorto 70 de Cereso 5. Es todo.

Germán López Montejo
Abraham López Montejo

En el CERSS#5 niegan el acceso al agua potable a los presos en huelga

tags : #5, 5, agua, pl-es, presos,

21/6/2019

Presos indígenas Adrián Gómez Jiménez, Juan de la Cruz Ruíz, Abraham Lópea Montejo y Germán López Montejo adherentes a la Sexta Declaración de la Selva Lacandona del EZLN, Recluidos en el penal #5, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, México.

A la opinión pública.
A las Redes de Apoyo al CIG
Al Congreso Nacional Indígena.
A la Sexta Nacional e Internacional.
A las organizaciones independientes.
A los defensores de los Derechos Humanos.
A la Red Contra la Represión y por la Solidaridad.
Al Ejercito Zapatista de Liberación Nacional.
Al pueblo de México y del Mundo.

Compañer@s, herman@s, a los medios de comunicación y a los periodistas, agradecemos a tod@s sin excepción por estar al tanto de nuestra huelga de hambre desde este Cereso #5 que el gobierno no les interesa nuestra salud para él es mejor que nos muramos y no ha dado solución a nuestros problemas jurídicos a pesar de que ya llevamos varios años privados injustamente de nuestra libertad.

De igual manera denunciamos que el día de ayer, miércoles 19 de junio que en este centro no nos quiere proporcionar el agua que es nuestro medio de vivir, le pedimos a las 9:00 de la mañana, pero no nos traen enseguida. Posteriormente se le fue a pedir nuevamente, el compa Abraham López Montejo exigirle, pero el custodio dijo que el contador estaba muy ocupado, eso era como 13:14 (trece horas con cuarto) , al ver que no había agua para nosotros, fuimos a traer agua del tubo que está contaminado de aguas negras. El centro atenta contra nuestra salud , quiere que nos enfermemos. Nos trajeron el agua a las 16 horas, por eso denunciamos estas cosas que suceden con nosotros. Además de eso el compa Adrián Gómez Jiménez se ha enfermado dos veces por las vías urinarias, y le especificaron que debe de tomar 4 litros al día y a causa de la falta de agua puede enfermarse más y peor con agua contaminada que estuvimos tomando ayer.

El Director de este centro de nombre José Javier Sánchez Ríos nos había dicho que nos iba a negar el agua y eso es lo que pasó ayer.

Por otro lado invitamos a las organizaciones independientes, Estatal, Nacional e Internacional ,a los Defensores de Derechos Humanos a tomar cartas de este asunto.

Uniendo nuestras voces y fuerzas de los pueblos mexicanos triunfarán las verdaderas justicias.

Desde el Cereso #5 nuestro lugar de trinchera, las organizaciones La Voz de Indigenas en resistencia y La Voz Verdadera del Amate enviamos saludos combativos a las comunidades, pueblos, naciones y nacionales que están luchando y organizándose contra el mal gobierno

RESPETUOSAMENTE

Adrián Gomez Jiménez
Juan de la Cruz Ruíz
Organización: LA VOZ DE INDÍGENAS EN RESISTENCIA

Abraham López Montejo
Germán López Montejo
Organización: LA VOZ VERDADERA DEL AMATE

A 20 de junio de 2019

A 96 días de la huelga de hambre: Palabras desde el CERSS #5 de LA VOZ VERDADERA DEL AMATE

tags : #5, 5, pl-es,

21/6/2019

Cerss. 5 San Cristóbal de las Casas, Chiapas, México

Hoy día 20 de junio del año 2019

Antes de nada soy de La Voz Verdadera del Amate que ya llevamos 96 días de huelga de hambre que iniciamos desde el 15 de marzo hasta hoy día sigue que no hemos encontrado nuestra libertad, el mal gobierno como que le vale nuestra vida.

Mi compañero Adrían Gómez Jiméne ya fue hospitalizado 2 veces y también nosotros ya nos encontramos mal de salud, pero si el mal gobierno así quiere que nos muramos en la lucha con la huelga de hambre si nos pasa algo pues alguien tiene que pagar por nuestra vida porque nosotros estamos decididos, porque ya no queremos estar secuestrados de manos del mal gobierno donde explotó mi vida hace 8 años y 6 meses donde los dejé a mis padres y a mi familia más sagrada.

