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Esta es la nueva pagina de europa Zapatista : Contiene noticias y artículos publicados en los sitios web y blogs de los diferentes colectivos europeos solidarios con l@s zapatist@s y con los de abajo y a la izquierda. Permitiendo así colectivizar e intercambiar la información desde nuestros rincones.

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Dissabte 26 octubre Taller Brigades d'Observació DDHH a Chiapas - Infoespai

TALLER BRIGADES D'OBSERVACIÓ DRETS HUMANS A CHIAPAS
DISSABTE 26 OCTUBRE 2019
Lloc/Lugar:

Infoespai
Plaça del Sol, 19-20 bxs
08012-Barcelona

Metro L3 (Verda) parada Fontana
Metro L4 (Groga) parada Pl. Joanich
Metro L5 (Blava) parada Diagonal

HORARI TALLER/HORARIO TALLER

10h a 14h
16h a 19h

Per inscripcions i més informació / Para inscripciones y más información:

adhesiva.bcn@gmail.com



Miguel Peralta esta libre ya!!!!!

Queremos compartirles con infinita alegría, que nuestro compañero Miguel Angel Peralta, está LIBRE. En la madrugada de hoy, martes, se logró su liberación gracias a la solidaridad, al apoyo de todxs aquellxs que hicieron suya esta lucha por la libertad y la justicia.

Nuestro compañero Miguel Peralta Betanzos cumplia 26 días en Huelga de hambre, mientras el juez mixto de Huautla de Jimenez estaba retardando su sentencia de libertad.
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In Tunisia con i Laboratori musicali nel progetto Jasmin

La mia generazione ha potuto sopravvivere alla dittatura ed ha potuto cambiare le cose. Siamo anche sopravvissuti alla Troika ed altri governi di merda che si sono succeduti al potere. #1
Poco importa le ideologie ed orientamenti di coloro che ci governeranno nei prossimi cinque anni, noi continueremo a batterci per vivere come vogliamo e come la pensiamo. #2
Nessuno potrà rubarci le nostre libertà e i nostri diritti. Certamente ci sarà un prezzo da pagare, ma so con tutta me stessa che ci sono persone pronte a pagare questo prezzo. #3
Smettiamo di lamentarci della nostra sorte ed andiamo avanti! Non ci avranno mai!#4

Dal twitter di Lina Ben Mhenni, giornalista tunisina, blogger ed attivista per i diritti umani e contro la censura

Una Tunisia sospesa è quella che ci accoglie ai primi di ottobre.
Sospesa tra la ricerca di un cambiamento profondo che possa disegnare un futuro differente e il riproporsi di una continuità che a volte sembra una sorte di destino già scritto.
Ma niente si ripete mai uguale.
In questa tornata elettorale che ha visto presidenziali e legislative nell'arco di un mese, sia il basso tasso di partecipazione, soprattutto alle legislative e alla prima tornata delle presidenziali (ambedue intorno al 40%), sia il generale scetticismo con cui uomini e donne sono andati alle urne rispecchia, a dieci anni dalla rivoluzione, la disillusione soprattutto dei giovani nel sistema in generale.

Il ballottaggio per l'elezione del Presidente, con una partecipazione di circa il 55% , ha visto la vittoria con il 72% di Kais Saied, giurista conservatore e moralizzatore che si è formalmente presentato senza partito ma che ha ricevuto l'appoggio fra gli altri di Ennahda. In molti lo hanno scelto come "voto utile" contro il magnate populista Nabil Karoui, per comodità definito il “Berlusconi tunisino”, scarcerato giusto qualche giorno prima del ballottaggio dalle carceri dove si trovava per riciclaggio di denaro e evasione fiscale, altri l'hanno votato con la flebile speranza di "mettere un volto nuovo" al potere.
Le legislative, affluenza 41%, hanno visto la vittoria con il 18,29 % del partito islamico Ennahda che però non ha la maggioranza. Morale della questione probabilmente per governare sarà necessaria una coalizione, ancora dai contorni indefiniti, come è successo negli scorsi anni.

Una ”offerta elettorale” che ha avuto il sapore del deja vu, rivisitato con la contemporaneità dei meccanismi che altrove alimentano populismi, sovranismi, il tutto condito dal riproporsi di una corruzione endemica e dell'acuirsi delle disparità sociali in una crisi economica che non vede fine.

In questa sorte di sospensione, la vita reale continua con le sue contraddizioni quotidiane ma anche con le sue inossidabili possibilità.
Tracce di una possibile alternative, come piccole briciole di un cammino, possiamo ritrovarle sparse in mille attività che si sviluppano in spazi pubblici formali ed informali.
In molti casi sono giovani, ragazze e ragazzi, i protagonisti di questi frammenti possibili di alternativa. Giovani che vivono l'esasperante quotidianità della precarietà materiali in un paese che ha tassi di disoccupazione altissimi (nei dati ufficiali quello giovanile del 40% e quello generale del 15%) , una crisi economica strutturale, accompagnata dalla mancanza di prospettive positive per il futuro.

