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EZLN - SQUADRONE 421 (La delegazione marittima zapatista)

Aprile 2021

Calendario? Un'alba del quarto mese. Geografia? Le montagne del sudest messicano. Un silenzio repentino si impone sui grilli, sul latrato diffuso e lontano dei cani, sull'eco di una musica di marimba. Qui, nelle viscere delle alture, un sussurro più che un russare. Se non fossimo dove siamo, si potrebbe pensare che è una voce dal mare aperto. Non le onde che si infrangono contro la costa, la spiaggia, la scogliera delimitata da una stravagante frastagliatura. No, qualcos'altro. E poi … un lungo gemito e un intempestivo, breve tremore.

La montagna si solleva. Si rimbocca, con pudore, le falde. Non senza sforzo, solleva i piedi da terra. Compie il primo passo con una smorfia di dolore. Ora sanguinano i piedi a questa montagna piccola, lontana dalle mappe, dalle destinazioni turistiche e dalle catastrofi. Ma qui tutto è complicità, così una pioggia anacronistica le lava i piedi e, con il fango, cura le sue ferite.

“Abbi cura di te, figlia”, le dice la Ceiba madre. “Coraggio”, dice la corteccia di huapác come a sé stessa. L'uccello tapacamino la guida. “Ad oriente, amica, ad oriente”, dice mentre saltella da una parte all'altra.

Vestita di alberi, uccelli e pietre, la montagna cammina. Al suo passaggio, uomini, donne, chi non è né l'uno né l'altro, ragazzi e ragazze assonnati, si aggrappano ai bordi delle sue falde. Si arrampicano sulla sua blusa, le incoronano le punte dei seni, la seguono alle spalle e, ormai sulla sua cima, si svegliano.

Ad oriente il sole, che a malapena fa capolino all'orizzonte, interrompe un poco il suo giro ostinato e quotidiano. Ti è sembrato di veder camminare una montagna con una corona di esseri umani. Ma oltre al sole ed alcune nuvole grigie che la notte ha dimenticato, nessuno qui sembra sorprendersi.

“Era scritto così”, dice il Vecchio Antonio affilando il machete a doppio taglio, e Doña Juanita annuisce con un sospiro.

Il focolare odora di caffè e mais cotto. Dalla radio comunitaria esce una cumbia. Il testo parla di una leggenda impossibile: una montagna che naviga controcorrente alla storia.

  • -

Sette persone, sette zapatisti, compongono la frazione marittima della delegazione che visiterà l'Europa. Quattro sono donne, due sono uomini e unoa è otroa. 4, 2, 1. Lo squadrone 421 è già acquartierato nel “Centro di Addestramento Marittimo-Terrestre Zapatista”, situato nel Semillero Comandanta Ramona nella zona Tzotz Choj.

Non è stato facile. Piuttosto, è stato tortuoso. Per arrivare a questo calendario abbiamo dovuto affrontare obiezioni, consigli, scoraggiamenti, inviti alla misura e alla prudenza, veri sabotaggi, bugie, volgarità, resoconti dettagliati delle difficoltà, pettegolezzi e insolenze, e una frase ripetuta fino alla nausea: “quello che volete fare è molto difficile, se non impossibile”. E, naturalmente, dicendoci, ordinandoci cosa dovremmo e non dovremmo fare. Tutto questo, su questa e sull'altra sponda dell'oceano.

Tutto questo senza contare gli ostacoli del governo supremo e della sua burocrazia ignorante, ostinata e razzista.

Ma vi parlerò di tutto questo in un'altra occasione. Ora devo parlarvi della nostra nuovissima delegazione marittima zapatista.

Le 4 donne, i due uomini e lao otroa sono esseri umani. A loro è stato fatto il Test di Turing, con alcune modifiche che ho ritenuto pertinenti per escludere che alcun@ di loro, o tutt@, fossero un organismo cibernetico, un robot, capace di ballare la cumbia del Sapito sbagliando il passo. Ergo, i 7 esseri appartengono alla razza umana.

Le/I 7 sono nati nel continente che chiamano “America” e il fatto che condividano dolore e rabbia con altri popoli originari da questa parte dell'oceano, li rende Latinoamericani. Sono anche messicani di nascita, discendenti dei popoli originari maya, come verificato con le loro famiglie, vicini e conoscenti. Sono anche zapatisti, con documenti dei municipi autonomi e delle Giunte di Buon Governo che lo avallano. Non hanno crimini dimostrati a loro carico e che non siano stati sanzionati opportunamente. Vivono, lavorano, si ammalano, si curano, amano, si disamorano, ridono, piangono, ricordano, dimenticano, giocano, fanno sul serio, prendono appunti, cercano un pretesto, insomma, vivono nelle montagne del Sudest Messicano, in Chiapas, Messico, Latinoamerica, America, Pianeta Terra, eccetera.

Le/I 7, inoltre, si sono offerti volontari per il viaggio via mare – cosa che non suscita molto entusiasmo tra la grande varietà di zapatisti di tutte le età -. Quindi, per essere chiari, nessuno voleva viaggiare in nave. Quanto ha contribuito a ciò la campagna di terrore scatenata da Esperanza e da tutta la banda di Defensa Zapatista, sintetizzata nel famoso algoritmo “moriranno tutt@ miseramente”? Non lo so. Ma il fatto di aver sconfitto i social, compreso whatsapp, senza alcun vantaggio tecnologico (beh, senza nemmeno campo nel cellulare), mi ha motivato a mettere il mio granello di sabbia.

Così, mosso dalla mia simpatia per la banda di Defensa Zapatista, ho chiesto al SubMoy il permesso di parlare con la delegazione che, tra grida, gridolini e risate de@ bambin@, si stava preparando all'invasione che non è un'invasione… beh, sì, lo è, ma è qualcosa, diciamo, consensuale. Qualcosa di simile a un internazionalismo sadomasochista che, ovviamente, non sarà ben visto dall'ortodossia dell'avanguardia, che, come si deve, si spinge così avanti dalle masse, che non si riesce a vedere.

Mi sono presentato in assemblea e, mostrando la mia migliore espressione da tragedia, ho raccontato loro cose orribili sul mare aperto: il “vomito” infinito; la monotona vastità dell'orizzonte; la dieta povera di mais, senza popcorn e – orrore! – senza salsa Valentina; la reclusione con altre persone per diverse settimane – con le quali, le prime ore, si scambiano sorrisi e attenzioni e poco dopo sguardi assassini -; ho pure descritto, molto dettagliatamente, terribili tempeste e minacce sconosciute; ho fatto riferimento al Kraken e, attraverso uno di quei richiami letterari, ho raccontato loro di una gigantesca balena bianca che cercava, furiosa, qualcuno a cui staccare la gamba, cosa che non lascerebbe alla vittima un ruolo decoroso nella cumbia più lenta. È stato inutile. E devo confessare, non senza il mio orgoglio di genere gravemente ferito, che sono state di più le donne a dire: “in barca”, quando si offriva loro la possibilità di viaggiare via mare o viaggiare in aereo.

Quindi si sono iscritt@ non 7, non 10, non 15, ma più di 20. Perfino la piccola Veronica di 3 anni si è iscritta quando ha sentito la storia della balena assassina. Sì, incomprensibile. Ma se la conosceste (la bambina, non la balena), la compatireste. Voglio dire, compatireste Moby Dick.

Allora perché solo 7? Bene, posso parlarvi dei 7 punti cardinali (quello davanti, quello dietro, quello di un lato, dell'altro lato, quello in centro, quello sopra e quello sotto), dei 7 primi dei, quelli che hanno creato il mondo, e così via. Ma la verità è che, lungi da simboli e allegorie, il numero è dovuto al fatto che la maggior parte non ha ancora ottenuto il passaporto e sta ancora lottando per ottenerlo. Ve ne parlerò più tardi.

