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Esta es la nueva pagina de europa Zapatista : Contiene noticias y artículos publicados en los sitios web y blogs de los diferentes colectivos europeos solidarios con l@s zapatist@s y con los de abajo y a la izquierda. Permitiendo así colectivizar e intercambiar la información desde nuestros rincones.

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Corso introduttivo al giornalismo d'inchiesta ambientale

A Sud, il CDCA - Centro di documentazione sui conflitti ambientali e l'Associazione Ya Basta Caminantes promuovono, con la collaborazione di Osservatorio ambiente e legalità di Legambiente Venezia e Za Lab e BeccoGiallo Edizioni, un corso di formazione su teorie e tecniche per il giornalismo ambientale. Il corso si rivolge a giornalisti, aspiranti giornalisti o ad altre figure interessate alla comunicazione ambientale e alla realizzazione di inchieste e documentari.

Il percorso didattico è articolato in 3 moduli formativi e prevede due serate di approfondimento con esperti di documenteristica e inchiesta ambientale.

Corso introduttivo al giornalismo d'inchiesta ambientale

Strumenti teorici e pratici per comunicare l'emergenza ambientale
19-20-21 febbraio 2016 | HUB – Piazza Gasparotto, Padova

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Programma:

Modulo 1 – Cause e conseguenze dei conflitti ambientali
Venerdì 19 febbraio | 9.00-18.00
- L'ambiente nell'agenda inernazionale, le grandi emergenze ambientali, i cambiamenti climatici, i conflitti ambientali e le categorie di analisi
- L'Atlante del CDCA e la casistica come strumenti per la costruzione di un'inchiesta giornalistica
- Come costruire un'inchiesta e trasformarla in prodotto audiovisivo, l'esperienza di “Italian Offshore. Chi vince e chi perde nella nuova corsa al petrolio nei mari italiani” progetto doc vincitore del premio DIG – Documentari, Inchieste, Giornalismi 2015. Sezione Focus on Italy
- La corruzione come motore immobile dell'emergenza ambientale
- Presentazione del Master Master universitario II livello – GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto (SAPR) a cura del Prof. Massimo De Marchi ed Eugenio Pappalardo
Docenti: Laura Greco, Salvatore Altiero, Gianni Belloni

Venerdì 19 febbraio | 21.00
Incursioni
Proiezione del documentario “Polvere. Il grande processo dell'amianto” di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller
A seguire, incontro coi registi

Modulo 2 – Lo strumento audiovisivo per la comunicazione ambientale
Sabato 20 febbraio | 9.00-18.00
- La realizzazione di prodotti audiovisivi per il web; cenni di montaggio video con l'utilizzo di smart phone; la costruzione di un web doc e la sua diffusione
- La costruzione di un documentario per il cinema; cenni su produzione e post produzione; l'esperienza di Za Lab e della produzione di “I sogni del lago salato”
Docenti: Matteo Calore, Ivan Grozny

Sabato 20 febbraio | 21.00
Incursioni
Dibattito: Oro nero. Nuove e vecchie frontiere dello sviluppo petrolifero
Partecipano: Andrea Segre, Salvatore Altiero, Gianfranco Bettin
A seguire: Proiezione del documentario I sogni del lago salato di Andrea Segre

Modulo 3 – Lo strumento web per la comunicazione ambientale, la scrittura giornalistica
Domenica 21 febbraio | 9.00-16.00
- SEO – Search Engine Optimization, come migliorare rilevazione, analisi e lettura del sito web da parte dei motori di ricerca attraverso i loro spider, al fine di ottenere un elevato posizionamento nelle pagine di risposta alle interrogazioni degli utenti del web
- Consigli pratici per l'utilizzo dei social network più diffusi e cenni per la scrittura di testi per il web
- La scrittura giornalistica e la realizzazione di comunicati stampa
Docenti: Claudio Calia, Vilma Mazza