Seguire queste tracce, sostenerle perchè non vengano spazzate via, se possibile offrirgli la possibilità di connettersi, è un modo possibile di cooperare, qui come altrove, perchè il rompicapo di come cambiare il presente lo possono comporre attraverso innovativi incastri solo le nuove generazioni lontane magari geograficamente ma vicine perchè a loro appartiene il futuro.

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Laboratorio musicale Jendouba

Si sono svolti tra Bizerte e Jendouba i primi due Laboratori musicali con Luca Chiavinato all'interno delle attività pilota innovative per giovani curate da Associazione Ya Basta nel Progetto JASMINE. Jeunesse Active pour une Société capable de promouvoir l'employabilite e l'INclusion

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Laboratorio musicale Bizerta

Il primo Laboratorio si è svolto a Ras Jbel a pochi chilometri da Biserta, nella locale Maison de Jeunes, ovvero uno di quegli spazi statali messi a disposizione per attività rivolte ai giovani.
La Maison ospita una Radio web Ras Jebel, vi si svolgono attività che variano dallo sport ad una sala computer ad altre attività di animazione. La musica finora mancava. Al Laboratorio, promosso dall'associazione CCDE Association Creation & Creativite pour le Developpement & l'Embauche della zona di Biserta , referente locale per questo governatorato del progetto JASMIN, hanno partecipato una trentina di adolescenti. La metà già frequentatori della Maison e l'altra parte che non l'aveva mai frequentata.
Nei tre giorni di attività attraverso la rivisitazione creativa di canzoni conosciute, esercizi ritmici e pratiche strumentali, si è realizzato un piccolo repertorio che è stato presentato collettivamente in una esibizione aperta al pubblico.
A partire da questa piccola esperienza in comune è nata l'idea di creare un gruppo musicale e di usare la Maison settimanalmente per continuare questa avventura musicale.

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Laboratorio musicale Bizerta

A Jendouba il Laboratorio si è svolto all'interno dello spazio dedicato alle attività culturali artistiche nel Campus dell'Università.
Nell'università pubblica, dove studiano ed alloggiano diverse migliaia di studenti non solo di questa zona, vengono realizzate anche attività aggregative, che si sviluppano, nonostante la scarsità di fondi stabili. La vitalità che si respira entrando nella struttura si vede dai muri pieni di quadri e foto, dalle voci e risate allegre dei ragazzi che suonano tra di loro nella stanza dove sono stipati i vari strumenti musicali. Ragazze e ragazzi come in qualsiasi altro contesto del mondo che intramezzano gli studi con momenti di creatività espressiva.
In questo caso il Laboratorio, a cui hanno partecipato una trentina di ragazze e ragazzi che studiano informatica, e-commerce, educazione, lingue etc .., si è soffermato ad approfondire in particolare le tecniche dell'improvvisazione.
Improvvisazione intesa come un dialogo non un'arena in cui apparire a forza. Costruire uno spazio comune in cui le attitudini dei singoli vengono messe a valore in uno spartito creato assieme. Una sorte di puzzle in cui la composizione corale armoniosa è frutto di tutti. Provarsi ad improvvisare, a ritmo e non a ritmo, per rompere la consuetudine o dell'esibizione al singolare o dell'inquadramento irrigimentato.

Per certi versi l'improvvisazione musicale è una parodia della vita politico sociale contemporanea: suonare ognuno il proprio strumento per creare qualcosa che sia nuovo e ascoltabile, non un'accozzaglia di rumori in cui ognuno cerca di primeggiare anche se l'effetto finale è stridente o dove si attende che dall'alto qualcuno batta il tempo.

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Laboratorio musicale Jendouba

Due momenti tra loro diversi ma che sono stati ambedue espressione della capacità dei linguaggi artistici di essere veicolo immediato, sia di valorizzazione dell'individuo che della forza di un'azione collettiva, se non si ha paura del cambiamento.

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Attività JASMIN

I Laboratori sono il piccolo contributo dell'Associazione Ya Basta Caminantes ODV al progetto JASMIN, coordinato da Overseas insieme a Cefa, nato per favorire uno sviluppo sostenibile basato sull'inclusione dei giovani e contribuire così a contrastare i fenomeni di radicalismo e estremismo violento.

Iniziato da più di un anno, il progetto si snoda come una sorte di work in progress attraverso cinque governatorati. Stiamo parlando di Governatorati diversi tra loro ma per certi versi emblematici del mosaico tunisino: Manouba periferia svantaggiata della capitale, Jendouba al confine con l'Algeria con tutte le problematiche che ne conseguono e che non si è mai ripresa dalla crisi del turismo spostato negli anni settanta nella parte est del paese, Bizerta dove la crisi si accompagna alla totale mancanza di qualsiasi attività economica, turismo compreso, Kairouan porta del sud del paese dove spingono forze conservatrici, Medenin estremo sud travolto dalle problematiche legate al confine con la Libia e terra di partenza delle barche colme di migranti che cercano si attraversare il Mediterraneo.