Beh, di sicuro non vi interessano questi problemi. Quello che volete sapere è chi salperà con “La Montaña”, attraverserà l'Oceano Atlantico e invaderà… ehm, intendevo, visiterà l'Europa. Quindi qui metto le loro foto e un brevissimo profilo:

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    Lupita. 19 anni. Messicana di nascita. Tzotzil degli Altos del Chiapas. Parla la sua lingua madre, tzotzil e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. È stata coordinatrice locale giovanile, coordinatrice regionale giovanile e responsabile locale del lavoro collettivo. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, ballate, elettronica, rap, hip hop, musica andina, musica china, rivoluzionaria, classica, rock degli anni '80 (così si diceva), mariachi, musica tradizionale del suo popolo… e reggaeton (nota della redazione: se questo non è “un mondo dove stanno molti mondi”, non so cosa altro sia. Fine della nota). Colori preferiti: nero, rosso, ciliegia e caffè. Esperienza marittima: quando era piccola ha viaggiato in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa. Svolgerà attività come Tercia Compa durante il viaggio in mare.
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    Carolina. 26 anni. Messicana di nascita. Originaria tzotzil degli Altos del Chiapas, ora Tzeltal della selva Lacandona. Parla la sua lingua madre, tzotzil, oltre al tzeltal e il castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre l'aiuta con la bambina. È stata la coordinatrice di “come mujeres que somos” ed ha seguito corsi di veterinaria. Attualmente è Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: pop, romantica, cumbia, rock degli anni '80 (così si diceva), gruperas e rivoluzionaria. Colori preferiti: crema, nero e ciliegia. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Ximena. 25 anni. Messicana di nascita. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre cho'ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Madre single di una bambina di 6 anni. Sua madre la aiuta con la bambina. È stata coordinatrice giovanile ed è attualmente Comandanta nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: cumbia, tropicale, romantica, rivoluzionaria, rock anni '80 (così si diceva), elettronica e rancheras. Colori preferiti: viola, nero e rosso. Esperienza marittima: qualche volta in lancia. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa. Seconda in comando nella delegazione marittima, dopo Darío.
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    Yuli. 37 anni. Compirà i 38 a maggio, in alto mare. Originaria Tojolabal della Selva di confine, ora Tzeltal della Selva Lacandona. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. Madre di due bambini: una ragazza di 12 anni e un bambino di 6 anni. Il suo compagno l'aiuta con i bambini. Il suo compagno è Tzeltal, quindi si amano, litigano e tornano ad amarsi in castigliano. È stata promotrice di educazione, formatrice di educazione (preparano promotor@ di educazione) e coordinatrice di collettivi locali. Musica preferita: romantica, gruperas, cumbia, vallenato, rivoluzionaria, tropicale, pop, marimba, rancheras e rock degli anni '80 (così si diceva). Colori preferiti: nero, caffè e rosso. Nessuna esperienza marittima. Si è preparata per 6 mesi per essere delegata. Volontaria per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Bernal. 57 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla la sua lingua madre tojolabal e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 11 figl@: il più grande ha 30 anni e il più giovane 6. La sua famiglia lo sostiene nella cura dei piccoli. È stato miliziano, responsabile locale, insegnante della escuelita zapatista e membro della Giunta di Buon Governo. Musica preferita: rancheras, cumbia, musical huichol, marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: blu, nero, grigio e caffè. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l'Europa.
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    Darío. 47 anni. Cho´ol del nord del Chiapas. Parla la sua lingua madre, cho'ol e castigliano correntemente. Sa leggere e scrivere. Padre di 3 figl@: uno di 22 anni, un altro di 9 anni e il più giovane di 3 anni. Il ragazzo e la ragazza andranno con la madre in Europa in aereo a luglio. È stato un miliziano, responsabile locale, responsabile regionale, e attualmente è Comandante nel direttivo politico-organizzativo zapatista. Musica preferita: rancheras di Bertín y Lalo, musica tropicale, marimba, musica regionale e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero e grigio. Esperienza marittima: cayuco. Si è preparato per 6 mesi per essere delegato. Volontario per viaggiare in nave per l'Europa. Sarà il coordinatore della delegazione marittima zapatista.
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    Marijose. 39 anni. Tojolabal della zona della Selva di confine. Parla correntemente lo spagnolo. Sa leggere e scrivere. È stato milizianoa, promotoroa di salute, promotoroa di educazione e formatoroa di educazione. Musica preferita: cumbia, romantica, rancheras, pop, elettronica, rock anni '80 (così si diceva), marimba e rivoluzionaria. Colori preferiti: nero, blu e rosso. Esperienza marittima: cayuco e lancia. Si è preparat@ per 6 mesi per essere delegatoa. Volontarioa per viaggiare in nave per l'Europa. È stato designato come loa primeroa zapatista a sbarcare e, con ciò, inizia l'invasione… ok, la visita in Europa.
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Quindi il primo piede che si poserà sul suolo europeo (ovviamente, se ci faranno sbarcare) non sarà di un uomo, né di una donna. Sarà di unoa otroa.

In quello che il defunto SupMarcos avrebbe definito “uno schiaffo a tutta la sinistra etero patriarcale”, è stato deciso che a sbarcare per primo sarà Marijose.

Non appena poserà i suoi due piedi sul territorio europeo e si riprenderà dal mal di mare, Marijose griderà:

“Arrendetevi visi pallidi etero patriarcali che perseguitate il diverso!”

Nah, scherzo. Ma, non sarebbe bello se lo dicesse?

No, toccando terra loa compa zapatista Marijose dirà in tono solenne:

“A nome delle donne, dei bambini, degli uomini, degli anziani e, naturalmente, degli otroas zapatisti, dichiaro che il nome di questa terra che i suoi nativi ora chiamano “Europa”, d'ora in poi si chiamerà: SLUMIL K´AJXEMK´OP, che significa “Terra Indomita”, o “Terra che non si rassegna, che non cede”. E così sarà conosciuta dalla gente del posto e dagli estranei finché qui ci sarà qualcuno che non si arrende, non si vende e non cede”.

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In fede.

SupGaleano.

Aprile 2021

(Continua…)


Traduzione “Maribel” – Bergamo

SQUADRONE 421

(La delegazione marittima zapatista) SQUADRONE 421 (La delegazione marittima zapatista) Aprile 2021 Calendario? Un’alba del quarto mese. Geografia? Le montagne del sudest messicano. Un silenzio repentino si impone sui grilli, sul latrato diffuso e lontano dei cani, sull’eco di una musica di marimba. Qui, nelle viscere delle alture, un sussurro più che un russare. Se […]

Art in Action - Artistic Coworking in Duhok, Iraq

ITALIAN VERSION

Walking Arts - Art, Culture & Heritage initiated the opening of the first Artistic coworking in Iraqi Kurdistan in Duhok.
The space conceived as a place for socializing, training and sharing knowledge, ideas and common projects will allow young artists and artists to create positive synergies.
Different areas are to be equipped inside: one for the production of video and one for the production of audio products, as well as various computer stations for multimedia activities.
Coworking, in addition to being able to host training courses, will also be used for the realization of cultural events related to the various arts.

Coworking will be a work in progress path, a new bet for Walking Arts, for its volunteers and activists: to give a reference point to the itinerant nomadism that feeds the many paths opened by the Iraqi NGO.

Coworking with its many activities will represent a sort of junction, a hub to which suggestions arrive and from which stimuli start. With the idea that the experience can also be reproduced in other Iraqi realities.
The first steps of Coworking will be in synergy with the other projects curated by Walking Arts, in particular with the training courses, based on learnig by doing, aimed at expanding the technical knowledge of young artists in different fields: the creation of the multimedia box that will contain the new CD of the Mshakht Assembly accompanied by a short film within Here, Now, Together and the path on music therapy with the next stages of Artistic Works.