Como ví, el mal gobierno que son puros traidores y corruptos, son los peores delincuentes porque le están quitando todo lo que es del pobre indígena preso. Por eso dije ya basta, ya es hora de despertar, ya basta de tanta injusticia, la ignorancia de los malos gobiernos.

Porque el gobierno sabe perfectamente que sus funcionarios, como agentes judiciales, que cuando los meten en la cárcel a las pobres gentes indígenas es bajo tortura, aunque son inocentes, pero les hacen firmar a la fuerza bajo tortura. Por eso como somos gentes indígenas pasamos muchos años secuestrados en manos del mal gobierno inocentemente. No sólo nosotros, sino que hay mucha gente indígena, incluso los mestizos que ya llevan muchos años encerrados inocentemente preso. El mal gobierno sigue destruyendo nuestra vida y nuestra juventud.

Por eso sigue la injusticia, ya es hora de buscar la justicia de los pobres campesinos indígenas, así como nosotros que ya llevamos 96 días en huelga de hambre que no hemos conseguido nuestra libertad en que el mal gobierno compromete y junto con su secretario Ismael Brito Mazariegos a la hora se echan las palabras, comprometen a lo puro pendejo. Pero vamos a seguir en la lucha hasta que salgamos, quiera o no el mal gobierno aquí vamos a seguir al pie de la letra.

Atentamente,

LA VOZ VERDADERA DEL AMATE

Germán López Montejo
Abraham López Montejo

LA VOZ DE INDÍGENAS EN RESISTENCIA

Juan de la Cruz Ruiz
Adrián Gómez Jiménez

Abejas de Acteal " desde su forma de lucha sigamos firmes en la construccion de la paz y del respeto"

En esta ocasión, queremos solidarizarnos con nuestras hermanas y hermanos del Movimiento en Defensa de la Vida y el Territorio (MODEVITE),

Organización Sociedad Civil Las Abejas de Acteal
     Tierra Sagrada de los Mártires de Acteal
           Municipio de Chenalhó, Chiapas, México.

22 de junio del 2019.








Al Congreso Nacional Indígena
Al Concejo Indígena de Gobierno
A las y los defensores de los derechos humanos
A los medios libres y alternativos
A los medios de comunicación nacional e internacional
A la Sociedad Civil Nacional e Internacional

Hermanas y hermanos:

Desde nuestra experiencia de lucha y caminar NO Violentos y como parte del Pueblo Creyente, legado de nuestro Hermano y Pastor Samuel Ruiz García, volvemos a levantar la voz, ante tanta violencia y muerte en nuestro México.

Hoy, en nuestro comunicado, no va a caber la lista interminable de casos de violaciones a los derechos humanos, llámese: presos políticos, discriminación, desapariciones forzadas, migración, feminicidios, etc., pero, tan solo mencionar algunos casos, nos indican cómo es que en nuestro México existe una podredumbre, pero, ¿todavía existen caminos para reconstruir nuestro país?...
Foto: Area de Comunicación las Abejas de Acteal 




En esta ocasión, queremos solidarizarnos con nuestras hermanas y hermanos del Movimiento en Defensa de la Vida y el Territorio(MODEVITE), el Centro de Derechos Indígenas, (CEDIAC), la Misión Jesuita en Bachajón y, en especial al Párroco José Avilés Arriola, S.J., de la Misión de Bachajón, que a través de un boletín informativo denunció el CEDIAC, ataques de parte de agentes municipales, integrantes del Comisariado Ejidal de San Sebastián Bachajón, y otras autoridades municipales, han promovido, basados en la mentira y el acarreo, deslegitimizando al pueblo organizado de Chilón y Sitalá, quienes hombres y mujeres organizados, han decidido construir otros modos de gobierno basados en la autonomía.


La escalada de violencia en contra de nuestros hermanos y hermanas del MODEVITE, la Misión Jesuita de Bachajón, y del Párroco José Avilés, también son consecuencias de su resistencia y denuncia tenaz en contra de la construcción de la súper carretera San Cristóbal de Las Casas-Palenque, el Tren Maya y otros proyectos neoliberales.