Zone dove la crisi economica complessiva, che perdura tra inflazione, ventilata svalutazione e misure strutturali imposte dei creditori internazionali, si accompagna alla crisi strutturale del settore agricolo e turistico.

L'agricoltura non ha potuto svilupparsi in termini di qualità e si avvia ad essere totalmente stravolta dall'Accordo di Libero Scambio tra UE e Tunisia (Aleca).
Il turismo, seppure lievemente in crescita, dopo la penalizzazione dovuta agli attentati e all'insicurezza dell'area, resta ben al di sotto dei tempi passati ed è oggi caratterizzato dall'offerta delle mega agenzie per permanenze "all inclusive" rivolte in particolare a mercati come quello russo, di certo non una proposta attenta all'ambiente e alla valorizzazione del territorio.

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Attività JASMIN

Iniziato con una articolata formazione dell'equipe del progetto JASMIN, in modo da operare sulla base di una comune visione d'azione, la prima tappa affrontata è stata una formazione collettiva di operatori socio-educativi che hanno rapporti con i giovani, come gli animatori delle Maison de jeunes, gli insegnanti, il personale dei Centri rieducazionali, gli psicologi, i religiosi. Il confronto con esperti ha permesso di approfondire le forme in cui poter riconoscere le attitudini problematiche dei giovani, i segnali dei pericolo di avvicinamento a situazioni di violenza estremista e radicalizzazione, che sembrano offrire facili soluzioni alla dimensione di disagio psicologico e materiale. Accrescere la comprensione dei sottili meccanismi che tessono la tela della ragnatela della violenza estremista ha un valore particolare per chi fa del rapporto con i giovani una parte consistente della propria attività lavorativa.
Il tutto avendo sempre ben presente che non ci sono modelli preconfezionati da applicare come una panacea automatica ma che solo l'interazione complessiva tra piani che sembrano distanti può invertire la tendenza complessiva.

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Attività JASMIN

Con questo spirito sono stati avviati dei Tavoli di lavoro regionali dedicato a tutte le figure istituzionali ed imprenditoriali che dovrebbero essere il riferimento per i giovani nel costruire nuove opportunità lavorative e dunque una prospettiva per il futuro. Rappresentanti dei vari ministeri competenti, responsabili degli incubatori d'impresa, funzionari locali troppe volte agiscono in maniera frammentata senza coordinamento. Un giovane che si rivolge ad uno di questi uffici in molti casi non trova risposte o se se le trova non sempre viene seguito nell'evoluzione dell'idea imprenditoriale. Si tratta infatti, se si vuole essere efficaci, non solo di creare forme di coordinamento, base minima per garantire la non frammentarietà delle risposte, ma anche le sinergie necessarie perchè i giovani possano intraprendere percorsi innovativi imprenditoriali di qualità, magari allargando i propri orizzonti ai temi quali l'economia sociale, l'ambiente ed altri settori innovativi.

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Attività JASMIN

Per confrontarsi invece sulle radici profonde dei fenomeni di radicalismo/radicalizzazione, come si usa chiamarlo da noi, e estremismo violento, come è più in uso da queste parti, sono stati realizzati diversi Work Caffè con la partecipazione anche di operatori ed esperienze italiane. Uno scambio sicuramente utile, come quello avvenuto tra municipalità tunisine e il Comune di Reggio Emilia, per approfondire tematiche che intrecciano migrazione, disagio, disillusione, insofferenza, rabbia.
Fenomeni, che al di là delle definizioni lessicali e pur con espressioni diverse, attanagliano le nuovi generazioni sfociando in possibili derive estremiste di affermazione identitaria, di discriminazione dell'altro, del differente non solo in Tunisia.

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Attività JASMIN

Temi questi che si stanno riflettendo anche nella Ricerca scientifica condotta dall'Università di Tunisi in collaborazione con quella di Bologna, attraverso la quale sarà possibile verificare ipotesi e dati per contribuire ad analizzare la complessità dei meccanismi di radicalizzazione tra i giovani che, se trovano certo un brodo di coltura adeguato in paesi caratterizzati da esclusione, mancanza di opportunità, sfiducia nelle istituzioni, hanno avuto in Tunisia una incisività molto forte (dalla Tunisia in proporzione sono partiti in moltissimi per andare a combattere con l'Isis e non solo dei settori più poveri), anche grazie alle coperture di cui hanno goduto come viene raccontato nell'articolo di Syrine Attia per la rivista Jeune Afrique.