The start of Coworking is supported by CCFD - Terre solidaire, within the Art in Action Project.

Project with the contribution of CCFD - Terre solidaire

The difficult situation in Iraq, a country marked by 30 years of wars, has further worsened with the worsening of the social and economic crisis, accompanied by the health crisis caused by Covid 19. In this difficult context, strengthening social cohesion becomes even more as important as promoting the leadership of the new generations also through the construction of innovative employment opportunities.

With the international support through the financial support of Lush, CCFD, FAI Foundation (Project Here, now togheter still in progress) and Otto per mille della Chiesta Valdese (Project La Musica as therapy still in progress), the NGO Walking Arts - Art, Culture & Heritage was founded and started a vast program of activities, to enhance artistic expressions as a vehicle for social cohesion, the promotion of rights and the development of new employment opportunities in Iraq.

The NGO with its registered office in Baghdad and Erbil is developing numerous initiatives:
* training related to music therapy, which began in 2019 with the Art for Social project funded by CCFD;
* training in audio techniques accompanied by the opening of a recording studio in Duhok;
* animation activities with the weakest members of society, in particular elderly centers;
* musical and artistic events in Iraq and Italy.

The aggregation of young people, including many girls, is growing around the many initiatives and the recognition of the importance of this innovative artistic path by associations, realities, NGOs, communities and local, national and international institutions.

Strengthening the NGO, through the opening of an artistic co-working space, the continuation of training courses and the national and international enhancement of the activities in progress, is essential to give Iraqi young people the opportunity to build a positive and a hope in the future.

General objectives
Promote youth leadership by developing the NGO Walking Arts, with the opening of a space for artistic sharing and the deepening of training relating to the use of artistic languages ​​for employment purposes
Contribute to social cohesion by enhancing the potential of artistic languages ​​in the expansion of rights and freedoms for the new generations.
Specific objectives and activities
A- Strengthen the NGO Walking Arts through the opening of an artistic co-working space in Duhok, which is a place for socializing, training and sharing knowledge, ideas and common projects.
B- Deepen training in audio and video techniques, through a learning by doing course with international experts for young Iraqis.

The Project acts in synergy with the Here, now together - Social Arts Project funded by the FAI Foundation

Coordinated by Association Ya Basta Caminantes ODV and Walking Arts - Art, Culture & Heritage NGO

Arte in azione - Coworking artistico a Duhok in Iraq

ENGLISH VERSION

Walking Arts - Art, Culture & Heritage ha avviato a Duhok l'apertura del primo Coworking artistico nel Kurdistan Iracheno.
Lo spazio pensato come un luogo di socializzazione, formazione e di condivisione di conoscenze, idee e progetti comuni permetterà a giovani artiste ed artisti di creare positive sinergie.
Si vogliono attrezzare all'interno diverse aree: una per la produzione di video ed una per la realizzazione di prodotti audio, oltre a diverse postazioni di computer per attività multimediali.
Il Coworking oltre a poter ospitare Corsi di formazione sarà utilizzato anche per la realizzazione di eventi culturali legati alle varie arti.

Il Coworking sarà un cammino work in progress, una nuova scommessa per Walking Arts, per i suoi volontari ed attivisti: dare un punto di riferimento al nomadismo itinerante che alimenta i tanti percorsi aperti dalla NGO irachena.

Il Coworking con le molteplici attività rappresenterà una sorta di snodo, di hub a cui arrivano suggestioni e da cui partono stimoli. Con l'idea che l'esperienza sia riproducibile anche in altre realtà irachene.
I primi passi del Coworking saranno in sinergia con gli altri progetti curati da Walking Arts, in particolare con i percorsi di formazione, basati sul learnig by doing, volti ad ampliare le conoscenze tecniche dei giovani artisti in diversi campi: la realizzazione del Cofanetto multimediale che conterrà il nuovo Cd dell'Ensemblea Mshakht accompagnato da un cortometraggio all'interno di Here, Now, Together e il percoso sulla musicoterapia con le prossime tappe di Artistic Works.

L'avvio del Coworking è sostenuta da CCFD - Terre solidaire, all'interno del Progetto Arte in Azione.

Progetto con il contributo di CCFD - Terre solidaire

La situazione difficile dell'Iraq, un paese segnato da 30 anni di guerre, si è ulteriormente aggravata con l'acuirsi della crisi sociale ed economica, accompagnata a quella sanitaria causata dal Covid 19. In questo difficile contesto rafforzare la coesione sociale diventa ancora più importante così come promuovere il protagonismo delle nuove generazioni anche attraverso la costruzione di innovative occasioni occupazionali.

Con l'appoggio internazionale attraverso il sostegno finanziario di Lush, CCFD, Fondazione FAI (Progetto Here, now togheter ancora in corso) e dell'Otto per mille della Chiesta Valdese (Progetto La Musica come terapia tutt'ora in corso), è stata fondata ed ha iniziato un vasto programma di attività l'ONG Walking Arts – Art, Culture & Heritage, per valorizzare le espressioni artistiche come veicolo di coesione sociale, di promozione dei diritti e di sviluppo di nuovi sbocchi occupazionali in Iraq.

L' ONG con sede legale a Baghdad e Erbil sta sviluppando numerose iniziative:
* formazione relativa alla musicoterapia, iniziata nel 2019 con il progetto Arte per il sociale finanziato da CCFD;
* formazione alle tecniche audio accompagnato dall'apertura di uno studio di registrazione a Duhok;
* attività di animazione con i soggetti più deboli della società in particolare Centri anziani;
* eventi musicali e artistici in Iraq e Italia.

E' in crescita attorno alle molteplici iniziative l'aggregazione di giovani, tra cui molte ragazze e il riconoscimento dell'importanza di questo innovativo percorso artistico da parte di associazioni, realtà, NGO, comunità ed istituzioni locali, nazionali ed internazionali.

Rafforzare l'ONG, attraverso l'apertura di uno spazio di co-working artistico, la continuazione dei percorsi formativi e la la valorizzazione nazionale ed internazionale delle attività in corso, è fondamentale per dare la possibilità ai giovani iracheni di costruire un presente positivo ed una speranza nel futuro.

Obiettivi generale
Promuovere il protagonismo giovanile sviluppando l'ONG Walking Arts, con l'apertura di uno spazio di condivisione artistica e l'approfondimento della formazione riferita all'uso dei linguaggi artistici a scopo occupazionale
Contribuire alla coesione sociale valorizzando le potenzialità dei linguaggi artistici nell'allargamento dei diritti e delle libertà per le nuove generazioni.
Obiettivi specifici e attività
A- Rafforzare l'ONG Walking Arts attraverso l'apertura di uno spazio di co-working artistico a Duhok, che sia un luogo di socializzazione, formazione e di condivisione di conoscenze, idee e progetti comuni.
B- Approfondire la formazione in tecniche audio e video, attraverso un percorso di apprendimento learnig by doing con esperti internazionali per i giovani iracheni.

Il Progetto agisce in sinergia con il Progetto Here, now together – Social Artsfinanziato dalla Fondazione FAI

Coordinato da Associazione Ya Basta Caminantes ODV e Walking Arts - Art, Culture & Heritage NGO

COMUNICAT: ESCUADRÓN 421

 

ESCUADRÓN 421

 

http://enlacezapatista.ezln.org.mx/2021/04/17/escuadron-421/

 

 

ESCUADRÓN 421.
(La delegación marítima zapatista).

Abril del 2021.