Ante esta triste realidad, pedimos a las autoridades comunitarias y ejidales de San Sebastián Bachajón, de respetar el modo de organización y construcción de autonomía de los que integran el MODEVITE y al trabajo de la Misión Jesuita, y que no caigan en el error histórico, el de atacar a sus propios hermanos, es hacer un trabajo sucio de los explotadores y caciques herederos de los que a nuestros ancestros los sometieron a la esclavitud y a la sumisión, despojándoles de sus tierras y derechos fundamentales.
Foto: Area de Comunicación las Abejas de Acteal 

Así, mismo, convocamos a la sociedad civil organizada y consciente a estar pendientes de este caso y a realizar acciones pacíficas, exigiendo a las autoridades estatales y federales competentes para que cesen la violencia en contra de nuestros hermanos tseltales y tsotsiles del MODEVITE, la Misión Jesuita de Bachajón y al integrantes del CEDIAC. Y que la decisión de formar otro tipo de gobierno como parte de la autonomía en este territorio tseltal, sean respetados tanto por el gobierno oficial como de las autoridades comunitarias oficiales.

Como dijimos al principio de este documento, existen muchos casos de violencia en muchas partes de México, pero, creemos que es posible transformar esa violencia en paz y en respeto, para que en nuestros pueblos, en nuestras comunidades vivamos en armonía, respetando nuestras diferencias y, no permitir más intromisión de los partidos políticos y de los ricos y poderosos que dañan y destruyen a nuestras vidas, nuestro tejido social, político, económico y cultural.

Hermanas y hermanos, desde su forma de lucha de cada pueblo y cada colectivo, sigamos firmes en la construcción de la paz y del respeto, quizá esto es un sueño grande, y es difícil conseguirlo en pocos días, pero, realizando pequeñas acciones, con constancia y perseverancia, sí, podemos realizar ese sueño de un mundo de paz, respeto y de vida digna.

Nuestra Madre la Virgen de la Masacre de Acteal y Dios Papá-Mamá son MÁS GRANDES que cualquier problema y, sabemos nos acompañan siempre en nuestro caminar, le pedimos a ellos, PAZ y RESPETO a nuestros hermanos de MODEVITE, Misión Jesuita de Bachajón, Párroco José Avilés. Asimismo, pedimos JUSTICIA yVERDAD por nuestras hermanas y hermanos del Congreso Nacional Indígena y de Concejo Indígena de Gobierno, quienes han sufrido represiones y asesinatos en estos días.
Foto: Area de Comunicación las Abejas de Acteal 


En estos tiempos de dolor, de oscuridad e incertidumbre, a 25 años del nacimiento de nuestra Organización y aquí en Acteal, Casa de la Memoria y Esperanza, hemos aprendido que: CUANDO SE LLEGA A LOS LÍMITES DEL DOLOR, LA ESPERANZA ABRE NUEVOS CAMINOS.


Atentamente.



Por la Mesa Directiva:



Juan Vásquez Luna                  Antonia Vásquez Pérez                                       Presidente                                 Vicepresidenta                             

Hermilo Pérez Sántiz                   María Vásquez Gómez             
Secretario General                               Subsecretaria                                                   

Genaro Oyalté Pérez                  Antonia Pérez Pérez
                                  Tesorero                                   Subtesorera

Mexique : Lettre ouverte contre la militarisation de zones indigènes de l’Armée zapatiste

Mexique : Lettre ouverte contre la militarisation de zones indigènes de l’Armée zapatiste


France Amérique Latine publie ici une traduction de la lettre ouverte qui dénonce la résurgence des activités militaires dans les territoires des communautés zapatistes. Cette lettre a été signée par de nombreuses personnalités et organisations internationales.


Détail d’une fresque murale réalisée au Caracol Morelia par des membres de l’EZLN et des artistes en résidence au centre culturel Edelo de San Cristobal de las Casas, Chiapas, 2009. www.katieyamasaki.com

À celles et ceux qui sont encore disposé.e.s à écouter

Ce message est un message d’inquiétude pour la vie et pour la dignité. Nous qui signons cette lettre, nous sommes inquiets de ce qui est en train de se passer, de nouveau, dans ce coin oublié du sud-est mexicain qui est devenu le cœur de l’espérance et de la rébellion, le Chiapas.