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Attività JASMIN

Senza dimenticare che ancora oggi, mentre è in corso la discussione su cosa fare di chi è andato a combattere in Siria con l'Isis ed è tornato o vuole tornare a casa, organizzazioni paramilitari legate all'estremismo violento sono installate nel massiccio montuoso alla frontiera con l'Algeria nei Monti Chaambi e si muovono nella zona sud a confine con la Libia.
E senza mettere in secondo piano il fatto che sulla Tunisia si riflette l'insieme della situazione geopolitica della regione in cui, come dimostra l'attacco della Turchia ai territori del Nord Est della Siria, la questione delle organizzazioni integraliste armate non è certo risolta ma si inserisce nel complesso gioco di potere delle nuove e vecchie potenze regionali ed internazionali.

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Attività JASMIN

Il primo anno si è chiuso con una attività a cui hanno partecipato 150 giovani dedicata ad offrire loro la possibilità di rafforzarsi personalmente nel comprendere le proprie potenzialità in modo poi da essere coinvolti in maniera consapevole nella fase che si aprirà con la seconda annualità del progetto in cui verranno garantiti finanziamenti diretti per l'avvio di esperienze imprenditoriali, la possibilità di borse lavoro ed altre iniziative rivolte a promuovere il protagonismo giovanile.

Ya Basta tornerà in Tunisia a novembre per iniziare un ciclo di Laboratori sul linguaggio dei fumetti insieme a Claudio Calia e poi ancora nei prossimi mesi con altre attività musicali e di parkour.
Questo per cercare di costruire relazioni e connessioni anche con altre esperienze come quella irachena in cui proprio a partire dai linguaggi artistici si è creata l'ONG Walking Arts perchè l'arte può contribuire a dare ai giovani la possibilità di essere protagonisti del proprio futuro.

Progetto JASMIN , Juenesse Active pour une Société capable de promouvoir l'employabilité e l'INclusion, coordinato dalle ONG italiane Overseas e Cefa, cofinanziato dall'Agenzia Italiana per la Cooperazione Internazionale.

#HuelgadeHambreMiguel

Sábado 12 de octubre 24 días en #HuelgadeHambreMiguel

"Mi estómago ha roto el silencio
Mis tripas gruñen, revolotean, arman el bullicio
Sus estruendos están creando una gran tormenta.
Cada noche escucho los mensajes que emiten
Dicen tener sed de justicia y hambre de libertad.
Trato de aliviarlas con cucharadas de dulzura, se aferran, resisten.
En ese lapso se fugan las palabras, los temores, los olores, los sabores
Y cada noche, se vuelca en mil colores"

Miguel Peralta
Preso en huelga de hambre exigiendo libertad
#SentenciaLibertadMiguel

Samir Vive. 527 anni di resistenza indigena. [galleria foto]

tags : blog, pl-it, resistenza,
Il 12 ottobre è la data con cui in Europa si ricorda la cosiddetta ‘Scoperta dell’America’. Da questa parte dell’oceano si commemora l’inizio della resistenza dei popoli indigeni davanti al saccheggio e il genocidio della conquista. Quest’anno si contano 527 anni di lotta. Sì perché ancora oggi le multinazionali e le grandi imprese, europee e … Continue reading Samir Vive. 527 anni di resistenza indigena. [galleria foto]

"todavia estan colonizando nuestras tierras" Marichuy desde España

tags : cni, marichuy, pl-fr,
Palabra de nuestra vocera #Marichuy hoy en “Fiesta #12deOctubre Nada Que Celebrar” en Madrid, España. En el marco de la #JornadaGlobal #SamirFloresVive en lucha por la defensa de la vida, nuestros territorios y en solidaridad con el pueblo Kurdo y el Movimiento Indígena y Popular de Ecuador. #CIG #CNI #Ecuador #Kurdistán

Decenas de Colectivos del Mundo denuncian "la estrategia violenta que el Gobierno Federal usa, manipulando a otros grupos" y se solidarizan con Las Abejas


A La Sociedad Civil de Las Abejas de Acteal,
A los Herman@s desplazad@s de la Colonia Los Chorros,
Al Congreso Nacional Indígena,

A las Juntas de Buen Gobierno,
A los medios libres y autónomos,
A los medios de comunicación nacional e internacional,

Hermanas, hermanos,
Compañeras, Compañeros,

Desde nuestras geografías nos hemos enterado con rabia y dolor de los varios ataques que sufrieron estas últimas semanas.

Primero, el violento ataque sufrido el 10 de agosto, cuando un grupo del Partido Verde, ex Priistas, destruyócasas y pertenencias de integrantes de la organización de Las Abejas, lo que provocóel desplazamiento forzado de 8 compañer@s adult@s y 2 niños a su sede, la tierra sagrada de Acteal.

