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Frayba: La Realidad, un contesto di guerra.

Jobel, Chiapas, Messico, maggio 2015

Al Maestro Zapatista Galeano: Ad un anno dalla sua dipartita verso una Altra Realidad, il suo esempio e la sua lotta insegnano che la dignità si afferma al di là della morte.

Il territorio conteso

Dalla sua apparizione in pubblico nel 1994, l'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ha dato conto della sistematica azione dello Stato messicano per frenare l'autogestione dei popoli autonomi che cercano di vivere in pienezza i loro diritti e cultura. Durante questi ultimi 21 anni ha denunciato pubblicamente una serie di azioni di vessazione, repressione e cooptazione che, come parte dei piani di contrainsurgencia, vogliono sottrarre simpatie all'alternativa politica, civile e pacifica che propone una nuova generazione di uomini e donne zapatisti.

Nel 2003 l'EZLN, nel quadro del rispetto degli Accordi di San Andrés in Chiapas, ha formalizzato l'inizio del governo civile rappresentato attraverso cinque sedi della Giunta di Buon Governo (JBG). Ogni governo autonomo ha sotto la sua giurisdizione diversi Municipi Autonomi Ribelli Zapatisti (MAREZ) il cui progetto si sviluppa attraverso varie Aree e Commissioni di lavoro.

Nella zona Selva di Confine, la JBG “Hacia la Esperanza” include quattro MAREZ ed ha sede nel Caracol 1 “Madre de los Caracoles, Mar de Nuestros Sueños”, nella comunità La Realidad, municipio ufficiale di Las Margaritas in Chiapas.

Da allora, le JBG hanno denunciato il modo in cui diverse organizzazioni e comunità sono passate, attraverso il logoramento, alla polarizzazione, come risultato prevedibile della guerra totale, portata avanti da tutti i governi di turno, fino ad ottenere lo scontro tra chi, in altre epoche, aveva condiviso la rivendicazione di istanze storiche sotto principi politici comuni.

In questo contesto è avvenuto il falso cambiamento di regime con la presunta alternanza nel potere simulato dalla classe politica, che mantiene intatta l'organizzazione, la struttura e la presenza sul territorio del Partito Rivoluzionario Istituzionale (PRI) nelle comunità del Chiapas, riproducendo vizi, corruttele e mantenendo nell'impunità le situazioni che esigono giustizia, che risultano utili per lo scontro con chi si oppone a mercanteggiare il territorio, come richiedono le attuali riforme strutturali in Messico, che approfondiscono ed accelerano il saccheggio del territorio a danno delle comunità.

L'uso della povertà come strumento di manipolazione

In Chiapas, anche i livelli di povertà estrema, emarginazione e oblio sono stati il veicolo del governo statale e federale per accelerare la cooptazione e la divisione comunitaria, come indicato nei piani militari per combattere l'insurrezione in Chiapas e così sottrarre possibili alleati al progetto politico zapatista per l'autonomia e la vita dei popoli indigeni.

La più visibile e reclamizzata di queste operazioni è stata realizzata il 21 gennaio 2013 nel municipio di Las Margaritas, uno dei territori emblematici del bastione zapatista nel 1994; in questo scenario il Presidente Enrique Peña Nieto, accanto al Governatore del Chiapas, Manuel Velasco Coello, ha lanciato il programma “Crociata Nazionale Contro la Fame”, uno dei tanti palliativi che lucrano sulla povertà ed alimentano la dipendenza delle popolazioni affinché persista il servilismo incondizionato.

Il programma ha già mostrato uno degli obiettivi politici, servendo per riposizionare le Forze Armate del Messico nella “zona grigia”(1), così definita per essere considerata un possibile territorio di espansione dell'insurrezione, e per generare cooptazione tra i popoli indigeni in resistenza.

All'interno della Crociata Nazionale Contro la Fame, con l'installazione dei Comitati Comunitari si è creata una struttura che ha impattato direttamente nella divisione comunitaria, soprattutto nelle zone di influenza zapatista, beneficiando nei fatti i soliti gruppi clientelari, cosa che non risolve minimamente le ancestrali domande di sovranità alimentare.

Così, l'obiettivo principale dei programmi di dipendenza dal governo è annullare la costruzione di alternative civili, garantendo la continuità della povertà, truccando gli standard di sviluppo nel marco del rispetto e garanzia dei diritti umani, cercando inoltre di nascondere le condizioni di milioni di vittime delle politiche governative.

Il suo obiettivo non è soddisfare né risolvere le cause di fondo, bensì persistere nelle fallimentari politiche populiste che sono utili per scopi elettorali, di manipolazione e controllo sociale.

In Chiapas i programmi governativi sono serviti come strumento di contrainsurgencia contro le comunità in resistenza, in particolare quelle che lottano per l'autonomia. A dimostrazione di ciò, basta leggere Luis H. Álvarez, ex titolare della Commissione per il Dialogo e la Pace in Chiapas nel governo di Vicente Fox (2000-2006) e Presidente della Commissione Nazionale per lo Sviluppo dei Popoli Indigeni (CDI) nel governo di Felipe Calderón (2006-2012), che nella sua autobiografia “Corazón Indígena” racconta le sue riunioni con presunte Basi di Appoggio dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (BAEZLN) in diverse comunità del Chiapas. (2)

Un'altra persona all'interno del potere municiaple coinvolta nel fomentare la contrainsurgencia è Florinda Santiz, attualmente consigliere per il Partito Azione Nazionale (PAN), incaricata dal 2004 di promuovere progetti nella zona della Realidad. È stata alleata di Luis H. Álvarez ed uno dei suoi obiettivi si inserisce nella strategia di cooptazione dei leader dell'EZLN. Come egli stesso ammette relativamente all'inadempimento degli Accordi di San Andrés “il governo federale sembrava scommettere che il semplice trascorrere del tempo portasse al logoramento dell'EZLN.” (3)

La contrainsurgencia in Chiapas

In questi ultimi 21 anni di Conflitto Armato Interno, in Chiapas attualmente le strategie sono focalizzate nella guerra a largo spettro, una guerra ad impatto psicosociale dove i governi impiegano ogni mezzo per occultare le problematiche reali che il popolo organizzato denuncia. È la guerra nascosta per un verso e, per un altro verso, aperta contro il “nemico interno”. Forma un fronte comune intergovernativo con il pretesto di combattere gruppi criminali, come il narcotraffico, permesso e fomentato con il coinvolgimento diretto di funzionari del governo messicano fin dagli anni '80 ed oggi inseriti nelle strutture dei governi, municipali, statali e federale.