Il ne s’agit pas d’un manifeste idéologique ni d’une déclaration de posture face aux changements politiques qui se produisent au Mexique, mais un message de véritable inquiétude pour ce que l’on sent se rapprocher dans cet ici-bas qui, après 25 ans, après 500 ans, résiste toujours à l’extermination et à l’oubli. Ceux pour lesquels nous sommes inquiets, ce sont ceux qui ont lutté pendant un quart de siècle pour leur autonomie, qui ont mis la dignité au-dessus du pragmatisme politique, qui ont été un exemple de liberté dans un monde enchainé par la peur, ce sont les Zapatistes pour lesquels nous sommes inquiets.

Nous nous inquiétons d’apprendre la croissante activité militaire sur les territoires des communautés zapatistes. Nous voyons qu’au beau milieu de la complexe situation de sécurité que vit le Mexique, le chemin de la militarisation du pays se renforce encore. C’est un signal d’alerte que, sous la stratégie très questionnée autour de la Garde Nationale, celle-ci soit, de la même façon que cela s’est produit tant de fois, une force de « sécurité » qui ne fasse pas la distinction entre crime et résistance, entre cruauté et digne rébellion. Il est contradiction que, alors que les informations issues du Gouvernement mexicain elles-mêmes indiquent que la zone Zapatiste figure parmi les zones où le taux de criminalité est des plus bas, la stratégie de sécurité soit dirigée de manière menaçante contre ces zones qui font partie des rares sanctuaires de liberté et de sécurité pour le Mexique d’en bas. Plus qu’une stratégie sécuritaire, cela ressemble à une stratégie guerrière.

Bien que parmi les signataires figure un ensemble divers de personnes qui peuvent voir l’administration d’Andrés López Obrador soit avec espoir soit avec scepticisme, nous sommes toutes des personnes qui rêvons d’un monde différent, meilleur. Nous qui partageons ces mots, nous croyons qu’un changement au Mexique ne peut survenir sous l’ombre planante du pragmatisme politique, en cédant aux pressions qui mènent à l’autoritarisme, au dépouillement et à la violence au bénéfice d’1%, ni en dénigrant les voix critiques qui ont gagné le respect du monde grâce à leur authenticité et leur consistance.

Nous voyons un processus croissant d’hostilité envers les résistances authentiques, historiques et légitimes qui s’opposent aux projets tels que le Train Maya, le Couloir Transismique et le Plan Intégral Morelos, entre autres. Nous sommes préoccupé.e.s d’apprendre les récents homicides de membres du Congrès National Indigène et du Conseil Indigène de Gouvernement. Nous sommes préoccupé.e.s par la possibilité que cette nouvelle administration, comme ses prédécesseurs, libéraux ou conservateurs, de nouveau mette les peuples indigènes au bord de l’extermination.

Le monde regarde avec les yeux et le cœur ce qui se passe au Mexique et au Chiapas.

A bas la guerre contre les Zapatistes et les Peuples Indigènes du Mexique !

Traduction de Lauriane Bouvet

Lire la lettre en espagnol sur le site du journal La Jornada.

Signataires internationaux.ales :