  ¿Calendario?  Una madrugada del cuarto mes.  ¿Geografía?  Las montañas del sureste mexicano.  Un silencio repentino se impone a los grillos, al ladrido disperso y lejano de los perros, al eco de una música de marimba.  Aquí, en las entrañas de los cerros, un susurro más que un ronquido.  Si no estuviéramos donde estamos, podría pensarse que es un rumor de mar abierto.  No las olas reventando contra la costa, la playa, el acantilado acotado con un tajo caprichoso.  No, algo más.  Y entonces… un largo quejido y un temblor intempestivo, breve.

  La montaña se alza.  Se arremanga, con pudor, un poco las naguas.  No sin trabajos, arranca sus pies de la tierra.  Da el primer paso con un gesto de dolor.  Ahora le sangran las plantas a esta montaña pequeña, lejana de los mapas, los destinos turísticos y las catástrofes.  Pero aquí todo es complicidad, así que una lluvia anacrónica le lava los pies y, con lodo, le cura las heridas.

  “Cuídate hija”, le dice la Ceiba madre.  “Ánimo”, habla el huapác como consigo mismo.  El pájaro tapacamino la guía.  “Al oriente, amiga, al oriente”, dice mientras brinca de un lado a otro.

  Vestida de árboles, aves y piedras, camina la montaña.  Y a su paso, se agarran a los bordes de su nagua, hombres, mujeres, quienes no son ni las unas ni los otros, niñas y niños somnolientos.  Van trepando por su blusa, coronan la punta de sus pechos, siguen a sus hombros y, ya sobre lo alto de su cabellera, despiertan.

  Al oriente el sol, apenas asomado al horizonte, detiene un poco su necia y cotidiana ronda.  Le ha parecido ver que una montaña, con una corona de seres humanos, camina.  Pero más allá del sol y de unas nubes grises que la noche dejó olvidadas, nadie aquí parece sorprenderse.

  “De por sí así estaba escrito”, dice el Viejo Antonio mientras afila el machete de doble filo, y la Doña Juanita asiente con un suspiro.

  En el fogón huele a café y a maíz cocido.  En la radio comunitaria se escucha una cumbia.  La letra habla de una leyenda imposible: una montaña navegando a contrapelo de la historia.

-*-

  Siete personas, siete zapatistas, forman la fracción marítima de la delegación que visitará Europa.  Cuatro son mujeres, dos son varones y unoa es otroa.  4, 2, 1.  El escuadrón 421 se encuentra ya acuartelado en el llamado “Centro de Adiestramiento Marítimo-Terrestre Zapatista”, ubicado en el Semillero Comandanta Ramona de la zona Tzotz Choj.

  No fue fácil.  Más bien, ha sido tortuoso.  Para llegar a este calendario, hubimos de enfrentar reparos, consejos, desalientos, llamados a la mesura y a la prudencia, francos sabotajes, mentiras, malhabladas, recuentos detallados de las dificultades, chismes e insolencias, y una frase repetida hasta el asco: “eso que quieren hacer es muy difícil, por no decir imposible”  Y, claro, diciéndonos, ordenándonos, lo que debíamos y no hacer.  Todo eso, en este y el otro lado del océano.

  Claro, todo eso sin contar los obstáculos del supremo gobierno y su burocracia ignorante, necia y racista.

  Pero de todo eso ya les platicaré en otra ocasión.  Ahora debo contarles un poco de nuestra flamante delegación zapatista marítima.

  Las 4 mujeres, los dos varones y loa otroa son seres humanos.  Se les aplicó el Test de Turing, con algunas modificaciones que consideré pertinentes, para descartar que algún@ de ell@s, o tod@s, fueran un organismo cibernético, un robot pues, capaz de bailar la cumbia del Sapito equivocando el paso.  Ergo, los 7 seres pertenecen a la raza humana.

  Los 7 son nacidos en el continente que llaman “América”, y el hecho de que compartan dolores y rabias con otros pueblos originarios de este lado del océano, los hace Latinoamericanos.  Son, también, mexicanos de nacimiento, descendientes de los pueblos originarios mayas, según se constató con sus familias, vecinos y conocidos.  Son también zapatistas, con documentos de los municipios autónomos y las Juntas de Buen Gobierno que así lo avalan.  No tienen delitos que se les hayan demostrado y que no hayan sido sancionados en su oportunidad.  Viven, trabajan, enferman, se curan, aman, desaman, ríen, lloran, recuerdan, olvidan, juegan, se ponen seri@s, toman apunte, buscan pretexto, en suma, viven en las montañas del Sureste Mexicano, en Chiapas, México, Latinoamérica, América, Planeta Tierra, etcétera.

  L@s 7, además, se ofrecieron de voluntari@s para hacer la travesía por mar -algo que no provoca mucho entusiasmo en la vasta variedad de zapatistas de todas las edades-.  O sea que, para ponerlo en claro, nadie quería viajar en barco.  ¿Qué tanto contribuyó a eso la campaña de terror desatada por Esperanza y toda la banda de Defensa Zapatista, que se sintetiza en el célebre algoritmo de “tod@s van a morir miserablemente”?  No lo sé.  Pero el hecho de haber derrotado a las redes sociales, whatsapp incluido, sin ninguna ventaja tecnológica (vaya, sin siquiera señal rural de celular), me motivó a poner mi granito de arena de playa.

  Así que, movido por mi simpatía por la banda de Defensa Zapatista, pedí permiso con el SubMoy para hablarle a la delegación que, entre gritos, chillidos y risas de niñ@s, se preparaba para la invasión que no es invasión… bueno, sí es, pero es algo, digamos, consensuado.  Algo así como un internacionalismo sado-masoquista que, por supuesto, no será bien visto por la ortodoxia hecha vanguardia, la cual, como se debe, va tan delante de las masas, que no se alcanza a ver.

  Me presenté en la asamblea y, poniendo mi mejor cara de tragedia, les conté cosas horribles de altamar: los “gómitos” interminables; la monótona vastedad del horizonte; la alimentación pobre en maíz, sin palomitas y -¡horror!- sin salsa Valentina; el encierro con otras personas por varias semanas –con las que, las primeras horas, intercambias sonrisas y atenciones, y un poco después miradas que matan-; describí también, con lujo de detalles, tormentas terribles y amenazas desconocidas; me referí al Kraken y, por uno de esos resabios literarios, les hablé de una gigantesca ballena blanca que buscaba, furiosa, a quien arrancarle la pierna, lo que anularía a la víctima de un papel decoroso en la cumbia más lenta.  Fue inútil.  Y debo confesarles, no sin mi orgullo de género mal herido, que fueron mujeres las más que dijeron: “en barco”, cuando se les presentaba la opción de viaje por mar o viaje por aire.

  Así que se anotaron no 7, ni 10, ni 15, sino más de 20.  Hasta la pequeña Verónica, de 3 años, se apuntó cuando escuchó la historia de la ballena asesina.  Sí, incomprensible.  Pero ya que la conozcan (a la niña, no a la ballena), la compadecerán.  Quiero decir, compadecerán a Moby Dick.

  Entonces, ¿por qué sólo 7?  Bueno, les puedo hablar de los 7 puntos cardinales (el frente, el tras, el un lado, el otro lado, el centro, el arriba y el abajo), de los 7 dioses primeros, los que nacieron el mundo, y así.  Pero la verdad es que, lejos de símbolos y alegorías, la cantidad se debe a que la mayoría no ha conseguido aún el pasaporte, y todavía se está batallando para conseguirlo.  Ya les contaré de eso después.