La strategia è mettere insieme tutte le problematiche apparenti e reali con le espressioni di dissenso e resistenza sociale per sconfiggere il dissenso ed avere una popolazione sottomessa agli interessi dell'élite dei poteri di fatto, politici ed economici. Lo scopo è creare le condizioni per l'implementazione di uno Stato repressivo che si costituisce come Stato criminale. Dove la struttura poliziesco-militare serve a reprimere le persone, organizzazioni, comunità, tra altri, che protestano ed esigono giustizia. L'azione repressiva serve a mantenerli al margine, in riga, controllati, in un contesto di guerra di sterminio contro l'umanità, dal centro e dalla periferia del sistema, nella logica della lotta al crimine organizzato o al terrorismo, con i conseguenti danni collaterali. Tutto questo permette di “amministrare” i conflitti, minimizzarli caratterizzandoli come “intercomunitari”, “religiosi” per saccheggiare i territori. In fondo si tratta di sconfiggere le azioni di resistenza contro le politiche e gli interessi dei poteri neoliberali.

La CIOAC e la contrainsurgencia

Lo scrittore e giornalista messicano Luis Hernández Navarro, a proposito della Central Independiente de Obreros Agrícolas y Campesinos, segnala:

Nel 1994 si verificò un profondo processo di decomposizione all'interno dell'organizzazione. La sollevazione dell'Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (EZLN) ne provocò la spaccatura. Molti si unirono alle file dei ribelli. Buona parte dei dirigenti diventarono funzionali al governo. L'organizzazione abbandonò i suoi antichi ideali e si trasformò in un apparato rurale clientelare e corporativo, dedito a negoziare progetti governativi e cercare posizioni politiche. (4)

In Chiapas, la CIOAC si è più volte spaccata; tra le sue fazioni si possono ricordare:

Histórica, Democrática, Independiente, Nueva Fuerza, Autónoma Región Quinta Norte Zoque-Tzotzil.

La maggioranza di questi gruppi hanno rappresentanti nei governi municipali e nel governo dello stato; la CIOAC-Histórica (H) “vinse” le amministrative a Las Margaritas nel 2001 con l'aiuto dei partiti ed ha governato per altri tre mandati.

I conflitti dovuti a interessi politici nell'ambito statale e municipale tra le diverse fazioni della CIOAC per occupare cariche politiche, hanno causato fatti violenti con l'uso di armi da fuoco ed armi bianche, sfociati in atti di: tortura, minacce, persecuzione, privazioni arbitrarie della libertà, anche contro membri di altre organizzazioni.

Il 14 febbraio 2014, la CIOAC-H annunciò in Chiapas la formazione di gruppi di autodifesa (5) con l'obiettivo di garantire la sicurezza e l'integrità della sua organizzazione e dei suoi dirigenti. Dopo questo annuncio, il Centro dei Diritti Umani Fray Bartolomé de Las Casas (Frayba) ha registrato l'azione paramilitare contro le BAEZLN della JBG della Realidad che ha avuto come conseguenza l'esecuzione extragiudiziale di José Luis Solís López (Maestro Zapatista Galeano).

La contrainsurgencia nel territorio zapatista della Realidad

Solo in questi ultimi anni nel territorio della JBG della Realidad, il Frayba ha documentato diversi eventi dove la contrainsurgencia del governo messicano, insieme ad agenti non statali, tenta di distruggere il progetto di autonomia delle comunità zapatiste. Di seguito riportiamo alcuni di questi fatti:

Agli inizi di gennaio 2014, durante l'avvio del corso della Escuelita “La libertà secondo le e gli zapatisti”, un camion viene sequestrato dagli affiliati ai partiti della comunità della Realidad, col pretesto che stava estraendo ghiaia senza il consenso dell'ejido; quindi le BAEZLN optano per lasciare la ghiaia all'entrata della comunità.

Il 3 marzo, due unità dei trasporti autonomi Las Margaritas-San Quintin, vengono sequestrate nel capoluogo dalle autorità della città con il pretesto di non aver rispettato il nuovo regolamento urbano.

Il 16 marzo, membri della CIOAC-H, fermano un camioncino Nissan appartenente alla JBG della Realidad usato in quel momento dalle BAEZLN per una campagna di salute presso le comunità zapatiste e non zapatiste nella regione.

Il 16 settembre, dopo l'esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano, un BAEZLN riceve minacce di morte con una lettera infilata sotto la porta di casa nell'ejido della Realidad.