Noam Chomsky, Arundhati Roy, Boaventura De Souza Santos, Raúl Zibechi, Yvon Le Bot, Michael Hardt, Oscar Olivera, Hugo Blanco Galdós, Jasmin Hristov, Joe Foweraker, Eric Toussaint, Michael Löwy, Carlos Taibo, Pedro Brieger, Manuel Rozental, Mauricio Acosta, Vilma Almendra, Nicolás Falcoff, Guillermina Acosta, Iosu Perales, Philippe Corcuff (profesor de ciencia politica, Lyon, Francia), Enzo Traverso (Susan and Barton Winokur Professor in the Humanities, Cornell University), Mikel Noval (Eusko Langileen Alkartasuna-Solidaridad de los Trabajadores Vascos – ELA), Manuel Gari Ramos (miembro de la Coordinadora Confederal de Anticapitalistas), Francisco Louçã (Economista, miembro del Consejo de Estado, Portugal), Leo Gabriel (Miembro del Consejo Internacional del Foro Social Mundial), Pierre Galand (Senador honorario, ex-secrétario general de Oxfam Belgica), Alberto Acosta (Ex-presidente de la Asamblea Constituyente, Ecuador), Miguel Urbán (eurodiputado), Raúl Camargo (ex diputado de la Asamblea de la Comunidad de Madrid), José María González “Kichi” (Alcalde de la ciudad de Cádiz), José Luis Cano (diputado del Parlamento de Andalucía), Marco Bersani (porta voz de ATTAC ITALIA), Tomas Astelarra (periodista, Argentina), Derly Constanza Cuetia Dagua (Indígena Nasa, Pueblos en Camino), Antonio Moscato (Universidad del Salento Lecce -Italia), Jaime Pastor (editor de Viento Sur), Aldo Zanchetta (periodista free lance Lucca -Italia), Miren Odriozola Uzcudun (País Vasco), Kepa Bilbao Ariztimuño (profesor), Rogério Haesbaert (geógrafo y profesor universidades Federal Fluminense y de Buenos Aires), Gilbert Achcar (Profesor en la SOAS, Universidad de Londres), Antonio Moscato (Italia), Virginia Vargas Valente (Perú), Rommy Arce (ex concejala del Ayuntamiento de Madrid), Josu Egireun (Redacción Viento Sur), Mariana Sanchez (sindicalista, Francia), Jorge Costa (diputado del Bloco de Esquerda en el parlamento de Portugal), Franck Gaudichaud (Catedrático, Universidad Toulouse Jean Jaurés, Francia / Miembro del colectivo editorial de Rebelion.org), Arturo Escobar (Prof de antropologia emerito, U de Carolina del Norte, Chapel Hill), Olga Luisa Salanueva (Directora Maestría en Sociología Jurídica UNLP, Argentina), José Murillo Mateos, Hilda Imas, Jorge Ignacio Smokvina, Hernan Parra Castro Presidente Comité Ejecutivo Nacional FENASIBANCOL, William Gaviria Ocampo Fiscal Comité Ejecutivo NACIONAL FENASIBANCOL, César Augusto Cárdenas Ávila Secretario General C.E.N. FENASIBANCOL, Detlef R. Kehrmann, Camille Chalmers (PAPDA – Haïti), José Angel Quintero Weir (Organización Wainjirawa para la Educación Propia-Venezuela), Vanda Ianowski (Docente Universidad Nacional del Comahue, Río Negro Argentina), Maria Adele Cozzi – camminardomandando (Italia), Luis Martínez Andrade (chercheur post-doctoral Collège d’études mondiales/Fondation Maison des Sciences de l’homme), Roberto Bugliani (Italia), Juanca Giles Macedo (Perú).

Signataires mexicain.e.s

Juan Villoro, Ely Guerra, Oscar Chávez, Francisco Barrios “El Mastuerzo”, Márgara Millán, Juan Carlos Rulfo, Jean Robert, Javier Sicilia, Luis de Tavira, Gilberto López y Rivas, Jorge Alonso, Paulina Fernández Christlieb, Eduardo Matos Moctezuma, Isolda Osorio, Raúl Delgado Wise, Alicia Castellanos Guerrero, Sylvia Marcos, Carolina Coppel, Mercedes Olivera (CESMECA-UNICACH), Carlos López Beltrán, Magdalena Gómez, Rosalva Aída Hernández, Bárbara Zamora, Beatriz Aurora, Néstor Quiñones, Fernanda Navarro, Alejando Varas, Raúl Romero (Sociólogo, UNAM), Marta De Cea, Servando Gajá, Rosa Albina Garavito Elías, Eduardo Almeida Acosta, Ma. Eugenia Sánchez Díaz de Rivera, Ana Lidya Flores Marín, John Holloway, Sergio Tischler, Fernando Matamoros, Gustavo Esteva, José Luis San Miguel, Lucía Linsalatta, Paulino Alvarado, Peter Joseph Winkel Ninteman, Isis Samaniego, Mayra I Terrones Medina (Posgrado en Desarrollo Rural, Profesora investigadora, UAM Xochimilco), Carolina Concepción González González (profesora-investigadora de la Universidad Autónoma de Baja California Sur), José Javier Contreras Vizcaino (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Alejandra Zamora Echegollen (Estudiante Doctorado en Sociología ICSyH-BUAP), Mayleth Echegollen Guzmán.- PROFRA-INVEST.- BUAP., Rene Olvera Salinas (profesor de la UPN y UAQ ,Querétaro, México)., Rogelio Regalado Mújica (Instituto de Ciencias Jurídicas de Puebla), Edgard Sánchez (miembro de la dirección del Partido Revolucionario de los Trabajadores), Karla Sánchez Félix (filósofa), Estefania Avalos Palacios (antropóloga), Francisco Javier Gómez Carpinteiro, Ana María Verá Smith, Rodolfo Suáres Molnar (UAM- Cuajimalpa), Álvaro J. Peláez Cedrés (UAM-Cuajimalpa), Mara Muñoz Galván (Observatorio de Justicia y Derechos Humanos de Mujeres y Niñas), Aline Zárate Santiago (Colectivo Liberación Ixtepecana), Alejandra Ramìrez Gaytán (Desempleada y en ocupación alternativa), Ita del Cielo (socióloga), Gabriela Di Lauro, David Rodríguez Altamirano, Byron Eduardo Lechuga Arriaga, Carolina Martínez de la Peña, María del Pilar Muñoz Lozano, Juan Jerónimo Lemus, Cecilia Zeledón, Ana Laura Suárez Lima, Lilia García Torres, Iliana Vázquez López, Silvia Coca, Katia Rodríguez, Pilar Salazar, Miguel López Girón, Rogelio Mascorro, Alexia Dosal, Edith González, Priscila Tercero, David Hernández, Roberto Giordano Longoni Martínez, Renata Carvajal Bretón, Beleguí Rasgado Malo, Mario Hernández Pedroza, Monserrat Rueda Becerril, Erika Sánchez Cruz, Jannú Ricardo Casanova Moreno, Marisol Delgado, Alejandro Gracida Rodríguez, Ariadna Flores Hernández, Tamara San Miguel y Eduardo Almeida Sánchez.