Segundo, ese mismo grupo amenazórepetidas veces a l@s herman@s quienes se quedaron en Los Chorros para proteger lo poco que les quedaba, y a las y los que les apoyaban en la comunidad ; asíse desplazaron a 36 personas que no tuvieron otro remedio que dejar sus proyectos autónomos, su trabajo colectivo y sus pertenencias para irse a Acteal.


Tercero, hubo el ataque del grupo "Sembradores de Paz" o "Concejo Pacifista" o "Concejo de Las Abejas" encabezado por José Patrocinio Hernandez Gomez, Lazaro Arias Gomez, quienes buscan la división y confundir a la gente robando el nombre de la organización, su logotipo y sello, hasta su facebook y página web. Y ahora quieren robar la sede de la organización.
Ese ataque ocurrióel día 18 de septiembre cuando llegaron 7 hombres y 4 mujeres a destrozar casas y allanar la clínica autónoma.
Maltrataron a la compañera Juana de 75 años, desplazada desde hacen varios años en Acteal, y cuidadora de la tierra sagrada. Destrozaron dos otras casas que sirvían para l@s herman@s desplazad@s. Por fin, saquearon la clínica autónoma donde l@s promotores de salud, se capacitan, cuidan, y vacunan de manera autónoma a todas y todos.

Nosotros, desde nuestros rincones, denunciamos enérgicamente esta estrategia violenta que el Gobierno Federal, usando y manipulando a otros grupos que no se dan cuenta de que son herramienta de la guerra de contrainsurgencia del Mal Gobierno, desarolla para imponer a la vista de todas y todos « una solución amistosa » en el caso de la masacre de Acteal.



Claro se ve que por medio de esos grupos, el gobierno intenta destruir la organización de Las Abejas, para no tener que ir a un juicio frente a la Corte Interamericana de Los Derechos Humanos y reconocer que sí,fue el Estado el responsable y autor intelectual de la masacre de Acteal en 1997, en que perdieron la vida 45 herman@s.

El mal gobierno decidióusar a grupos más débiles y más interesados por el dinero que por la dignidad para hacer callar a los y las que resisten abajo y a la izquierda, Los que siguen construyendo su autonomía sin pedir limosnas al Mal Gobierno, y que siguen exigiendo una justicia verdadera.

Con esta carta queremos solidarizarnos sin compromiso con los y las herman@s de la Sociedad Civil de Las Abejas de Acteal, y con tod@s sus integrantes. Estamos con ustedes y no dejaremos de gritar nuestras exigencias de justicia y de libertad de ejercer la autonomía.

Denunciamos esos grupos del Partido Verde o del Concejo dicho Pacifista con sus manera violentas y saludamos la manera pacifista de las y los herman@s de la organización de las Abejas que no contestan a la violencia con la violencia.

Con esas palabras, queremos recordar a las y los que leen esta denuncia, que la página de las Abejas es acteal.blogspot.com [1] y su facebook es : "las abejas de acteal" y que las demás cuentas o páginas sólo están para confundir o dividir.

¡Exigimos el pronto retorno de las y los desplazad@s de Los Chorros, con toda seguridad, y con nuevas casas y pertenencias!
¡ Exigimos el desmentelamiento de los grupos violentos y agresores !
¡ Exigimos la reconstrucción de las 3 casas, y la arrestación de las y los responsables !
¡ Exigimos que la CIDH dé ya su dictamen en el caso de Acteal !

Quedamos al pendiente, y vigilamos la situación que existe en esta región de Chenalhó.

Atentatmente,

1. Centro de Documentacion sobre el Zapatismo CEDOZ, España-Mexico
2,Union Syndicale Solidaires, Francia
3,TxiapasEKIN, Pais Vasco
4. Association Espoir Chiapas / Esperanza Chiapas – Francia-
5,Asamblea de Solidaridad Con Mexico, ASMEX Pais Valencia,
6,Collectif Solidarité sans Frontières Sherbrooke, Quebec
7,La Voz del Anahuac, Mexico
8,Associacio Solidaria Cafè Rebeldia-Infoespai, Barcelona
9,HumanRights – Chiapas -Suiza,
10,Comitato Chiapas « Maribec », Bergamo, Italia
11,Y Retiemble, Madrid, España
12,CGT, Estado Español
13,Mut Vitz 13, Francia
14,Groupe Cafez, Liège, Belgica
15,Casa Nicaragua, Liège Belgica
16,Associazione Ya Basta Milano, Italia
17,Espiral de Solidaridad Semilla de Resistencia, Grecia
18,America Sol (Tarn-Francia)
19,ICRA international, Francia
20,Collectif Paris Ayotzinapa, Francia
21,Union Communiste Libertaire, Francia
22,ASSI (Accion Social Sindical Internacionalista)
23,Comité de Solidarité aux peuples du Chiapas en lutte (CSPCL), Francia
24,Grains de sable (Francia / Mexico)
25,Mut Vitz 34, Francia
26,Adherentes a la Sexta Barcelona,
27,Association Accueil sans Frontière, Francia
28,Association Perspectives, Francia
LaPirata
29,- Colectivo Nodo Solidale (Roma, Italia y México)
30,- Colectivo Zapatista Lugano, Suiza
31,- Adherentes Individuales (Alemania, Francia, Italia)
32,Red YA-BASTA-NETZ Alemania
33,Gruppe B.A.S.T.A., Münster, Alemania
34, Asamblea Libertaria AutoOrganizada Paliacate Zapatista, Grecia
35, Ya Basta! Moltitudia Roma
36, El Cambuche, Francia
Gérard Jacques Istres Grecia
Cecilia Santiago Vera, España
Rocio Servin Jimenez (Profesora), Guanajuata
Bruno, (musicien) Paris
Francesca Cozzolino (enseignante, EnsAD, Paris)
Henri Gueguen, France
Anne Etchebest, France
Sebastian Hernadez, Francia