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Durante le giornate verrà presentato dal Prof. De Marchi il Master in GIScience e Sistemi a Pilotaggio Remoto (SAPR) per la gestione integrata del territorio e delle risorse naturali a cui è possibile iscriversi entro il 29 gennaio 2016. Per info www.mastergiscience.it

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Benefits
Per chi si iscrive entro il 15 gennaio 2016 o fa iscrivere almeno un amico sconto del 10%.
Ai partecipanti sarà data la possibilità di pubblicare articoli sul sito dell'associazione A Sud, sulla piattaforma web del CDCA, sul sito dell'Associaizone Ya Basta Caminantes e su altri portali che si occupano di questioni ambientali.
Inoltre sarà possibile far richiesta di un colloquio per la realizzazione di stage, tirocini o periodi di volontariato presso le associazioni promotrici al fine di proseguire il percorso formativo con una parte più pratica.

Costi
Formula All Inclusive, CORSO +3 notti ( ospitalità in formula Bnb), 3 pranzi e 2 cene : 250 Euro
Formula CORSO + pasti: 220 Euro
Solo CORSO: 180 Euro

Sede e date
Il corso si terrà i prossimi 19-20 e 21 febbraio 2016 presso HUB Piazza Gasparotto, Padova

Info Contatti
Per info sulla logistica, sui pasti e sulla sistemazione contattare: padova@yabasta.it
Per info sui contenuti didattici e sulle iscrizioni contattare: segreteriacorsi@asud.net

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Docenti

Salvatore Altiero: ricercatore di A Sud e responsabile comunicazione del CDCA, Centro di Documentaizone sui Conflitti Amientali. Laureato in scienze politiche per la cooperazione e lo sviluppo e dottore di ricerca in Diritto agrario, alimentare e dell'ambiente. Giornalista pubblicista e blogger del Fatto Quotidiano. Autore del progetto di inchiesta “Italian offshore” vincitore del premio DIG – Documentari Inchiiste Giornalismi 2015.

Laura Greco: antropologa, nel 2003 fonda l'Associazione A Sud e si occupa di progettazione di interventi di cooperazione internazionale in America Latina, di coordinamento delle attività di formazione e ricerca dell'Associazione. Nel 2007 è cofondatrice del CDCA, Centro di Documentazione sui Conflitti Ambientali. Ha condotto programmi televisivi sui temi ambientali, si occupa della redazione di articoli e pubblicazioni sui temi della giustizia ambientale. Attualmente gestisce e coordina l'area progettazione di A Sud e di CDCA.

Vilma Mazza: giornalista professionista, impegnata nella comunicazione collegata ai movimenti di base, presidente dall'Associazione Ya Basta di Padova cura il sito www.yabasta.it. Ha promosso i progetto Coltivare il futuro, Energetico Risparmio e la pubblicazione dell'e-book “La falsa soluzione della geoingegneria”. Cura Oblò, Rassegna di docufilm e graphic novel. Coordina i progetti “Diritti al futuro” in Messico, WeGov in Tunisia. E' attualmente impegnata nella produzione multimediale di “Mex ¿Que?, dal Chiapas a Guerrero, da Morellos a Oaxaca, da Mexico DF a Michoacan le storie di chi resiste a una guerra non dichiarata.”

Ivan Grozny Compasso: è un reporter freelance, già autore di doc come“Carlo Petrini una vita in due tempi” e “Fora da Copa”, ha pubblicato con Agenzia X “Ladri di Sport” e “Kobane Dentro”.In quest'ultimo anno ha trascorso diversi periodi in regioni curde tra Siria, Iraq e Turchia. Ha pubblicato sull'argomento alcuni reportage su Repubblica. Parte del materiale raccolto in questo viaggio è confluito nel documentario “Puzzlestan” (44 min).