Organisations :

Red Europa Zapatista, Confederación General del Trabajo (Estado Español), Unión syndicale Solidaires, Francia, TxiapasEKIN (Euskal Herria – País Vasco), Centro de Documentación sobre Zapatismo (CEDOZ) (Estado Español), Asamblea de Solidaridad con México (País Valencia, Estado Español), Humanrights – Chiapas (Zurich, Suiza), Comitato Chiapas “Maribel” (Bergamo, Italia), Y Retiemble! Espacio de apoyo al Congreso Nacional Indígena desde Madrid (Estado Español), Mutz vitz 13 (Marsella, Francia), Associació solidaria Cafè Rebeldía-Infoespai (Barcelona-Catalunya), Adherentes a la sexta (Barcelona, Catalunya), Ya Basta! Moltitudia Roma” (Italia), Cooperazione Rebelde (Napoli, Italia), Espoir Chiapas – Esperanza Chiapas (Francia), Manchester Zapatista Collective (Reino Unido), ASSI (Acción Social Sindical Internacionalista), Pueblos en Camino (Colombia), La Insurgencia del Caracol (Argentina), FM La Tribu (Buenos Aires, Argentina), Radio El grito (Córdoba, Argentina), Red de Solidaridad con Chiapas de Buenos Aires (Argentina), Federación Nacional de Sindicatos Bancarios Colombianos “FENASIBANCOL” (Colombia), Red Contra la Represión y por la Solidaridad (México), Unidad Obrera y Socialista – ¡UNÍOS! (México), Unión de Vecinos y Damnificados “19 de septiembre” (México), Editorial Redez (México), Desarrollo y Aprendizaje Solidario (México), Colectivo Detonacción Puebla (México), Editorial En cortito que´s pa´largo (Querétaro, México), Unitierra Puebla (México), Universidad de la Tierra en Oaxaca (México), Centro de Encuentros y Diálogos Interculturales (México), Tianguis Alternativo de Puebla (México), Comisión Takachiualis de Derechos Humanos (México), y Nodo de Derechos Humanos (Méxic

Communiqué CNI/EZLN face à la violence déclenchée à l'encontre des peuples originaires au Mexique

tags : cni, ezln, mexique, pl-fr, violence,
COMUNICADO DEL CNI-CIG Y EL EZLN ANTE LA VIOLENCIA DESATADA CONTRA LOS PUEBLOS ORIGINARIOS

COMMUNIQUÉ DU CNI (CONGRÈS NATIONAL INDIGÈNE) - CIG (CONSEIL INDIGÈNE DE GOUVERNEMENT) ET DE L'EZLN (ARMÉE ZAPATISTE DE LIBÉRATION NATIONALE) FACE À LA VIOLENCE DÉCLENCHÉE À L'ENCONTRE DES PEUPLES ORIGINAIRES


Aux peuples du monde,
Aux réseaux de soutien au CIG,
À la Sexta nationale et internationale,
Aux médias,


Le passage du capitalisme néolibéral porte dans ses pas la marque du sang de nos peuples là où la guerre empire parce que nous ne cédons pas notre terre, notre culture, notre paix et notre organisation collective ; parce que nous  ne cédons pas dans notre résistance ni ne nous résignons à mourir.