[…] no te podemos hablar pero por este medio te decimos cuidate. Ya sabemos que te estas llevando toda esta gente por mal camino para que nos peliemos mas ya no queremos mas sangre ni mas muerte pero si asi lo quieren se los damos. Cuidate ya sabemos quien te estas dando toda la pinche información con ese pinche chaparro que sale les esta llevando a la muerte ya date cuenta. Ya sabemos como familiar te estas pasando mas pendejo que como ese que ya le llevo. Por este paso te tocara igual. Ya sabemos que nos estan prohibiendo todo quieren mandar pero ni lo piensen. Ya sabemos que no nos quieren dar la luz por vos pendejo. Por eso cuidate ya sabemos donde trabajas donde caminas y que te estan protegiendo esas bolas de verga que dicen ser buen gobierno pero para nosotros nos bale berga. Ojalá que esto lo leas muchas veces para que te des cuenta. Señor Comisariado y todo tu componiente. (Sic)

Da luglio del 2014 al mese di maggio del 2015, membri delle Brigate Civili di Osservazione (6) hanno registrato azioni militari nel territorio della JBG, consistenti in incursioni di convogli di camion, hummer, jeep e squadre motorizzate e di elementi dell'Esercito messicano in unità formate da quattro a 30 persone. Inoltre, sorvoli radenti di aerei da turismo ed elicotteri dai quali fotografano e filmano persone e installazioni. Questa recrudescenza della contrainsurgencia si è resa visibile con la presenza dell'Esercito messicano; presenza che avviene nel contesto dell'esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano, della solidarietà nazionale ed internazionale e dell'annuncio del Comando Generale dell'EZLN che avrebbe indagato su quanto successo il 2 maggio 2014.

Dai fatti riportati nei paragrafi precedenti, è evidente che le azioni di provocazione sono quotidiane, cercano lo scontro e sono inserite in una guerra integrale di logoramento avviata nello scenario dell'evento del 2 maggio 2014, perpetrato da membri della CIOAC-H, del Partito Verde Ecologista del Messico (PVEM), del PAN, quando hanno aggredito le BAEZLN nella comunità della Realidad uccidendo in forma extragiudiziale il Maestro Zapatista Galeano della Escuelita “La Libertà secondo le e gli zapatisti”; ferendo altre 14 persone (due da proiettili), distruggendo la scuola e la clinica autonoma e danneggiato i veicoli. Situazione che evidenzia una nuova tappa della guerra irregolare.

Atti di violenza contro altri attori nella regione

Il 1° dicembre 2013, Rosario Aguilar Pérez originario della comunità San Francisco El Naranjo, municipio ufficiale di Las Margaritas, è stato torturato e privato arbitrariamente della libertà dalle autorità dell'ejido San Carlos Veracruz, con l'accusa di aver trasportato nel suo veicolo una persona BAEZLN sulla strada che collega gli ejidos San Carlos Veracruz e San Francisco El Naranjo. Questa detenzione è avvenuta a seguito di “accordi comunitari” dell'ejido San Carlos Veracruz che proibiscono il trasporto e/o trasferimento di qualsiasi persona BAEZLN sulla strada sopracitata. Per riavere la libertà, il 2 dicembre 2013 Rosario ha pagato 30 mila pesos e le autorità hanno rubato una motocicletta di sua proprietà. A tutt'oggi il caso è impunito.

Il 10 febbraio 2014, è stato privato arbitrariamente della libertà Mauricio Aguilar García, di 19 anni, figlio di Rosario Aguilar Pérez, dalle autorità di San Francisco El Naranjo, per il divieto di passaggio dall'ejido San Carlos Veracruz. Il suo delitto, secondo le autorità, è stato guidare il veicolo in cui viaggiava suo padre Rosario.

Nei fatti sopra descritti, era coinvolto Gaudencio Jiménez Jiménez, che lavora nel Municipio di Las Margaritas come coordinatore del programma Microregiones, e la cui presenza è stata segnalata alla Realidad dalla JBG “Hacia la Esperanza” durante i fatti del 2 maggio 2014. È la persona che è stata segnalata come principale responsabile e fomentatore delle privazioni arbitrarie della libertà di abitanti degli ejidos San Carlos Veracruz e San Francisco El Naranjo, sulla base di accordi che violano i Diritti Umani. Inoltre, questo personaggio è legato alla Coordinadora de Organizaciones Democráticas del Estado de Chiapas (CODECH), come gestore ed autorizzatore dei progetti governativi nella regione di Las Margaritas, in complicità con Manuel de Jesús Culebro Gordillo, Presidente Municipale di Las Margaritas e presidente della CODECH, che beneficia direttamente la CIOAC-H delle risorse dei progetti. La CODECH si propone di rafforzare il PVEM e la fondazione Tierra Verde en Chiapas.

Il 6 novembre, Gaudencio Jiménez Jiménez ha aggredito e minacciato Marco Antonio Jiménez Pérez, abitante dell'ejido San Carlos Veracruz, per aver espresso la sua opposizione agli accordi presi nella comunità rispetto alla proibizione di libero transito per le BAEZLN.

Il 23 febbraio 2015, 50 membri della CIOAC-H dell'ejido Miguel Hidalgo, tra loro anche autorità ejidales, sono entrati a Primero de Agosto con armi di grosso calibro, hanno circondato le case ed hanno provocato lo sgombero forzato di 56 persone indigeni tojolabal che ora sono accampati a tre chilometri dalla strada Las Margaritas Nuevo Momón, alla deviazione per Monte Cristo Viejo, municipio di Las Margaritas. (7)

Sintesi dell'aggressione e dell'esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano

Giovedì 1° maggio 2014 nell'ejido La Realidad, nella sede del Caracol 1, alle ore 11:00 era iniziato un incontro tra due membri della CIOAC-H, Alfredo Cruz, Segretario dei Trasporti e Roberto Alfaro, Segretario personale, e membri della JBG, alla presenza di due persone di questo Centro dei Diritti Umani in qualità di osservatori.

Scopo dell'incontro era trovare una soluzione al sequestro del veicolo Nissan appartenente alla JBG, trattenuto nella casa ejidale della Realidad dal 16 marzo, giorno in cui era stato bloccato da elementi della CIOAC-H dell'ejido della Realidad, capeggiati da Javier López Rodríguez, Commissario Ejidal; Carmelino Rodríguez Jiménez, Agente Municipale; appoggiati da militanti del PVEM e del PAN.