Matteo Calore: operatore e direttore della fotografia, ha firmato la fotografia di programmi e documentari per cinema e televisione. Dal 2006 collabora con il regista Andrea Segre come operatore, direttore della fotografia e assistente alla regia. Nel 2011 esordisce alla regia insieme a Stefano Collizzolli con il documentatrio “I Nostri Anni Migliori”, nel 2013 dirige il suo secondo documentario “Limbo” (Doc3) e nel 2015 cura la regia di una web serie sui lavoratori stranieri vittima del caporale to per Repubblica TV ( MINI EXPORT). È socio e segretario dell'associazione ZaLab.

Gianni Belloni: giornalista professionista, è attualmente coordinatore dell'Osservatorio «Ambiente e legalità» di Legambiente Veneto e collabora al FattoQuotidiano.it. Si è occupato a lungo di formazione e di sviluppo locale ed è autore, su questi temi, di diversi articoli su riviste, blog e siti d'informazione. Ha curato un volume sullo sviluppo del Veneto: Contrade a venire. Il Veneto dopo il Duemila. Idee e voci per una regione più verde (Nuovadimensione, 2005). Tra le altre pubblicazioni: Camorra e criminalità ambientale in Veneto (in «Meridiana», 2012, 73-72); Imprenditori e camorristi in Veneto. Il successo del logo casalese (con Antonio Vesco, in Mafie del nord. Strategie criminali e contesti locali, a cura di R. Sciarrone, Donzelli, 2014)

Claudio Calia
: lavora nel settore IT da vent'anni, dall'iniziale attività di grafico passa alla programmazione trovandosi a conoscere da vicino tutte le problematiche relative alla pubblicazione e promozione di siti web, prevalentemente orientati all'informazione online, fino a specializzarsi nelle attività di Web Copywriting e SEO per importanti marchi nazionali e internazionali. Collabora con enti pubblici e aziende in qualità di insegnante, analista funzionale, consulente.

Il corso è a cura di:
A Sud, il CDCA - Centro di documentazione sui conflitti ambientali e l'Associazione Ya Basta Caminantes in collaborazione con Osservatorio Ambiente e Legalità Venezia e Za Lab, Oblò ed Edizioni BeccoGiallo

MATERIALI
E-book scaricabile sulla Geoingegneria
Riconversione: un utopia concreta

Marcha por los desplazad@s de Shulvo en Zincantan, 10.02

tags : pl-fr,
[automedia] La Otra Agenda

Carta de los presos de San Sebastian Bachajon. "solidaridad con Tlanixco"

tags : pl-fr, presos,
7 febrero 2016

A todos los y las compañeras compañeros del EZLN, del CNI, de la Sexta Declaración  de la Selva Lacandona del EZLN, a los medios libres.


     Nosotros somos presos de San Sebastian Bachajón, adherentes a la Sexta Declaración de la Selva Lacandona del EZLN, Emilio Jiménez Gómez  que llevo 2 años y Santiago Moreno Pérez que llevo 7 años, los 2 injustamente presos en el Cereso No  17 de Playas de Catazajá.

    Nosotros ya estamos cansados de estar encarcelados, pero cuando salgamos vamos a seguir luchando porque no queda de otra.

    Nos solidarizamos y pedimos apoyo mutuo con otros presos y presas que están luchando desde abajo y a la izquierda para lograr la libertad de todos y todas, por eso pedimos que estén pendientes de las y los presos.

    Estamos junto con las y los compas de San Pedro Tlanixco, pedimos a todos y todas que le echemos ganas y estemos pendientes de sus proceso legal de sus presos y de su lucha para que salgan pronto.

    Les decimos a los compañeros presos de San Pedro Tlanixco que le echen ganas desde adentro, que no se rindan y que sigan luchando por su libertad, por la defensa de sus aguas y de la tierra así como nosotros también lo haremos desde San Sebastián Bachajón, no queremos que nadie venga a quitarnos lo que es nuestro desde siempre, porque tenemos hijos y es la herencia que les dejaremos, por eso no queremos que nos despojen y por eso defendemos la madre tierra y los pueblos que la cuidan.

                          Saludamos y damos gracias a todas y todos aquellos que caminan a nuestro lado en la lucha por la libertad y por la defensa de la madre tierra.