Nous dénonçons la lâche attaque  perpétrée le 31 mai dernier à l'encontre de la communauté nahua de Zacualpan et des membres du CNI, dans la commune de Comala, État de Colima, où un narco paramilitaire a utilisé des armes de gros calibre contre un groupe de jeunes, assassinant l'un d'entre eux et en blessant grièvement trois autres.


Nous accusons comme responsables de ces graves faits les trois niveaux du mauvais gouvernement qui permettent que ces groupes paramilitaires opèrent dans la région, et en priorité le directeur de la sûreté publique Javier Montes García. Nous exigeons que soient pleinement respectés les us et coutumes de la communauté nahua de Zacualpan.



Nous condamnons l'agression et la destruction qui se sont produites à l'aube du 31 mai dans les localités de Rebollero et de Río Minas, appartenant à la communauté binizza de San Pablo Cuatro Venados dans la commune de Zaachila, de État d'Oaxaca, des mains d'un groupe armé qui a détruit violemment les maisons de dizaines de familles. Un grand groupe de personnes est arrivé dans la localité en tirant avec des armes de gros calibre et, après plusieurs salves, utilisant de lourds engins, ont démoli les maisons, obligeant les habitants, parmi lesquels se trouvaient des mineurs d'âge, à s'enfuir et à se réfugier dans la montagne. Ils ont détruit 24 habitations, brûlé le maïs et d'autres grains stockés pour semer. Ils ont brûlé les affaires personnelles de la communauté comme des vêtements et des chaussures. Ils ont en plus volé du bétail, des groupes électrogènes et des pompes à eau. 


Nous condamnons la répression et le pillage commis à l'encontre de nos compagnons et compagnes de la communauté indigène otomi résidant dans la ville de Mexico, qui ont été délogés violemment par des groupes de choc au service du mauvais gouvernement et des entreprises immobilières, accompagnés par des centaines de soldats d'élite pour soutenir Nestor Nuñez, titulaire de la mairie de Cuauhtémoc. C'est le 30 mai à 11h qu'a été attaqué leur campement rue de Londres au n°7, dans le quartier Juárez, occupé par la communauté otomi depuis le séisme du 19 septembre 2017. 


Nous condamnons le siège paramilitaire que des groupes criminels, couverts et soutenus par les trois niveaux du mauvais gouvernement et tous les partis politiques, maintiennent contre les communautés du Conseil indigène et populaire du Guerrero - Emiliano Zapata (CIPOG-EZ) dans le municipe de Chilapa et José Joaquín de Herrera, qui par leur lutte construisent la paix en autonomie.


Nous lançons un appel aux peuples du Mexique et du monde pour qu'ils soient attentifs et solidaires avec la lutte des peuples du Guerrero, qu'ils brisent cet état de siège qui impose la violence, favorise l'appropriation capitaliste des territoires indigènes et empêche la circulation des aliments et des médicaments. Nous lançons un appel à soutenir la collecte de vivres et de produits destinés aux communautés affectées tels que du maïs, des haricots, des piments en conserve, du sucre, des sardines, du thon, du papier hygiénique, des langes et des médicaments, à apporter au local de UNIOS, qui se trouve rue Dr. Carmona y Valle, n° 32, dans le quartier Doctores de la ville de Mexico.


Nous le répétons : "Notre terre mère n'est pas à vendre, ni au grand capital ni à personne ; notre existence n'est pas négociable, ni par conséquent la résistance de nos peuples." 



Sincèrement,
Juin 2019
Pour la reconstitution intégrale de nos peuples
Jamais plus un Mexique sans nous
Congrès national indigène
Conseil indigène de gouvernement
Armée zapatiste de libération nationale

Fiscalia de Chiapas viola derecho a familia maya !

tags : chiapas, maya, pl-fr,


Fiscalía del Ministerio Público Distrito Selva viola derecho a la debida diligencia a familia maya tseltal.