  Bueno, pero a usted de seguro no le interesan esos problemas.  Usted lo que quiere es saber quiénes van a navegar en “La Montaña”, cruzar el Océano Atlántico, e invadir… err, quise decir, visitar Europa.  Así que aquí le pongo sus fotos y una muy breve semblanza:

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Lupita.  19 años.  Mexicana de nacimiento.  Tzotzil de los Altos de Chiapas.  Habla su lengua natal, el tzotzil, y la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Ha sido coordinadora local de jóvenes, coordinadora regional de jóvenes, y administradora local de trabajo colectivo.  Música que le gusta: pop, románticas, cumbias, baladas, electrónica, rap, hip hop, música andina, música china, revolucionarias, clásicas, rock de los 80´s (así dijeron), mariachis, música tradicional de su pueblo… y el reguetón (nota de la redacción: si eso no es “un mundo donde quepan muchos mundos”, no sé qué lo sea.  Fin de la nota).  Colores favoritos: negro, rojo, guinda y café.  Experiencia marítima: cuando niña viajó en lancha.  Se preparó durante 6 meses para ser delegada.  Voluntaria para viajar en barco a Europa.  Se desempeñará como Tercia Compa en la travesía por mar.

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Carolina.  26 años.  Mexicana de nacimiento.  Originaria tzotzil de los Altos de Chiapas, ahora Tzeltal de la selva Lacandona.  Habla su lengua natal, el tzotzil, además del tzeltal y la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Madre soltera de una niña de 6 años.  Su madre le ayuda a cuidar a la infanta.  Ha sido coordinadora de “como mujeres que somos” y alumna de cursos de veterinaria.  Actualmente es Comandanta en la dirección político-organizativa zapatista.  Música que le gusta: pop, romántica, cumbias, rock de los 80´s (así dijeron), gruperas y revolucionarias.  Colores favoritos: crema, negro y guinda.  Experiencia marítima: lancha alguna vez.  Se preparó durante 6 meses para ser delegada.  Voluntaria para viajar en barco a Europa.

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Ximena.  25 años.  Mexicana de nacimiento.  Cho´ol del norte de Chiapas.  Habla su lengua natal, el cho´ol, y la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Madre soltera de una niña de 6 años.  Su madre la apoya cuidando a la niña.  Ha sido coordinadora de jóvenes y actualmente es Comandanta en la dirección político-organizativa zapatista.  Música que le gusta: cumbias, tropicales, románticas, revolucionarias, rock de los 80´s (así dijeron), electrónica y rancheras.  Colores favoritos: morado, negro y rojo.  Experiencia marítima: alguna vez en lancha.  Se preparó durante 6 meses para ser delegada.  Voluntaria para viajar en barco a Europa.  Segunda al mando en la delegación marítima, después de Darío.

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Yuli.  37 años.  Cumplirá 38 años, en mayo, en altamar.  Originaria Tojolabal de Selva fronteriza, ahora Tzeltal de la selva Lacandona.  Habla la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Madre de dos criaturas: una niña de 12 años y un niño de 6 años.  Su compañero la apoya cuidando a los hijos.  Su compa es tzeltal, así que se quieren, pelean y se vuelven a querer en castilla.  Ha sido promotora de educación, formadora de educación (preparan a l@s promotor@s de educación) y coordinadora de colectivo local.  Música que le gusta: románticas, gruperas, cumbia, vallenato, revolucionarias, tropical, pop, marimba, rancheras y rock de los 80´s (así dijeron).  Colores favoritos: negro, café y rojo.  Experiencia marítima nula.  Se preparó durante 6 meses para ser delegada.  Voluntaria para viajar en barco a Europa.

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Bernal.  57 años.  Tojolabal de la zona selva fronteriza.  Habla su lengua natal, el tojolabal, y la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Padre de 11 hij@s: el más grande de 30 años y la más pequeña de 6.  Su familia apoya cuidando a las crías.  Ha sido miliciano, responsable local, maestro de la escuelita zapatista y miembro de la Junta de Buen Gobierno.  Música que le gusta: rancheras, cumbias, huichol musical, marimba y revolucionarias.  Colores favoritos: azul, negro, gris y café.  Experiencia marítima: cayuco y lancha.  Se preparó durante 6 meses para ser delegado.  Voluntario para viajar en barco a Europa.

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Darío.  47 años.  Cho´ol del norte de Chiapas.  Habla su lengua natal, cho´ol, y la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Padre de 3 hij@s: uno de 22 años, otro de 9 años y la menor de 3 años.  El niño y la niña van con su madre a Europa por vía aérea en julio.  Ha sido miliciano, responsable local, responsable regional y, actualmente, es Comandante en la dirección política-organizativa zapatista.  Música que le gusta: rancheras de Bertín y Lalo, tropicales, marimba, música regional y revolucionarias.  Colores favoritos: negro y gris.  Experiencia marítima: cayuco.  Se preparó durante 6 meses para ser delegado.  Voluntario para viajar en barco a Europa.  Será el coordinador de la delegación zapatista marítima.

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Marijose.  39 años.  Tojolabal de la zona selva fronteriza.  Habla la castilla con fluidez.  Sabe leer y escribir.  Ha sido milicianoa, promotoroa de salud, promotoroa de educación, y formadoroa de educación.  Música que le gusta: cumbias, románticas, rancheras, pop, electrónica, rock de los 80´s (así dijeron), marimba y revolucionarias.  Colores favoritos: negro, azul y rojo.  Experiencia marítima: cayuco y lancha.  Se preparó durante 6 meses para ser delegadoaVoluntarioa para viajar en barco a Europa.  Se le ha designado como loa primeroa zapatista que desembarque y, con elloa, inicie la invasión… ok, la visita a Europa.

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Así que la primera planta que se posará sobre suelo europeo (claro, si es que nos dejan desembarcar) no será de un hombre, tampoco de una mujer.  Será de unoa otroa.

  En lo que el finado SupMarcos hubiera calificado como “cachetada con media negra para toda la izquierda heteropatriarcal”, se ha decidido que quien primero desembarque sea Marijose.

  En cuanto ponga sus dos pies sobre el territorio europeo y se recupere del mareo, Marijose gritará:

“¡Ríndanse cara pálidas hetero patriarcales que persiguen lo diferente!”

  Nah, es broma.  Pero, ¿a poco no estaría bien que dijera eso?

  No, al pisar tierra, loa compa zapatista, Marijose, dirá, con voz solemne:

“A nombre de las mujeres, niños, hombres, ancianos y, claro, otroas zapatistas, declaro que el nombre de esta tierra, a la que sus naturales llaman ahora “Europa”, de aquí en adelante se llamará: SLUMIL K´AJXEMK´OP, que quiere decir “Tierra Insumisa”, o “Tierra que no se resigna, que no desmaya”.  Y así será conocida por propios y extraños mientras haya aquí alguien que no se rinda, que no se venda y que no claudique”.

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Doy fe.
SupGaleano.
Abril del 2021.

(Continuará…)

 

ESCUADRÓN 421. (La delegación marítima zapatista) 14/04/2021

tags : comunicados, ezln, pl-es,
Abril del 2021. ¿Calendario?  Una madrugada del cuarto mes.  ¿Geografía?  Las montañas del sureste mexicano.  Un silencio repentino se impone a los grillos, al ladrido disperso y lejano de los perros, al eco de una música de marimba.  Aquí, en las entrañas de los cerros, un susurro más que un ronquido.  Si no estuviéramos donde…

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Campagne "une lettre de liberté pour Fredy Garcia", porte-parole du CODEDI Oaxaca

Campagne "une lettre de liberté pour Fredy Garcia"

La prison pour un combattant social est un autre champ de bataille.

La prison pour un combattant social est un autre champ de bataille. Les donjons du capital qui isolent le corps et la voix pour faire taire la justice n'ont pas pu faire plier l'esprit de rébellion d'un jeune homme en résistance. Encore moins celle d'un indigène lassé de l'injustice, déclaré ennemi, et militant constant de la défense et de la promotion des droits des peuples indigènes et de leur autonomie.