"ZAPATA VIVE Y LA LUCHA SIGUE"
"JUSTICIA PARA AYOTZINAPA, SI VIVOS SE LOS LLEVARON, VIVOS LOS QUEREMOS"
"JUAN VAZQUEZ GUZMAN VIVE Y LA LUCHA SIGUE"
"JUAN ANTONIO GOMEZ SILVANO VIVE Y LA LUCHA SIGUE"
"JUSTICIA PARA NUESTROS COMPAÑEROS"
"PRESOS POLITICOS LIBERTAD"

Desde el CERESO No 17 de Playas de Catazaja
Santiago Moreno Pérez y Emilio Gómez Jiménez
Adherentes a la Sexta Declaración de la Selva Lacandona del EZLN, del ejido de San Sebastián Bachajón.

Mexican Indigenous Ask Pope to Apologize for Massive Genocide

 

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 Mexican Indigenous Ask Pope to Apologize for Massive Genocide

 

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The Purepechas of Michoacan released a statement asking Pope Francis to apologize for the killing of 24 million Indigenous people. | Photo: purepecha.com

 

The Supreme Indigenous Council of Michoacan, Mexico, accused the Catholic Church of being complicit in the killing of over 24 million Indigenous people.

Some 30 Indigenous communities of Michoacan, Mexico, have released a statement demanding Pope Francis apologize for the genocide committed with the complicity of the Catholic Church against their people during the Spanish invasion of the Americas in the sixteenth century as well as the fact that they have been victimized for over five centuries.

“For over 500 years, the original people of the Americas have been ransacked, robbed, murdered, exploited, discriminated and persecuted,” the Supreme Indigenous Council of Michoacan said in the statement.

“Within this framework, the Catholic Church has historically been complicit and allies of those who invaded our land,” they added.

Various Purepechas communities from Michoacan demanded that the pope make a public statement apologizing for the church’s role in the genocide and ongoing disappearance of the Indigenous people of Mexico.

The council also denounced that with weapons and the help of Catholic missionaries, a culture, language, religion and other European values were imposed on the people of Mexico.

“The Bible was the ideological weapon of the Conquerors,” they added ahead of the pope’s visit to Mexico, which begins Feb. 12.

The Spanish intervention and invasion of the Americas represents one of the biggest acts of genocide in history, they said.

“The arrival of the Europeans meant the interruption and destruction of various original civilizations, which had their unique ideas and concepts of the world, our own government, writings, languages, education, religion and philosophy,” the statement added.

The “European invaders” caused the death of 95 percent of the the total Indigenous population within 130 years after the unfortunate arrival of Christopher Columbus and Hernan Cortes, the council noted.

They highlighted that before the Spaniards arrived to the Mexican region, there were about 25.2 million Indigenous people, and that after 1623, less than 700,000 were left.

The pope is scheduled to visit Morelia, the capital of Michoacan, Feb. 16.

Last year, First Nations people also demanded the pope apologize for the genocide committed by colonization.
http://www.telesurtv.net/english/news/Mexican-Indigenous-Ask-Pope-to-Apologize-for-Massive-Genocide-20160207-0033.html

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Radio Show #134 – Zapatista solidarity

 

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Radio Show #134 – Zapatista solidarity

 

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International Brigadas – VIVA EZLN

 

Donnacha talks to Lia from the Manchester Zapatista Collective about the Chiapas uprisings, the current situation on the ground and what activists can do to help.

Listen here: https://thecircleda.com/2016/01/29/show-134-zapatista-solidarity/

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San Andrés: 20 Years Later

 

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San Andrés: 20 Years Later

 

 

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Luis Hernandez Navarro

Almost 20 years ago, on 16th February 1996, in San Andres Sakam’chen de los pobres, the San Andres Accords on Indigenous Rights and Culture were signed. No photo was taken when the Zapatistas and the federal government stamped their signatures on what were the first substantive commitments about the causes that originated the armed uprising of the Chiapas indigenous.