El 29 de mayo de 2019, el Juzgado de Control y Tribunal de Enjuiciamiento, Región 3, Distrito Judicial de Catazajá, en Chiapas, México, decretó sentencia absolutoria al único procesado por la ejecución extrajudicial de Isaías Oleta Pérez, porque la Fiscalía del Ministerio Público Distrito Selva (Fiscalía Selva) con sede en Palenque violó el derecho a la debida diligencia, a la víctima y a su familia integrantes del pueblo maya tseltal.


Isaías fue privado arbitrariamente de la vida, el 10 de julio de 2018, en el ejido Roberto Barrios, municipio de Palenque, por elementos de la Policía Especializada destacamentada en la Comandancia Regional Selva–Palenque, adscrita a la Fiscalía General del Estado de Chiapas.

De acuerdo a testimonios, Isaías y su familia se encontraban durmiendo en su domicilio ubicado en el ejido Roberto Barrios, municipio de Palenque, el 10 de julio de 2018, aproximadamente a las 23:50 horas, cuando escucharon disparos y gritos como: “sal de la casa”; momentos después se percataron que golpeaban su puerta con un marro y oyeron más detonaciones. Isaías decidió salir al patio e inmediatamente le dispararon sin ninguna justificación, cayó al suelo y lo golpearon con palos. A dos de sus hijos los pusieron en el piso boca abajo mientras les apuntaban con armas de fuego. Posteriormente, a Isaías lo arrastraron y subieron a una camioneta que se fue con dirección a Palenque.

Después de horas de búsqueda, el 11 de julio de 2018, la familia de Isaías acudió al Servicio Médico Forense en Palenque, donde reconoció el cuerpo que presentaba lesiones y herida de bala. Fue hasta el 12 de julio de 2018, que después de una manifestación de los familiares y habitantes del ejido Roberto Barrios, les entregaron el cadáver. La Fiscalía Selva inició una carpeta de investigación, donde consta el dictamen médico de la necropsia: Isaías Oleta Pérez… falleció a causa de shock hipovolémico secundario por arma de fuego a nivel de arteria glútea izquierda, además de contar con 3 heridas en el rostro.

De acuerdo a documentación del Centro de Derechos Humanos Fray Bartolomé de Las Casas, Isaías fue ejecutado extrajudicialmente durante un operativo, realizado por 15 elementos de la Policía Especializada destacamentada en la Comandancia Regional Selva–Palenque, para cumplimentar una orden de aprehensión por el delito de lesiones cometido en el año 2014. Es importante señalar que la detención de un probable responsable debe ser acorde a los principios de legalidad, racionalidad, proporcionalidad, congruencia, oportunidad, estricta necesidad, respeto y protección a los derechos humanos (1) omisión por parte de los elementos policíacos que usaron la fuerza de manera desproporcionada.

La investigación de la Fiscalía del Ministerio Público Distrito Selva no ha sido eficaz, imparcial ni seria, ya que los elementos responsables de la privación arbitraria de la vida de Isaías Oleta Pérez pertenecen a la institución que investiga, lo que vulnera el principio de imparcialidad. Por lo cual, no se asegura a la víctima y a sus familiares el esclarecimiento de los hechos, la identificación y sanción de los responsables, así como la reparación de daños, acciones necesarias para que la violación al derecho a la vida por parte de agentes del Estado no quede impune y no vuelva a cometerse.

Por lo anterior, el Frayba urge al Estado mexicano: Proteger el derecho a la verdad y a la justicia por la ejecución extrajudicial de Isaías Oleta Pérez; así como garantizar la integridad y seguridad personal de su familia.

San Cristóbal de Las Casas, Chiapas, México.
13 de junio de 2019
Boletín No. 11

Lettera Intellettuali Contro Militarizzazione In Chiapas.

Intellettuali, organizzazioni e gruppi solidali nel mondo preoccupati per la crescente attività militare nelle comunità zapatiste. 18 giugno 2019. Intellettuali ed accademici del Messico e di altri paesi del mondo, insieme ad organizzazioni e gruppi solidali, firmano una lettera per chiedere al Governo del presidente Andrés Manuel López Obrador la sospensione della militarizzazione nei territori […]