Fredy García, un jeune camarade membre du Comité de défense des droits indigènes CODEDI, a été injustement emprisonné en novembre 2019. Fredy demandait justice pour les camarades du CODEDI assassinés, et la réponse a été la prison.

Cinq camarades avaient été abattus sur ordre du gouvernement et des hommes d'affaires ; assassinés après une table de dialogue avec le gouverneur Alejandro Murat Hinojosa. Un autre a été tué à Barra de la Cruz alors qu'il travaillait dans son taxi ; un autre a été roué de coups etexpulsé de sa maison puis assassiné dans un terrain vague et son corps laissé là, sans vie. Ces crimes restent dans l'impunité la plus absolue : le parquet et le gouverneur n'ont fait qu'entraver le processus d'enquête, et pire, ils criminalisent la protestation d'une organisation indigène qui ne se lasse pas de réclamer justice.

Les preuves de l'innocence de Fredy sont claires. La manière dont il a été jugé est louche : acheter des témoins et empêcher les témoignages en sa faveur de se présenter. Il s'agissait d'une audience organisée et manipulée par le gouvernement et par des personnes jouissant d'une impunité totale, comme Aída Martínez Moreno, qui occupe actuellement, de manière illégitime, le poste de présidente municipale de Santiago Xanica. Ricardo Luria, cacique du PRI qui a déjà été président illégitime, tout comme Aída, son allié ; Oscar Valencia, député de Loxicha, toujours présent dans les crimes contre ceux qui s'opposent à sa rapacité et à son autoritarisme.

L'État cherche quelqu'un pour payer les coups durs que le CODEDI lui a portés avec ses actions de lutte, son organisation et sa grande force sociale : des victoires qu'il a remportées avec les 45 communautés qui sont unies dans ce comité de défense. Ce n'est pas la première fois qu'un membre du CODEDI est emprisonné pour avoir manifesté. Dans des communiqués précédents, nous avons raconté l'histoire de la lutte indigène dans le sud-est de Oaxaca et la participation active de ses membres malgré les persécutions et les menaces, car la lutte des hommes et des femmes des hauts plateaux de Oaxaca est inlassable.

Tant que l'inégalité sociale prévaudra pour les peuples et les communautés indigènes, il y aura des protestations et des manifestations, il y aura une lutte anticapitaliste. Tant que le territoire et les ressources naturelles continueront à être vendus, il y aura des mouvements sociaux et des peuples qui se battront pour la terre et le territoire, pour leurs droits, pour la culture et l'autodétermination.
La prison est faite pour ceux qui sont inadaptés à un système homogène. Dès ses débuts, elle a enfermé derrière les barreaux les meilleurs défenseurs, les femmes les plus rebelles qui, dans leurs paroles, dénoncent l'injustice avec vérité et courage. La prison est aujourd'hui pleine d'hommes et de femmes qui se battent pour leur peuple, pour leur famille, pour leurs égaux, pour les droits du travail, pour l'autonomie, pour la liberté d'expression.

Nous ne pouvons pas rester silencieux lorsque nous voyons nos camarades intimidés pour avoir crié la vérité. De la côte aux montagnes, les banderoles et les affiches, les slogans, les justes revendications du peuple se lèveront à nouveau parce que la lutte continue, jusqu'à ce que nous voyions un nouveau monde fleurir sur la liberté et la justice.

La prison pour un combattant social est un autre champ de bataille, une bataille que livre quotidiennement Fredy à l'intérieur de la prison de Tanivet, où il dénonce les abus dont sont victimes ses codétenus, l'insalubrité et le manque d'attention médicale pour les malades du covid. Fredy García, comme des centaines d'autres prisonniers, a fait grève à l'intérieur de la prison et a gagné. Il a reçu des punitions et des représailles pour s'être levé et s'être organisé, comme ce fut le cas le 10 juillet 2020 entre 22 heures et 22 h 40, lorsqu'il a été battu par des gardiens dans la prison de Tanivet à Tlacolula. Quand il a essayé de demander ce qui se passait, ils lui ont dit "tu n'as pas le droit de parler, nous avons des ordres d'en haut", et ils l'ont emmené dans un endroit isolé dans la zone des casiers et ont continué à le frapper. Il est resté dans cette zone isolée jusqu'au 12 juillet, date à laquelle il a été emmené dans une cellule différente de celle où il se trouvait, le séparant ainsi de la population carcérale.

Grâce aux actions immédiates des défenseurs des droits de l'homme, ces outrages ont pu être dénoncés à temps et ainsi éviter la torture à laquelle le camarade était soumis. Malgré tout cela, Fredy García lève son poing gauche derrière les barreaux et crie sa liberté. Il continue de dénoncer les conditions de ses codétenus dans cette pandémie et ne cessera de le faire jusqu'à sa libération. Lorsqu'il sortira de prison, nous sommes sûrs que nous le reverrons dans les caravanes de paysans, dans les marches et les manifestations de rue ; dans les blocages et les blocages des agences et des autoroutes fédérales ; dans les assemblées et les ateliers d'éducation populaire, parce que la justice ne se demande pas et ne se mendie pas, elle s'exige et se fait.

Ne laissons pas Fredy seul dans ce moment difficile pour lui, sa famille et ses camarades de lutte. Rejoignons-le en lui envoyant notre parole de solidarité pour qu'il puisse continuer à se battre. Fredy n'est pas le seul prisonnier indigène injustement emprisonné, il y a des centaines de prisonniers dans le monde pour avoir exigé le respect et la réalisation de leurs droits. Pour cette raison, nous appelons les collectifs, les organisations, les syndicats, les médias libres et communautaires, et les individus qui luttent depuis leurs tranchées à envoyer un message d'encouragement à notre camarade.

Nous invitons tout le monde à se joindre à cette campagne de correspondance anti-prison qui débute aujourd'hui, en signe de soutien mutuel et d'accompagnement de la lutte de Fredy García et de celle de tous les prisonniers politiques au Mexique et dans le monde.

A bas les prisons ! Vive les peuples indigènes !
Vive la lutte populaire et combative !

Comité pour la défense des droits indigènes CODEDI
Radio Machete
Collectif des médias libres "Tequio Libertario".

source : Campagne "une lettre de liberté pour Fredy Garcia"

Soutien au prisonnier politique indigène Yaqui Fidencio Aldama

tags : pl-fr, yaqui,

pour impression en A4 :

Communiqué annonçant le lancement d'un site web bilingue de soutien au prisonnier politique indigène Yaqui, Fidencio Aldama, et un appel à la solidarité dans la lutte pour sa liberté.

Il y a plus de quatre ans maintenant, notre compañero indigène yaqui Fidencio Aldama a été arrêté par le gouvernement mexicain et enfermé dans une cellule de prison à Ciudad Obregón, Sonora, dans le nord du Mexique. Dans le cadre d'une machination flagrante, il a été accusé de meurtre sans l'ombre d'une preuve, et le système judiciaire l'a condamné à quinze ans et six mois. Sa punition a toutefois moins à voir avec un crime qu'il n'a pas commis qu'avec l'engagement inébranlable dont lui et sa communauté de Loma de Bácum ont fait preuve dans leur résistance à un gazoduc empiétant sur leurs terres sans leur consentement.