In questa riunione, la JBG sosteneva con la commissione della CIOAC-H che, come dirigenti dell'organizzazione, cercassero soluzioni pacifiche a questo problema. La commissione della CIOAC-H concordò che per procedere verso una soluzione, era necessario che un membro della CIOAC-H (Alfredo Cruz) andasse a parlare con le autorità ufficiali e con i membri della sua organizzazione dell'ejido della Realidad per cercare una soluzione al sequestro del veicolo. Al suo ritorno, Alfredo informò di non essere giunto a nessun accordo.

Data la complessità e riconoscendo la responsabilità della CIOAC-H, il Professor Roberto Alfaro chiese ad Alfredo Cruz di andare a parlare con Luis Hernández, dirigente della CIOAC-H, per informarlo della situazione presente nell'ejido La Realidad, ed esortarlo a giungere ad accordi con gli abitanti ed i membri della sua organizzazione che permettessero una soluzione in armonia. Per questo, si decise di proseguire in “riunione permanente” fino a risoluzione del problema, sempre con la presenza costante di due membri di questo Centro dei Diritti Umani in qualità di osservatori, e restando in comunicazione con la dirigenza della CIOAC-H e del Frayba, allo scopo di garantire trasparenza, equità e condizioni di sicurezza per il dialogo in corso.

I fatti del 2 maggio 2014 segnano un evento trascendentale nel contesto del Conflitto Armato Interno in Chiapas, che consiste nell'inclusione nella guerra del governo messicano contro l'EZLN, di altri attori che originariamente propugnavano la lotta campesina per il diritto alla terra. Ora i membri della CIOAC-H sono parte dello scenario di guerra, creano un gruppo armato di “autodifesa”, permesso, fomentato e rafforzato dalle strutture del governo municipale, con Manuel de Jesús Culebro Gordillo, sindaco e leader della CODECH, organizzazione che nel marzo del 2014 è entrata formalmente nelle file del PVEM attraverso la fondazione Tierra Verde A.C., organizzazione politica guidata dall'allora da poco Segretario di Governo dello Stato del Chiapas, Eduardo Ramírez Aguilar. Tutti loro sono diventati attori utili nella guerra contrainsurgente.

L'imboscata nel territorio della JBG della Realidad contro le BAEZLN, ha avuto come conseguenza l'esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano. Durante l'aggressione sono state distrutte con accanimento la Clinica e la Scuola Autonoma, azioni che intendono minare l'autonomia zapatista nella sua costruzione di un altro sistema sociale e politico diverso dal decadente sistema neoliberale.

Bisogna segnalare che il Maestro Zapatista Galeano era già stato minacciato in precedenza dal Commissario Ejidale, Javier López Rodríguez, che militava nel PVEM; dall'Agente Municipale Carmelino Rodríguez Jiménez; dal Segretario del Commissario Ejidale, Edmundo López Moreno; e da Jaime Rodríguez Gómez, Eduardo Sántiz Sántiz e Álvaro Sántiz Rodríguez, membri della CIOAC-H.

Inoltre la CIOAC-H è parte operativa del governo municipale di Las Margaritas, controlla le risorse della federazione e del municipio e compie impunemente aggressioni, sgomberi forzati ed omicidi nella regione. (8)

Secondo le testimonianze documentate e corroborate da membri del Frayba presenti il 2 maggio del 2014, il primo fatto si è svolto all'entrata dell'ejido La Realidad, con l'imboscata da parte di un gruppo di 140 persone contro 68 BAEZLN che stavano tornando dai lavori collettivi nel Caracol 1. Qui le BAEZLN sono state ferite da colpi d'arma da fuoco, machete, pietre e bastoni; tre veicoli sono stati danneggiati: un camioncino Ford Ranger modello 2000, una Chevrolet modello 1985 ed un camion di tre tonnellate modello 2002.

Nel secondo fatto, testimoni hanno riferito che un gruppo di BAEZLN erano accorsi ad aiutare i compagni aggrediti e lì c'è stata la seconda aggressione con armi, bastoni e pietre, in questa imboscata è avvenuta la privazione arbitraria della libertà, tortura ed esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano, pestato brutalmente oltre ad essere stato colpito da tre pallottole calibro .22, una alla gamba destra, una al petto ed una alla nuca, segno evidente di una esecuzione. Il corpo presentava diversi colpi di bastonate sulla schiena, in testa ed un fendente di machete in bocca.

Per l'esecuzione extragiudiziale del Maestro Zapatista Galeano, era stata avviata l'indagine preliminare N. 84/IN17/2014, inviata al Tribunale Secondo Penale Distretto Giudiziario di Tuxtla Gutiérrez, che apriva la procedura penale N. 123/2014. Il 25 maggio 2014 sono stati arrestati Carmelino Rodríguez Jiménez, Agente Municipale di La Realidad e Javier López Rodríguez, Presidente del Commissariato Ejidale della Realidad, fino ad ora gli unici due in carcere a El Amate (CERSS No. 14).

Altre sei persone coinvolte nell'indagine sono ancora latitanti.

Il 9 aprile 2015, il Giudice Sesto di Distretto con sede a Tuxtla Gutiérrez, ha respinto il Ricorso N.632/2014 presentato da Luis Hernández Cruz (alias Benito) e José Antonio Vázquez Hernández (alias el Camarón), leader della CIOAC-H, contro i mandati di cattura.

Conclusioni

Sulla base della situazione documentata, questo Centro dei Diritti Umani ritiene che il governo messicano è responsabile dell'esecuzione extragiudiziale, delle aggressioni e persecuzione della BAEZLN, e identifica come responsabili diretti i membri della CIOAC-H capeggiata da Luis Hernández Cruz e José Antonio Vázquez Hernández, autorità dell'ejido La Realidad e membri del PVEM e PAN, in complicità con Gaudencio Jiménez Jiménez, Florinda Santiz, e Manuel di Jesús Culebro Gordillo, funzionari pubblici dell'amministrazione municipale di Las Margaritas.