Although the federal government and the legislators of the Commission for Concord and Pacification (COCOPA) wanted to perform a ceremony with great fanfare, the commanders of the Zapatista Army of National Liberation (EZLN) refused to take to the rooftops. In an impromptu speech Comandante David explained the reasons why they did not want a big celebration: “We want it to be a simple act. We are simple people who live simply and that is the way we want to keep on living.”

Nor did they agree to be photographed. “We came to a small agreement –said Comandante David-. Let’s not fool ourselves, the peace hasn’t been signed. If we do not agree to signing openly and publicly it is because we are right.”

And, after denouncing the attacks perpetuated on them by the government and acknowledging that they “have always betrayed our struggle”, he warned: “We have signed this in private to show that the government has hurt us and that the wound is still hurting.”

The San Andres Accords were signed during a time of great political turmoil in the country.  A belligerent national indigenous movement emerged, catalysed by the uprising of the EZLN. The devaluation of the peso in December 1994 precipitated a huge wave of dissatisfaction and vigorous movements of debtors to the bank appeared. The post-election conflicts in Tabasco and Chiapas became a national demand for democracy. The conflict between Carlos Salinas, the outgoing president and Ernesto Zedillo, the incoming president, grew.

The rebel mistrust of that February 16th proved to be premonitory. Once the wave of social discontent was neutralized, the federal government betrayed its word. The Mexican State (that is, the three powers) betrayed the Zapatistas and all the indigenous communities by refusing to fulfil what they had signed in the San Andres Accords. The opportunity to pay the historical debt that the State had to the indigenous communities was lost. Instead of opening the possibility of establishing a new social pact that was inclusive and respected differences, the State decided to maintain the old status quo. Instead of recognising the indigenous communities as social and historical entities with the right to self-determination, the State chose to continue with the policies of rejection and abandonment.

The problem didn’t stop there. At the same time as they decided to diminish the indigenous communities’ rights, the opportunity for a change of regime was lost. San Andres offered the opportunity to create a new set of relationships between society, political parties and the State. Instead of that, a new political reform apart from the agreements in Chiapas was encouraged by the government and the political parties. The parties’ monopoly of political representation was strengthened by the argument that society was experiencing a period of “democratic normalization,” while institutional representation and many other political and social forces that had nothing to do with these parties were left aside. The power of the leaders of the mass corporate organizations remained virtually intact.

However, zapatismo and the indigenous movement, far from lowering their flags after the betrayal, kept up their struggle and their programme. In wide regions of Chiapas and other states they moved towards building autonomy and operating indigenous self-defence. Many local autonomous governments, communitarian police forces, self-managed productive projects, and projects of alternative education and recovery of the native language, began to arise.

At the same time, they reinforced the resistance against dispossession and environmental devastation in all their territories. For two decades the indigenous communities have been leaders in rejecting the use of transgenic seeds and defending the maize, in opposing open-pit mining and deforestation, in the care for water resources and the opposition to privatization while reclaiming communal spaces. Indigenous communities have led important fights in very unfavourable conditions.

In indigenous territories the neoliberal reforms and the looting of natural resources have come up against the actions of the organized indigenous communities. In various regions of the country, the struggles of the organized peoples have stopped or postponed predatory projects.

The state’s decision to abort the dialogue of San Andres and renege on the agreements on indigenous rights and culture precipitated the extension and deepening of the political and social conflicts outside the sphere of institutional representation across the country. Their leaders are outside, or on the edges of, the institutions.

Meanwhile, the political agreement reached between the government and the political parties in 1996 dissolved. Mexican society did not fit into the actually existing political regime. The approval of the independent candidacies (claimed in the table on democracy in San Andres by the Zapatistas and their allies) and the crisis of bureaucracy inside political parties as we know has generated centripetal forces inside the mechanisms of political representation.