Déclaration de Miguel Peralta, prisonniers politiques Mazateco, dénonçant l'acharnement judiciaire.

Déclaration de Miguel Peralta Betanzos, indigène mazatèque, prisonnier pour défendre l'organisation communautaire face aux intérêts des partis politiques et des caciques.
https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTrWWHaqiOCj8VhHHIdpppLnToTWbnhSqnAA5Fb-2hm3tIHNt1kAw

15 jours ouvrables sont passés et le juge Modesto Isaías Santiago Martínez n'a pas respecté le délai.


"Le 19 septembre quand s'est déroulée mon audience finale, le juge du Tribunal Mixte de Huautla de Jiménez, s'est engagé verbalement à résoudre l'affaire dans un délais de 10 jours ouvrables et il ne l'a pas fait.
Aujourd'hui, 10 octobre se termine le délais de 15 jours ouvrables dont dispose le juge pour résoudre ma situation juridique, selon son code pénal de l'état de Oaxaca mais il ne l'a toujours pas fait. Aujourd'hui cela fait 4 ans, 5 mois et 10 jours que je suis en prison pour un procès fabriqué de toutes pièces, aujourd'hui cela fait 22 jours que je ne m'alimente plus, alors qu'il est bien clair qu'il n'y a aucune raison que je reste un jour de plus en prison et je proteste avec mon corps, en mettant ma santé en danger pour exiger énergiquement ma liberté.


Aujourd'hui, le juge dit qu'il peut prendre tout son temps pour déterminer la sentence, mais ce temps est mon temps, c'est mon temps volé, emprisonné, mon temps qui n'a pas de jours ouvrables ou non ouvrables, mon temps qui ne répond pas à vos codes et vos lois et que pourtant vous voulez continuer à soumettre. A leur tour, toutes les instances responsables de faire valoir et respecter l'accès à un « système de justice rapide, objective, expéditive et impartiale » se déclarent incompétentes, qu'elles ne peuvent rien faire, qu'il faut être patient et je réaffirme donc que votre fonction publique est une simulation, une supercherie en votre nom. Il est clair, que le pouvoir d'une députée prévaut au dessus de tout cela. Avec de telles réponses, le retard et les irrégularités juridiques présentes tout au long de mon enfermement, continuent de démontrer que vos institutions servent uniquement au caciquisme, à celles et ceux qui spolient, à celles et ceux qui mentent pour occuper un poste publique, aux ambitieuses et aux ambitieux, aux corrompues et corrompus.

Aujourd'hui, je dois également dire, que pour cela, j'ai décidé de cesser la grève du silence commencée depuis le 12 septembre, quand ils ne m'ont pas permis d'être présent à mon audience pour des prétextes ridicules. Je tiens à dire que je remercie, avec l'énergie qu'il me reste et me permet de résister, toutes celles et ceux qui sont restés attentifs, ont fais écho à mon silence et ont réussit à faire entendre les mensonges.

Mais je dois également dire et insister que ni la députée Elisa Zepeda Lagunas, ni son père le tortionnaire Manuel Zepeda Cortés, ne peuvent continuer de soutenir juridiquement et médiatiquement cette accusation contre moi. Elisa et Manuel, qui m'accuse dans le dossier 02/2015 ont largement utilisé des signalements fabriqués et la seule chose qui leur reste est l'impunité, le trafique d'influence et la manipulation du pouvoir judiciaire. De leurs six témoins, l'un d'entre eux n'a pas reconnu sa déposition, la déclaration de deux autres est une copie de celle de Manuel Zepeda, deux autres n'étaient pas présents sur les lieux (on leur a raconté ce qu'il s'est passé) et un autre témoin dit que les personnes étaient masquées.