Denunciamo inoltre i seguenti funzionari di governo coinvolti nella politica di contrainsurgencia: Enrique Peña Nieto, titolare del governo federale, comandante in capo delle Forze Armate che perseguitano l'EZLN, che implementa progetti sociali che generano divisione, dipendenza ed atomizzano le comunità ed i popoli in Chiapas; Manuel Velasco Coello, governatore del Chiapas ed operatore politico dei programmi federali per l'azione di contrainsurgencia e protettore e finanziatore di organizzazioni come la CIOAC-H.

Di conseguenza, questo Centro dei Diritti Umani ritiene che il governo del Messico è responsabile:

Per il suo concorso, a diversi livelli di responsabilità e partecipazione, in azioni repressive manifestate nella violenza di Stato contro le BAEZLN.

Per la sua partecipazione diretta e indiretta, per azione e per omissione, nella commissione di crimini di lesa umanità, che si concretizzano nelle seguenti violazioni dei diritti umani: esecuzione extragiudiziale; sgombero forzato; privazione arbitraria della libertà, tortura, persecuzione per motivi politici ed etnici di un gruppo o collettività con identità propria, lesioni gravi all'integrità fisica e psicologica di popoli ed organizzazioni che lottano per la propria autonomia.

Per mancare al suo dovere di promuovere, rispettare, proteggere e garantire i diritti umani, prevenire, indagare, punire e riparare alle violazioni; e per mantenere una situazione di impunità strutturale.

In Chiapas il governo del Messico con le sue istituzioni violenta il diritto alla vita, alla sicurezza ed all'integrità della persona, alla Libera Determinazione espressa nell'Autonomia dei Popoli, basata e fondata su strumenti di stretta osservanza per lo Stato messicano come: gli Accordi di San Andrés, il Trattato no. 169 dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro e la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni. Così come la Convenzione Americana sui Diritti Umani del 1969 ed i Patti: Diritti Civili e Politici; e Diritti Economici Sociali e Culturali del 1966 e rispettivi protocolli aggiuntivi.

Questa azione di contrainsurgencia è in stretta relazione con gli interessi del controllo del territorio e lede i diritti collettivi alla terra, al territorio, alle risorse naturali, all'autogoverno, all'autonomia ed alla libera determinazione.

*********

1) Bellinhausen, Herman. La actual etapa contrainsurgente inicia en Las Margaritas con la Cruzada Contra el Hambre. Jornada. http://www.jornada.unam.mx/2014/05/24/politica/016n1pol
2) H. Álvarez, Luis. Corazón indígena. Fondo de Cultura Económica. 2012. México.

3) Ibídem

4) Hernández Navarro, Luis. Hermanos en Armas. Policías Comunitarias y Autodefensa. Para leer en libertad A.C. México., p. 49

5) Declaración de la CIOAC Región III Fronteriza a las Organizaciones Indígenas. Boletín CIOAC marcha Chiapas. 14 de febrero 2014. URL disponible en: http://issuu.com/ust-mnci/docs/boletin_cioac_marcha_chiapas_14_de_

6) Frayba. Ejército mexicano hostiga a la Junta de Buen Gobierno Zapatista de la Realidad. Boletín No 7. 10 de marzo de 2015. Chiapas, México. URL disponible en: http://frayba.org.mx/archivo/boletines/150311_boletin_07_incursiones_militares.pdf

7) Frayba. Familias desplazadas del poblado Primero de Agosto en condiciones precarias. Acción urgente No. 1, 06 de abril de 2015. Chiapas, México. URL disponible en: http://frayba.org.mx/archivo/acciones_urgentes/150306_au01_actualizacion_primero_agosto.pdf

8) Frayba. Boletín 16. Agresión a Bases del EZLN en sede de la Junta de Buen Gobierno de La Realidad. 5 de mayo 2014, Chiapas, México. URL disponible en: http://www.frayba.org.mx/archivo/boletines/140505_boletin_16_agresiones_jbg.pdf

Testo originale

Traduzione a cura del Comitato Chiapas “Maribel” – Bergamo

Message de l'Eurocaravane 43 à la société civile en Europe

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La délégation de l'Eurocaravana 43 a commencé sa tournée à travers 13 pays d'Europe. Pendant leur séjour à Paris ils ont donné une conférence de presse ouverte aux médias libres le 4 mai. L'Eurocaravana 43 est composée d'Omar García, l'un des 50 étudiants de l'École normale rurale Isidro Burgos -connue aussi sous le nom de Normale d'Ayotzinapa- qui ont survécu aux événements du 26 septembre 2014 à Iguala , de Don Eleucadio Ortega, père de Mauricio Ortega Valerio -l'un des 43 étudiants disparus- et de Román Hernández, membre du Centre de droits de l'homme de la Montagne Tlachinollan de Guerrero. Ceci est le message qu'ils veulent faire passer :

Román Hernández : L'objectif central de cette conférence de presse est de donner un message aux médias libres pour qu'ils le transmettent à la société civile en France. Nous avons décidé de réaliser ce parcours par différents pays d'Europe en ayant pour seul interlocuteur la société civile parce que nous avons vu qu'à l'origine de la disparition des 43 camarades de la Normale d'Ayotzinapa on trouve les mêmes causes que celles qui ont forcé des gens à se déplacer en Afrique ou au Moyen-Orient, c'est à dire un système qui nous emprisonne, qui nous maltraite en tant que peuple et en tant que société. Nous sommes venus aussi pour informer la société civile que la demande de présentation en vie des 43 étudiants normaliens d'Ayotzinapa est toujours en vigueur, qu'elle est toujours d'actualité. Nous sommes aussi venus vous dire qu'au Mexique il y a une grave crise des droits de l'homme qui nous a obligé à nous organiser pour trouver des manières de garantir nos propres droits. C'est une responsabilité que nous devons assumer en tant que société face à l'État qui a démontré qu'il répond à des intérêts autres que ceux de garantir le respect des droits de l'homme.