La société Sempra Energy, basée à San Diego et opérant par le biais de sa filiale mexicaine IEnova, a utilisé toutes sortes de tactiques douteuses pour tenter de faire passer son projet de gazoduc Sonora Pipeline sur le territoire des Yaqui. Après avoir échoué à acheter les autorités traditionnelles de Loma de Bácum, comme elle l'a fait dans les sept autres communautés Yaqui environnantes, la compagnie énergétique s'est tournée vers la violence physique, envoyant un groupe armé à Loma de Bácum le 21 octobre 2016 pour briser l'organisation et la résistance de la communauté. Au cours de l'attaque, un individu a été tué. Fidencio a été arrêté six jours plus tard lorsqu'il s'est présenté volontairement pour être interrogé sur sa version des événements de cette journée. L'État n'a pas tenu compte du fait qu'en tant que membre de la garde traditionnelle Yaqui, il portait une arme d'un autre calibre que celle qui a infligé la blessure, ni d'autres preuves contredisant l'accusation. Le message se voulait clair : accepter le pipeline ou faire face à la violence, à l'intimidation, à l'emprisonnement, voire à la mort.

Ces dernières années, le président mexicain Andrés Manuel López Obrador (AMLO) et son administration ont tenté d'utiliser leurs stratégies de cooptation et de clientélisme pour donner le feu vert à des projets d'extraction néolibéraux, non seulement sur le territoire des Yaqui, mais dans tout le pays. Actuellement, le gouvernement promet de restituer les territoires traditionnels Yaqui à la tribu, tandis que Fidencio Aldama reste dans une cellule de prison à Ciudad Obregón pour avoir défendu ces mêmes territoires contre la destruction. Le régime d'AMLO, avec sa rhétorique progressiste vide de sens de la "Quatrième Transformation", a clairement l'intention de renforcer le contrôle de l'État et d'étendre l'accumulation du capital sur le territoire Yaqui, tout en sapant l'autodétermination des Yaqui.

La section Guaymas-El Oro du gazoduc de Sonora, qui cherche à traverser le territoire des Yaqui, fait partie d'un réseau plus vaste de gazoducs et d'infrastructures énergétiques transportant le gaz naturel extrait des États-Unis vers le Mexique. L'extraction et le transport du gaz dans toute la région frontalière font partie de la dépossession, du pillage et de la destruction continus de multiples territoires indigènes sur lesquels les États-Unis et le Mexique ont été illégitimement fondés. Si l'emprisonnement de Fidencio et la lutte à Loma de Bácum peuvent sembler localisés, ils ont de profondes ramifications régionales et mondiales.

Pour contribuer à cette lutte, nous sommes heureux d'annoncer le lancement d'un nouveau site web bilingue espagnol/anglais afin d'étendre les efforts de solidarité avec Fidencio Aldama, sa famille et la communauté de Loma de Bácum. Vous y trouverez des informations et des mises à jour sur le cas de Fidencio et le travail en cours pour obtenir sa liberté. Vous pouvez également écrire une lettre à Fidencio, télécharger des documents textuels et visuels relatifs à son affaire, ou faire un don à son fonds de solidarité - un moyen direct de contribuer aux frais de justice et d'apporter un soutien matériel à Fidencio et à sa famille. Cet appel est lancé aux personnes du monde entier pour qu'elles s'impliquent et fassent leur la lutte pour la liberté de Fidencio.

Restez en contact avec nous en suivant le site Web, en vous inscrivant à notre liste d'annonces ou en nous envoyant par courriel vos réflexions, questions ou idées.

Site web : Fidencioaldama.org

Courriel : fidenciolibre@protonmail.com

TRIPTIQUE EN FRANCAIS/ pour impression en A4 :

Solidarité avec les prisonniers politiques indigènes mazatèques d'Eloxochitlán de Flores Magón

tags : pl-fr, prisonniers,

Compte-rendu des récentes actions menées à Oaxaca en solidarité avec les prisonniers politiques indigènes mazatèques d'Eloxochitlán de Flores Magón.

Le vendredi 19 mars, des membres de la famille et des amis des sept prisonniers politiques indigènes mazatèques d'Eloxochitlán de Flores Magón, dans l'État de Oaxaca, ont mené une série d'actions dans la vallée centrale de l'État de Oaxaca pour réclamer la libération des prisonniers et la fin de la répression politique contre les membres de l'assemblée communautaire. Plus de six ans se sont écoulés depuis que la majorité des prisonniers ont été arrêtés, et ils restent en prison sans verdict de culpabilité ni condamnation. Plusieurs autres membres de la communauté accusés des mêmes chefs d'inculpation sous les mêmes (absences de) preuves ont déjà été libérés. L'État n'a pas voulu reconnaître ce manque de preuves et libérer le reste des prisonniers, retardant continuellement l'avancement de leurs affaires devant les tribunaux afin de maintenir les compañeros en prison - une indication claire de la nature politique de leur emprisonnement.

Dans la matinée du vendredi 19 mars, une conférence de presse s'est tenue sur la place centrale de la ville de Oaxaca, au cours de laquelle l'équipe juridique a fourni des informations sur l'évolution des affaires judiciaires et sur l'évidente corruption politique qui maintient les compañeros en prison. Des anciens détenus de la communauté étaient également présents, partageant leurs expériences derrière les barreaux et exprimant leur solidarité avec ceux qui restent emprisonnés. Des banderoles ont été accrochées et des cris ont été entendus pour demander la libération des prisonniers et la fin de la répression de l'État contre les formes d'organisation autodéterminées de la communauté indigène mazatèque.

Le groupe s'est ensuite rendu à Ciudad Judicial, un complexe de tribunaux et d'autorités judiciaires à San Bartolo Coyotepec, dans l'État d'Oaxaca. Là, ils ont bloqué l'entrée principale des installations et ont interrompu les activités pendant quelques heures, exigeant des tribunaux qu'ils prennent des mesures pour libérer les prisonniers. Plusieurs membres des familles ont témoigné dans leur langue maternelle, le mazateco, de leur expérience de l'accompagnement de leurs proches emprisonnés et de la répression de l'État en tant qu'indigènes. Les actions ont été menées par des femmes indigènes : filles, partenaires et autres membres de la famille des compañeros emprisonnés.

Les arrestations à Eloxochitlan de Flores Magón découlent d'un violent conflit qui a eu lieu en décembre 2014 dans la municipalité, lorsque les membres de la communauté se sont réunis en assemblée pour élire leurs autorités municipales. L'assemblée communautaire a été attaquée par une autre faction de la communauté, historiquement soutenue par les intérêts des partis politiques, avec l'intention de briser l'organisation de l'assemblée communautaire, et d'installer des dirigeants locaux et des formes d'organisation plus favorables au pouvoir et au contrôle de l'État.

Depuis l'attaque, l'une des victimes présumées, Elisa Zepeda Lagunas, a gravi les échelons de l'appareil du pouvoir politique, devenant d'abord présidente municipale d'Eloxochitlán de Flores Magón, puis membre du Congrès de l'État de Oaxaca pour le parti MORENA. Elle est actuellement en lice pour être réélue au Congrès de l'État. Elisa Zepeda Lagunas n'a cessé d'user de son pouvoir politique, utilisant son parti politique et ses relations gouvernementales pour influencer les tribunaux et maintenir les compañeros en prison, tout en cherchant à étendre la société carcérale par le biais de la législation de l'État de Oaxaca.

Pendant les actions, les membres de la famille et de la communauté ont promis de revenir avec plus de force si des mesures ne sont pas prises rapidement par les tribunaux pour libérer les prisonniers politiques. Avec la pandémie de covid-19, l'urgence est plus grande que jamais, car plusieurs prisonniers d'Eloxochitlán ont déjà contracté la maladie, et tous restent en danger dans les différentes prisons de l'État de Oaxaca.