Il n'y a rien de plus dans le dossier, ces témoignages contradictoires, génériques et déjà controversés, sont les seuls éléments que le juge a à considérer, il n'y a rien qui nécessite un temps indéfini, bien que son argument pour ne pas prononcer ma liberté est que le dossier contient sept tomes, et effectivement ces sept tomes sont remplis d'exhortations accumulées suite aux irrégularités et aux violations du droit à une procédure régulière. 

Le juge le sait très bien, puisque c'est lui même qui était chargé du tribunal quand a commencé la fabrication du dossier et qui a émis les mandats d'arrêt , lui, qui en tant que connaisseur des lois, sait que les témoignages à charge n'ont pas de valeur probatoire, que l'argumentation juridique que présente ma défense le démontre. En tant que juge incorruptible, il devrait agir de manière impartiale, en prononçant la sentence de liberté sans tarder plus longtemps et sans donner suite à la farce construite de toutes pièces par la famille de cacique des Zepeda Lagunas. Je termine en disant que je maintient la grève de la faim, en exigeant qu'ils ne retardent pas plus longtemps ma liberté.

Miguel Peralta
Prisonnier en grève de la faim
#SentenciaLibertadaMiguel

Les ejidatarios de San Sebastián Bachajón menent des actions sur les autoroutes à 5 ans d'Ayotzinapa et pour leurs prisonniers


Chiapas -

Publié le 4 Octobre 2019

DEPUIS L'EJIDO SAN SEBASTIÁN BACHAJON ADHÉRANT À LA SIXIÈME DÉCLARATION DE LA SELVA LACANDONA. CHIAPAS, MEXIQUE. 26 SEPTEMBRE 2019
Au Commandement Général du Comité Indigène Révolutionnaire Clandestin de l'Armée Zapatiste de Libération Nationale.
Aux Assemblées de Bon Gouvernement
Au Congrès National Indigène
Aux adhérents à la Sixième Déclaration du Mexique et du Monde
Aux médias
Au Réseau contre la répression et pour la solidarité
Au Mouvement de Justice pour le Quartier de New York
Aux défenseurs des droits humains honnêtes et indépendants
Au peuple mexicain et au monde entier

Jmololabex ants winiketik icha spatil a wotanik ta pisilik machatik nokol skoltabel te lum kinalik te yuun ta skuenta te nokol spojbel te chopol ajwalil.


Compañeros et compañeras recevez un salut combatif pour vos organisations et peuples en résistance de la part des adhérents à la Sixième Déclaration de l'ejido San Sebastián Bachajón.

Dans ce média, nous partageons avec vous ce communiqué pour vous sensibiliser aux actions que nous avons envisagées ce jour sur l'autoroute Ocosingo-Palenque, une action qui se déroulera pacifiquement, pour exiger la libération de nos compañeros injustement emprisonnés et pour demander justice pour la disparition forcée des 43 étudiants d'Ayotzinapa.
Nous exigeons la libération de notre compañero Santiago Moreno Pérez qui est emprisonné sur les playas de Catazaja-Palenque, pour un crime qu'il n'a jamais commis, pour s'être engagé dans la défense des ressources naturelles et de la terre-mère, il a été détenu arbitrairement sans avoir commis aucun crime et privé de sa liberté, jusqu'ici sa situation n'est toujours pas réglée, nous demandons aux trois niveaux du gouvernement la libération de nos prisonniers politiques. De même, la libération de notre compañero MANUEL MORENO JIMÉNEZ, détenu arbitrairement par la police municipale de Chilón, Chiapas, pour un crime présumé d'abigéat (détournement de bétail pour se l'approprier) alors qu'il s'agit simplement d'un problème familial direct, comme le précisait le communiqué précédent.
Tout cela est une fausse accusation, parce qu'ils soulignent qu'il a été détenu en flagrant délit alors que ce n'était pas vrai, parce qu'il était à l'extérieur de chez lui lorsque son véhicule a été encerclé afin qu'il ne puisse pas sortir et être détenu.
Comme nous l'avons indiqué dans la note d'information précédente, le conseil municipal de Chilón, le député du bureau du procureur indigène d'Ocosingo et le directeur de la police municipale y participent.
Actuellement, la police municipale de Bachajon, dirigée par Melchorio Saragos Jiménez, directeur de la sécurité municipale et Iván Trujillo Gutiérrez, garde du maire de la municipalité de Chilón Chiapas, qui ont participé d'une manière globale à fabriquer des crimes contre les habitants de Bachajon, a intimidé la famille de MANUEL MORENO JIMÉNEZ, patrouillant près de chez lui la nuit et sans lumière, quand il s'agit de la sécurité de la population, leurs pratiquesne sont rien d'autre que d'intimider, il est évident que lorsque les problèmes qui nécessitent l'attention de la police doivent être prises, ils ne prennent pas de mesures à cet égard.
De la même manière, nous demandons des éclaircissements et la justice pour la disparition forcée des 43 étudiants de l'école normale rurale d'Ayotzinapa, après 5 ans de disparition il n'y a pas de justice et de clarification.
Nous exigeons justice et punition pour les responsables du meurtre de nos compañeros Juan Vázquez Guzmán et Juan Carlos Gómez Silvano, qui ont été assassinés pour leur engagement en faveur de la défense de la Terre Mère.
Pour tout cela, nous tenons les trois ordres de gouvernement responsables de toute agression ou attaque contre l'intégrité de nos compañeros et contre toute menace.
Nous exigeons le respect de nos territoires et de nos ressources naturelles en tant que peuples indigènes de San Sebastián Bachajon et l'autodétermination des peuples indigènes.
Nous exigeons l'annulation des mandats d'arrêt contre nos membres de l'organisation.
Depuis le nord de l'état du Chiapas, les femmes et les hommes de San Sebastián envoient des salutations combatives.
Jamais plus un Mexique sans nous !
Terre et liberté ! Tierra y Libertad !
Vive Zapata !
Hasta la victoria, siempre !
Liberté pour les prisonniers politiques !
Juan Vázquez Guzmán vit, la lutte de Bachajón continue !
Juan Carlos Gómez Silvano vit, la lutte de Bachajón continue !
Non à la dépossession des territoires indigènes !
La police d'état hors de notre territoire indigène !
Présentation immédiate des compañeros disparus et assassinés de l'école normale rurale Raúl Isidro Burgos d'Ayotzinapa !
JUSTICE POUR NOTRE COMPAÑERO JUAN VAZQUEZ GUZMAN, JUSTICE POUR AYOTZINAPA, JUSTICE POUR ACTEAL, JUSTICE POUR ABC, JUSTICE POUR ATENCO !
traduction carolita d'un article paru sur le site Espoir Chiapas le 26 septembre 2019