Eleucadio Ortega : Bonsoir, je suis le père de Mauricio Ortega Valerio, étudiant de la Normale d'Ayotzinapa, disparu depuis le 26 septembre 2014. Nous sommes venus pour vous informer de ce qui se passe au Mexique, de la façon d'agir du gouvernement mexicain, comme le 26 et 27 septembre 2014 où 43 normaliens sont disparus. Nous sommes venus dans ce pays pour qu'il fasse pression sur le gouvernement mexicain afin qu'il nous rende nos enfants. Le gouvernement mexicain nous a toujours trompés en nous disant que nos enfants sont morts, qu'ils ont tous été brûlés. Nous pensons qu'ils les retiennent. Le gouvernement veut faire disparaître l'École normale d'Ayotzinapa, c'est pour ça qu'ils les ont enlevés. Mais nous ne croyons pas à ce que dit le gouvernement mexicain parce qu'il n'y a pas de preuve scientifique. L'équipe argentine (d'anthropologie médico-légale) l'a déclaré à la suite des analyses qu'ils ont fait à tous les parents d'étudiants. Même si le gouvernement a essayé de nous faire accepter les corps des 28 fosses qui ont été découvertes autour d'Iguala comme étant les corps des étudiants, d'après les analyses réalisées par les argentins, ce n'est pas vrai ! Le gouvernement mexicain a aussi dit que les 43 ont été incinérés dans la décharge de Cocula et que leurs cendres ont été déversées dans la rivière San Juan. Nous sommes allés, nous tous les parents, pour voir si c'était vrai mais nous avons vu que ce n'était pas possible d'avoir brûlé autant de corps dans l'espace qu'occupe la décharge. C'est pour cela que nous ne croyons plus au gouvernement mexicain, parce ils nous a menti et a décidé de clore l'affaire d'Ayotzinapa. Mais nous resterons en lutte jusqu'à ce que nous retrouvions les 43 étudiants vivants. Ce n'est pas seulement dans l'état de Guerrero qu'on massacre les étudiants mais partout au Mexique. Il n'y a pas de justice pour les étudiants, pour les pauvres. Dans d'autres municipalités où les paysans se font massacrer on ne se plaint jamais parce qu'ils savent que le gouvernement a tout avec lui : l'armée, la police fédérale. C'est pour ça que dans toutes les municipalités du Guerrero les soldats et les policiers fédéraux sont partout, pour intimider les gens, pour qu'ils ne protestent plus. Nous exigeons du gouvernement qu'il retire l'armée, la police fédérale et la gendarmerie, pour nous ils ne servent à rien et nous exigeons que les 43 étudiants d'Ayotzinapa réapparaissent vivants. Le gouvernement mexicain pense qu'il va nous avoir à l'usure et nous diviser mais nous continuerons la lutte jusqu'à ce qu'ils réapparaissent. En plus, actuellement, je n'ai pas pu faire mon travail, mon métier. Je suis caféiculteur, planteur de café, ma production est entreposée chez moi. Qui va me payer mes journées ? … J'accuse le gouvernement, c'est lui le responsable du massacre et de tout ce qui s'est passé. Je remercie tous les collectifs, tous ceux qui sont là pour nous aider et qui continueront à nous aider à retrouver les 43 étudiants vivants. Merci.

Omar García : Bonjour, compañeros, merci d'être là avec nous. L'un des objectifs de cette caravane internationale est de diffuser au maximum. Que tout le monde sache ce qui s'est passé les 26 et 27 septembre. Parceque au sein du mouvement social et dans tous les pays, mais surtout au Mexique, il y a une tendance à oublier avec le temps. C'est la vérité qui tend à disparaître. Cette lutte est devenu aussi une lutte contre l'oubli. Une lutte contre la résignation et contre la réalité que nous ne voulons pas accepter. Voyez, compañeros, nous savons que vous êtes des medias libres et nous apprécions trop le travail des médias libres parce que depuis les 26 et 27 septembre vous nous avez accompagné et aidé à diffuser l'information. Là où beaucoup de médias au Mexique se sont retirés parce qu'il n'y a plus de fait divers, parcequ' il n'y a plus de sang à prendre en photo, les médias libres sont restés à nous côtés. Nous pourrions en donner beaucoup d'exemples ! au Mexique il y a beaucoup de médias libres mais il faut souligner qu'il y a toujours une presse officielle très puissante, des leaders d'opinion qui sont influents et arrivent (et il y sont bien arrivés !) à faire que beaucoup de gens commencent à se désintéresser du mouvement….Des médias qui ont réussi à nous stigmatiser, à faire que l'idée qui criminalise notre mouvement se propage dans la société. Et il a réussi à faire établir au Mexique un climat de répression qui se rapproche. Malgré la menace de répression contre le mouvement d'Ayotzinapa. Tout cela est arrivé à la suite du 27 janvier lors de la dernière conférence de presse du procureur, quand il a dit que nos camarades avaient été incinérés. C'est seulement des médias officiels de la presse internationale qui continue à couvrir le problème. Quel est l'objectif de cette réunion ? Est-ce de donner une conférence de presse traditionnelle où l'on déverse de l'information, ou bien nous voulons quelque chose de plus ? Il est évident que nous voulons quelque chose de plus que de l'information, nous voulons quelque chose de plus que la diffusion de ce que nous disons et faisons…Parce que nous entendons qu'en tant que médias libres vous êtes aussi des médias militants, des médias qui veulent changer les rapports de pouvoir que dominent le monde entier actuellement. Pour ça, nous voulons que vous entendiez que nous nous adressons à des compañeros et compañeras plus qu'à des médias libres, que vous entendiez que nous sommes vos compañeros.