In these circumstances, it is not surprising that, twenty years after the signing of the San Andres accords, in the heart of the indigenous movements and those of other excluded groups, are arising new ways of practicing politics, unknown to us until today. These new ways are not going to be willing to take the photo either.

 

Translated by the UK Zapatista Translation Collective

http://www.jornada.unam.mx/2016/01/26/opinion/017a2pol

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The Mayor of Oxchuc resigns after six months of protests

 

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Victory in Oxchuc, Chiapas

The Mayor of Oxchuc resigns after six months of protests

 

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Protest yesterday in Oxchuc

By: Isaín Mandujano

Tuxtla Gutiérrez, Chiapas. (apro).

After six months of protests on the part of residents of Oxchuc municipio, María Gloria Sánchez Gómez, mayor-elect of the Green Ecologist Party of Mexico (PVEM, its initials in English), resigned her position.

Local deputy Judith Torres Vera, Vice President of the local (state) Congress, confirmed it. She specified that last night Sánchez Gómez went to the legislative confines to request an indefinite leave of absence, which is interpreted as a definitive resignation according to local law.

Within the framework of the dialogue table installed this afternoon, the local deputy reported to leaders of the dissident movement that the mayor had presented her resignation, as they demanded, and therefore next Wednesday, February 10 it will be sent to the standing commission and on Thursday, February 11 the substitute mayor will be named.

Torres Vera warned that a municipal council would not be formed, but rather through uses and customs, through a plebiscite, the communities would elect their new mayor to propose to the full local Congress.

“What we want is for peace to prevail in the municipio of Oxchuc and in our state, and in that context she gave her resignation,” the legislator pointed out.

She indicated that while only the mayor presented her resignation, it is understood that all her council members leave with her, as 105 of the 115 communities demanded today in a big march, but that will be defined between Wednesday and Thursday.

About the agreements made at the dialogue table this noon, the indigenous accepted returning to classes and the return of those expelled from the municipio, in other words, family members and collaborators of María Gloria Sánchez Gómez (around 22 family members).

Since last July 19, when María Gloria Sánchez was declared the winner after Election Day, groups of dissidents began a series of protests against her. The mayor should have taken possession of the office on September 1, 2015, but she was never permitted.

The first group that initiated the protests was repressed in October, after which new communities joined in, and on January 8 the majority joined when the second attack was perpetrated. In total, the residents of 105 of the 115 communities marched this Friday to demand the abdication of the PVEM’s mayor, who together with her husband, Norberto Sántiz López, former federal deputy and twice mayor for the PRI, maintained a political boss system (cacicazgo) in Oxchuc for 15 years.

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Originally Published in Spanish by Proceso.com

Friday, February 5, 2016

Re-published with English interpretation by the Chiapas Support Committee

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Guatemala, Huehuetenango: la presencia de PNC en Barillas violan acuerdos anteriores

fuerza publica en BarillasEl 13 de enero de 2016 desde las cinco de la mañana llegaron 43 elementos de la Policía Nacional Civil -PNC- a Barillas y se desconoce el medio de transporte que los transportó hasta el municipio.
La llegada de la fuerza de seguridad pública en Barillas violenta los acuerdos suscritos con anterioridad entre el presidente de la República, ministro de gobernación, representantes de los movimientos de la sociedad civil del área norte de Huehuetenango y autoridades del Gobierno plurinacional chuj, q`anjobàl, Akateko, Poptí y mestizo en septiembre del 2013, según miembros del movimiento de la sociedad civil y las organizaciones sociales.
El movimiento de la sociedad civil y las organizaciones sociales llegan a varios acuerdos con la PNC de suscribir un documento de compromiso de permanencia en el municipio y el cumplimiento de la misma según el acuerdo de las partes, especialmente el respeto de los derechos humanos.
Desde hace varios años Barillas ha vivido sin paz por la llegada de la empresa Hidro Santa Cruz s.a. (española) que ha generado una serie de acciones irresponsables e inhumanas como el asesinato del comunitario Andrès Pedro Miguel, el intento de asesinato de Pablo Antonio, Esteban Bernabé y el encarcelamiento más de 20 comunitarios de manera injusta convirtiéndose en presos políticos por la defensa del territorio, de la vida y de los derechos humanos para todas y todos los barillenses.
Nos preocupa la llegada de este nuevo contingente, recientemente en San Mateo Ixtatán en la aldea de Yichkisis el gobierno instalo otra comisaria con 40 agentes que podrían estar protegiendo a la empresa hidroeléctrica y no a la población.
Fuente Prensa Comunitaria Km 169 Con información desde Barillas.