"Una digna rabia: Un aproximacion a los Chalecos Amarillos" por J. Baschet " Reflexion alrededor de los espacios liberados.

Una digna rabia. Una aproximación a los Chalecos Amarillos, por Jérôme Baschet


Jérôme Baschet Una digna rabiaPresentamos la edición en castellano del libro Una digna rabia. Una aproximación a los Chalecos Amarillos, de Jérôme Baschet. El texto ha sido publicado simultáneamente en francés bajo el título: Une juste colère. Interrompre la destruction du monde  (Ediciones Divergences, París). Más que un análisis del movimiento de los Chalecos Amarillos que ha conmovido a Francia durante los últimos meses, el libro -como manifiesta su autor en la Introducción– intenta abordar algunas cuestiones que podrían ser útiles a la hora de preguntarse de qué manera un movimiento como el de los Chalecos Amarillos podría ampliar su dinámica y afirmarnos en la posibilidad de crear alternativas y estrategias en la búsqueda de articular la multiplicación de espacios liberados y momentos de insubordinación para liberar al planeta y a sus habitantes de la mortífera compulsión productivista del capitalismo.


Vivimos -escribe Baschet- en el mundo de la Economía. Es el mundo del capitalismo actual: biocida y humanicida. El cambio climático y la destrucción de la biodiversidad nos colocan frente a una elección entre la vida y la muerte, porque lo que está en el orden del día es la destrucción de las condiciones de vida sobre la Tierra. A cada momento y en todo lugar se percibe la aceleración de los factores de crisis -climática, ecológica, social, migratoria, política, subjetiva y económica-. Es lo que algunos autores han denominado “capitaloceno”, concepto que refiere a una nueva era geológica en la cual la coacción forzada del trabajo humano y no humano se subordina al imperativo de la acumulación ilimitada del capital, lo que provoca la ruptura del equilibrio del ecosistema planetario. Baschet rescata el concepto de capitaloceno para resaltar que no tenemos la posibilidad de enfrentar la destrucción y estar a la altura de los desafíos que se nos presentan sin romper por completo con el capitalismo, sistema en cuyo centro se encuentra una pulsión productivista insaciable. La opción está, dice Baschet, entre “el crecimiento o el clima”, entendiendo al crecimiento como un imperativo constitutivo del capitalismo. En tanto éste continúe prevaleciendo, la catástrofe climática y biosférica no podrá más que profundizarse.
Al mismo tiempo, alejado de los pensamientos que únicamente se centran en la catástrofe como destino, Jérôme Baschet plantea la posibilidad de enfrentar al mundo de la Economía y superarlo, poniendo fin a la lógica del valor y su voracidad desoladora. “Es falso decir que no sabemos con qué reemplazar al mundo de la Economía”, sostiene. Es posible, aquí y ahora, generar espacios liberados y autónomos, donde no predomine la lógica del capitalismo. Multiplicar estos espacios y respaldarlos mutuamente, puede ser la base “de un anticapitalismo no estatal, no productivista, no patriarcal, no modernista y no eurocéntrico”.
Jérôme Baschet Una digna rabia