Román Hernández : Principalement nous voulons vous demander votre soutien comme medias libres pour faire savoir que les pères et les mères continuent à chercher leurs enfants bien que le gouvernement mexicain les ait donnés pour morts. Nous voulons aussi que vous nous aidiez à faire savoir qu'il est nécessaire que dans tous les actes officiels du gouvernement mexicain on lui rappelle qu'il nous manque les 43, et que ce n'est pas seulement 43 mais plus de 23000 disparus depuis 2006 et plus de 150000 assassinés en 10 ans. Nous voulons aussi que vous nous aidiez à inviter la société civile à faire pression sur les gouvernements d'Europe et que vous trouviez le moyen pour que ces gouvernements exigent le respect des droits de l'homme avant d'exiger des garanties aux investissement privés étrangers. Nous voulons aussi que vous fassiez savoir à la société civile française que nous respectons ses luttes et ses formes d'organisation. Une des principales demandes, après celle de la présentation « en vie » des 43 compañeros de la Normale d'Ayotzinapa, c'est d'avoir des garanties réelles que cela ne se répétera pas. Nous nous sommes rendus compte que nous ne pouvions pas demander de vraies garanties réelles aux gouvernements ou aux institutions à l'origine même de ces violations graves des droits de l'homme. C'est pour cela que la construction de ces garanties réelles est une tâche très grande pour nous au Mexique, dans le Guerrero, et nous avons besoin de la société civile pour y arriver. Nous entendons que ce sont les mêmes causes qui ont permis ou poussé des milliers de personnes à traverser la Méditerranée. Nous voyons aussi que la brutalité policière est quelque chose que l'on subit autant au Mexique qu'en France. Nous voyons que la lutte contre la spoliation menée par les peuples du Mexique est la même lutte que celle contre la spoliation des peuples de la Palestine et du Kurdistan. Nous voulons donc nous inviter à rester organisés dans vos luttes parce que nous entendons que lutter pour les droits des migrants en Europe c'est lutter pour Ayotzinapa, que lutter contre l'extermination du peuple palestinien et kurde c'est lutter pour Ayotzinapa, que lutter dans vos squats, dans vos centres sociaux c'est lutter pour Ayotzinapa. Nous voulons que vous portiez ce message à la société civile, aux collectifs et aux organisations. Parce que c'est la responsabilité de tous et surtout de la société civile de l'Union européenne de transformer en profondeur les relations sociales qui ont permis autant de violations graves aux droits de l'homme de par le monde. Quelque chose en particulier qui revient à la société française est de faire savoir à Peña Nieto lors de sa visite en juillet prochain qu'il nous manque les 43 et que les décorations que votre président est en train de lui offrir sont là pour lui donner un visage propre, et qu'en conséquence, il sera désigné comme complice. C'est donc cela le message que nous voulons faire passer à la société civile en France et en Europe, c'est pour cela que vous vous demandons votre soutien.

Omar García : nous demandons aux collectifs de créer un réseau international de solidarité pour faire circuler l'information à niveau européen. Ce mouvement a été un facteur d'unité, d'unification. Soudain, des gens qui ne se connaissaient même pas, qui n'avaient même pas participé à une manifestation se retrouvent à y participer. Faisons donc une réalité de ce discours d'unité que nous, les mouvements sociaux, les collectifs, avons toujours utilisé, le moment c'est maintenant. Créons donc ce réseau international de médias libres, d'infos libres pour diffuser non seulement le problème d'Ayotzinapa mais aussi d'autres. Perdons cette habitude de l'expertise que nous avons vue aussi. Nous sommes impitoyables, ça oui, nous disons ce que nous voyons. Et nous voulons que vous soyez impitoyables avec nous, nous voulons savoir si nous commettons des erreurs. Aujourd'hui c'est nous qui avons un grave problème, nous n'avons pas honte de le dire, nous l'assumons ! Parler de disparitions forcées c'est revenir à l'époque des dictatures militaires d'Amérique latine. Nous condamnons la disparition forcée, nous ne sommes pas d'accord pour être l'objet d'une disparition forcée. Les gens doivent être d'accord sur ce point, les Français doivent être d'accord. Peu importe si l'on parle de Français pauvres ou de Français riches, nous voulons qu'ils soient d'accords. Les français se sont opposés à l'occupation nazi, même si nous savons que ce ne sont pas les majorités qui participent aux mouvements sociaux ! Les majorités restent toujours neutres et indifférentes. Au Mexique prédomine un mouvement qui ne fait que confronter, les mouvements ont l'habitude de confronter, pas celle de construire. De là est partie la proposition de boycotter les élections, de les empêcher. Le gouvernement a répondu qu'il va les réaliser par le biais de la présence de l'armée.