 

Taller 5 principios zapatistas

taller cinco principios cartelLos zapatistas llevan más de 20 años llevando a cabo su propia autonomía, al margen de gobiernos y modas y organizándose de manera horizontal.

La construcción de dicha autonomía no se desarrolla en un marco idílico: guerra de baja intensidad, agresiones paramilitares, silencio mediático,…

Sin embargo, los zapatistas siguen adelante con su proyecto, que además no ha sido pervertido por líderes ni partidos y sigue perteneciendo a las bases que pueden decidir sobre su tierra y su futuro de manera autónoma.

Debido a esto nos parece importante reflexionar sobre los principios que hay detrás de esta lucha, y debatir cuáles son compartidos, cuáles nos parececen necesarios y cuáles nos vendría bien adoptar a la gente que estamos organizándonos desde aquí.

La Plataforma de Solidaridad con Chiapas, tenemos el gusto de proponeros un taller de 5 principios zapatistas, que pretende conseguir todo esto basándonos en unos textos cortos y nuestras experiencias.

Si te interesa el taller debes juntar un grupo de 15 personas mínimo, buscar un lugar donde hacerlo, y escribirnos un correo a solchiapas@nodo50.org para buscar una fecha que nos venga bien a todas.

5 principios zapatistas:

  • Un mundo donde quepan muchos mundos
  • Mandar obedeciendo
  • No necesitamos pedir permiso para ser libres
  • Caminar preguntando
  • Caminar al ritmo del más lento

México exigen Justicia para el estudiante Julio César Mondragón asesinado en Ayotzinapa

responsabilidadExigen justicia para el normalista Julio César Mondragón.

El pasado 26 de enero, como parte de las actividades que se realizaron durante la jornada por Ayotzinapa, se llevó a cabo un “funeral para Julio César Mondragón”.

Familiares del normalista asesinado montaron guardia junto a un féretro vacío en la Procuraduría General de la República (PGR), y exigieron justicia para el normalista. Al respecto manifestaron lo siguiente: “1.-Mauro Taboada Salgado no fue detenido por el homicidio de Julio Cesar Mondragón Fontes, fue detenido porque supuestamente se le encontró en las calles de Iguala, portando un arma de fuego. 2.-La procuraduría no cuenta con otra prueba que señale la relación de Mauro Taboada Salgado más que un par de líneas en la declaración de “El cabo Gil”. 3.-Mauro Taboada Salgado no fue consignado por el homicidio de Julio César, ya que no se cuentan con elementos para procesarlo por ello. Mauro fue procesado por el delito de portación de arma de fuego. 4.-Julio Cesar Mondragón fue víctima de tortura y ejecución extra judicial en un ataque tumultuario, por ningún motivo aceptamos la teoría del asesino solitario. Las múltiples fracturas que Julio sufrió en tórax y cráneo, las marcas de arrastre que se observan en su cuerpo y el desollamiento de su rostro como mensaje de terror, no son ni pueden ser cometidas por un solo individuo.” Después del funeral simbólico, los familiares de Julio César Mondragón acompañaron la marcha de los padres de Ayotzinapa. Al final del evento, en un mitin realizado en las puertas de  la Suprema Corte de Justicia de la Nación (SCJN), los oradores coincidieron en que al Estado no le importa llegar a la verdad sobre la noche del 26 de septiembre, pues siguen empeñados en reforzar “la mentira histórica”.

Fuente: Radio Zapatista