Déclaration de la défense juridique :

Le 14 décembre 2014, nos compañeros Omar Hugo Morales Alvarez, Herminio Monfil Avendaño, Fernando Gavito Martinez, Jaime Betanzos Fuentes et Alfredo Bolaños Pacheco ont été détenus illégalement en violation de leurs droits humains et civils. Divers crimes ont été fabriqués contre eux, accusés d'homicide aggravé contre Manuel Zepeda Lagunas, ainsi que de tentative d'homicide contre Elisa Zepeda Lagunas (actuelle députée du parti MORENA). Avec ces accusations, le dossier juridique 02/2015 a été construit dans le tribunal de district de Huautla de Jimenez, Oaxaca. À la suite d'un long processus juridique, et après diverses années de lutte inlassable des membres de la famille, des prisonniers politiques et de la défense légale, la majorité des prisonniers ont été exonérés du crime d'homicide aggravé. Il a été clairement démontré qu'il s'agit d'une accusation fausse et fabriquée.

En 2018, les compañeros Isaias Gallardo Alvarez et Francisco Duran Ortiz ont été placés en détention. Contre Isaias, ils ont fabriqué le crime d'homicide aggravé pour la mort de Gustavo Estrada Andrade dans le dossier juridique 55/2014 au tribunal de district de Huautla de Jimenez, Oaxaca. Ils ont accusé le second compañero, Francisco Duran Ortiz, d'avoir commis un homicide aggravé sur Manuel Zepeda Lagunas, ainsi qu'une tentative d'homicide sur Elisa Zepeda Lagunas.

En 2015, une autorité fédérale du premier tribunal de district du treizième circuit - un tribunal auxiliaire de Xalapa, Veracruz - a statué sur l'appel, 311/ 2015, qu'il n'existe aucune preuve qui prouve la responsabilité des personnes accusées dans le dossier juridique 02/2015. Avec ce jugement, dix-huit résolutions ont été obtenues en faveur des compañeros et compañeras qui ont été faussement accusés. Cependant, Alfredo Bolaños Pacheco et Francisco Duran Ortiz, malgré toutes les preuves, restent accusés d'homicide aggravé contre Manuel Zepeda Lagunas. Herminio Monfil Avendaño, Fernando Gavito Martinez et Jaime Betanzos Fuentes ont été libérés, mais au moment d'obtenir leur liberté, un autre mandat d'arrêt a été exécuté contre eux pour tentative d'homicide sur Elisa Zepeda Lagunas. Cette nouvelle arrestation a été effectuée de manière frauduleuse, ce qui constitue clairement un exercice abusif du pouvoir politique. Une fois encore, ils sont en détention provisoire malgré l'absence totale de preuves.

Dans le cas des compañeros Omar Hugo Morales Alvarez et Isaias Gallardo Alvarez, le 2 décembre 2019, un rapport a été publié par le docteur Guadalupe Chavez Espinoza, expert en médecine légale. Il y a été déterminé que la cause de la mort de Gustavo Estrada Andrade est incompatible avec l'accusation qui maintient nos compañeros en prison.

Il y a deux ans, les prisonniers ont présenté ces preuves de leur innocence. Cependant, le pouvoir judiciaire n'a donné aucune suite.

Face à ce retard systématique de procédure de la part de la Cour suprême de l'État de Oaxaca, nous avons fait appel aux autorités fédérales pour la protection des droits civils et humains de nos compañeros. Nous demandons à nouveau à la Cour suprême de l'État de Oaxaca d'autoriser la libération immédiate de nos prisonniers politiques. Il a déjà été prouvé dans la procédure pénale que les crimes ont été préfabriqués contre les compañeros et qu'ils ne sont pas responsables de ce qui leur est reproché.

Communiqué du prisonnier indigène en lutte au Chiapas, Marcelino Ruíz Gómez, exprimant sa solidarité avec la lutte pour la liberté des sept prisonniers politiques d'Eloxochitlán de Flores Magón, Oaxaca :

21 mars 2021

CERSS n° 10

Comitán, Chiapas, México

À l'armée zapatiste de libération nationale
À la société civile nationale et internationale
A la Sexta Nationale et Internationale
Au Congrès National Indigène
Au Conseil de gouvernement indigène
Aux médias
Aux croyants
Aux organisations indépendantes
Aux peuples du Mexique et du monde

Frères et sœurs, compañeros, compañeras, compañeroas, je vous envoie des salutations fraternelles depuis mon espace de résistance derrière ces quatre murs.

J'exprime ma solidarité avec la demande de libération immédiate des sept prisonniers politiques d'Eloxochitlán de Flores Magón. Ils sont injustement emprisonnés sur la base d'accusations préfabriquées.

Le gouvernement a utilisé la prison pour réprimer le peuple et faire taire les voix de ceux qui réclament leurs droits - une stratégie d'intimidation des peuples autochtones.

C'est pourquoi nous demandons que la Cour suprême de l'État de Oaxaca se saisisse de cette question, car il y a des mères, des épouses et des enfants qui souffrent pour les membres de leur famille emprisonnés. Il y a la tristesse et le désespoir, conséquence de l'injustice et de l'inégalité.

J'envoie un salut très spécial à chacun des membres de la famille de chaque prisonnier. Je partage vos sentiments et votre lutte, votre chemin, jusqu'à ce que nous soyons libres.

Libérez les prisonniers en lutte !

Sincèrement,

Marcelino Ruíz Gómez

source : It's going down, média anarchiste américain

trad deepl et 7NubS

tract :

Soutenons le Voyage pour la Vie des Zapatistes en Europe!

tags : pl-fr,

10, 15,20€ voire plus... n'hésitez pas à faire un don en ligne pour permettre aux comp@s zapatistes de connaître nos luttes et partagez autour! 

 

Le 5 octobre 2020, après 27 années de résistance et de construction d’un
autre monde, l’Armée zapatiste de Libération Nationale (EZLN) a annoncé
officiellement qu’une délégation allait quitter le Mexique et partir à la
rencontre des peuples des 5 continents.




Première étape : l’Europe !

Ce sont plusieurs companer@s de l’EZLN mais aussi du congrès national indigène et du Front des Villages en Défense de l’Eau et de la Terre, majoritairement
des femmes, qui veulent briser la résignation, semer l’espoir et ébranler
à nouveau le statu quo du système...

Ils et elles déclarent :

"Nous sommes des zapatistes, porteur.euses du virus de la résistance et de la rébellion."
En savoir plus sur la venue des zapatistes

Les rencontres, qu’elles et ils vont provoquer par leur venue, visent à
nous renforcer mutuellement "en bas à gauche" partout en Europe et
construire de nouveaux ponts entre les luttes du monde entier et entre
toutes celles et ceux qui, comme elles et eux, luttent pour la vie. Il
s’agit de se relier, de s’écouter et d’apprendre les un.es des autres.

Une campagne Européenne de collecte de fond est lancée pour participer
collectivement à leur venue.

L’argent collecté servira en premier aux frais d’organisation, de
logistique (traductrices-teurs, assurances médicales...) et de déplacement
à l’intérieur de l’Europe, ainsi qu’en soutien à certains territoires qui
ne peuvent pas couvrir les frais (cas de la Sibérie pour une rencontre des
peuples autochtones) et enfin à la poursuite de leur voyage autour du
monde...

Pour en savoir plus sur ce "voyage pour la vie", rendez vous sur la page
Hello Asso suivante :

https://www.helloasso.com/associations/une-montagne-en-haute-mer/collectes/la-route-pour-la-vie-2021

Contact : umehm@riseup.net
(c’est le mail de l’association "une montagne en haute mer", créée pour
mettre en place et relayer la collecte au niveau national)

P.S. Partout en Europe, de très nombreuses organisations, collectifs,
associations, groupements en lutte se sont mis en réseau pour leur
répondre avec enthousiasme que nous les accueillons et nous construisons
jour après jour, toutes et tous ensemble, le voyage et les rencontres pour
cet été ! rejoignez nous !