Román Hernández : L'une des choses qui ont vu le jour et qui ont été acceptées par la classe politique depuis le 26 septembre c'est la collusion entre le crime organisé et les trois niveaux de gouvernement (municipalité, État fédéral, Gouvernement mexicain). Le mouvement social dans le Guerrero a fait savoir que tant que l'on ne pourrait pas garantir que les partis politiques et les gouvernements n'hébergeaient pas de membres du crime organisé, il n'y aurait pas les conditions pour réaliser des élections. L'analyse faite au Mexique -et particulièrement dans le Guerrero- c'est que : participer dans les prochaines élections équivaut à choisir entre être gouvernés par les Guerriers unis, les Rouges ou un autre cartel. Nous ne disons pas cela à la légère, l'institution qui vient de faire des recherches d'intelligence au Mexique a publié des documents sur « les points chauds » dans le Guerrero, c'est comme ça qu'ils les appellent en termes de sécurité ! Nous avons eu accès à une document du SISEN (Sécurité intérieure), qui est l'institution qui fait de l'investigation, qui fait un travail d'intelligence, et nous avons pu remarquer que 90% des investigations qu'elle réalise sur la situation actuelle dans le Guerrero est dirigé contre les militants, les organisations de la société civile, les défenseurs des droits de l'homme. Seulement 10% de ce rapport est dirigé aux investigations – entre de grands guillemets – sur les maires qui ont des liens avec le crime organisé. Cette institution a des cartes sur les relations sociales de certains membres des organisations sociales, de leurs thèmes de recherche, leurs activités. Tout cela concernant les défenseurs des droits de l'homme. En ce qui concerne les politiciens en lien avec le trafic de drogues, il n'a que leurs noms, leurs partis politiques et le groupe de délinquants auquel ils sont liés. Nous pensons donc que l'État mexicain tolère le crime organisé et qu'il en est complice. C'est pour cela que, en tant que société, nous avons manifesté parce qu'il n'y a pas de conditions pour réaliser ces élections.

Plus d'information : http://ayotzinapaenlutte.blogspot.fr Contacts : cspcl@samizdat.net collectifmexicainparis@gmail.com

AYOTZINAPA ET CEUX D'EN BAS : LE MEME DOULEUR, LA MEME RAGE, LA MEME LUTTE

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Rencontre de l'Eurocaravane 43, lundi 4 mai 2015 à la Maison Basque

Paris, 5 mai 2015

Après le succès de la marche du 3 mai, l'Eurocaravane 43 a connu son deuxième événement public à St Ouen (ville de la banlieue nord). Pour cette soirée à la maison basque, Pariseko Eskual Etxea, environ 150 personnes se sont réunies. Cet événement organisé par les différents groupes de la coordination pour Ayotzinapa à Paris a commencé à 18h pour finir vers 23hh30. Nous nous sommes donc donné le temps de nous écouter, de partager et, finalement, même de chanter ! Plus que des analyses théoriques, ce sont les émotions, la détermination et la dignité des protagonistes qui ont nourrit cette soirée. Il est vrai que la rencontre était pour et par ceux d'en bas.

L'évènement s'est ouvert avec la projection d'un documentaire : “La historia de los 43” de TeleSur TV. L'idée était de permettre aux participants, et spécialement à ceux qui connaissaient peu le cas des 43, de mieux comprendre les interventions de la délégation en leur donnant des éléments contextuels ! Plus tard, nous avons projeté une petite vidéo sur la manifestation organisée à Paris à l'occasion des 6 mois de la disparition forcée des étudiants. Cette vidéo fait partie de la campagne lancée pour le retrait de l'invitation faite au président mexicain, Enrique Peña Nieto, comme invité d'honneur de la France lors des célébrations de ce prochain 14 juillet .

Puis les échanges ont commencés. La délégation a donc pris la parole. Don Eleucario en peu de mots sait nous faire entendre son message : « Il n'y a pas de justice pour les pauvres, ni les paysans, ni les étudiants ; il n'y a pas de justice, le gouvernement mexicain fait ce qu'il veut, nous, comme pères de famille, on ne va pas laisser le gouvernement mexicain nous tromper ; maintenant nous exigeons au gouvernement mexicain qu'on nous [les] rendent vivants, nous les voulons vivants ! »

Roman Hernández, du Centre des Droits Humains de la Montagne Tlachinollan (http://www.tlachinollan.org/), nous rappelle ce qu'ils espèrent de cette rencontre : « Nous pouvons nous reconnaître comme participant d'une même lutte... Mais ici nous ne voulons pas que vous veniez nous écouter mais que l'on rencontre la manière d'échanger, de partager des savoirs et des informations […] Et donc, nous sommes venus ici pour voir comment nous allons faire pour rester coordonnés et pour qu'aucune autre lutte reste isolée ».

Les mots prononcés par Omar García, survivant du 26 septembre, sont forts et bien clairs : « Ce qu'ils disent nous importe peu, peu importe si le sujet se politise ou non, nous, nous sommes en train de chercher nos compagnons, et comme l'ont dit les pères de famille, nous irons jusqu'à l'enfer les chercher, nous lèverons chaque pierre, nous chercherons derrière chaque porte, dans chaque cave du pays, dans chaque prison clandestine, dans chaque institution ». Et Omar a répété que c'est grâce à la détermination des parents que la lutte tient jusqu'aujourd'hui : « On a appris à être avec eux, l'école est leur maison, leur foyer, leur quartier général si l'on peut dire ». Et il a avoué : « ce n'est pas facile de voir les parents forts durant la journée et pleurer la nuit ». La force de cette alliance fondatrice paraît indestructible...

Plusieurs groupes et individus prennent la parole à leur tour. Le collectif « Stop le contrôle au faciès » a expliqué son mode d'action et a dénoncé la violence d'un système raciste. Un de ses membres a raconté pourquoi il avait décidé de porter plainte contre le ministère de l'intérieur et a invité la délégation à considérer la possibilité juridique de porter plainte contre l'Etat mexicain pour les crimes sur les étudiants. Le collectif « Urgence, notre police assassine » a ouvert son cœur au travers de la parole de Farid. Farid a partagé les pensées qui l'habitent depuis que son frère a disparu et, plus encore, il nous a fait comprendre que dans le cas des violences politiques ou policières, le deuil est un processus tout à fait particulier, ce qu'il partage avec la délégation : "Quand vous dites que vous êtes prêts à mourir et que vous allez jusqu'au bout, je sais que vous le pensez parce que moi-même, je le pense aussi". La douleur est la même, il n'y avait pas besoin de grandes analyses pour se comprendre. La solidarité de ceux d'en bas était évidente : "Mon frère ils l'ont tué, non pas pour ce qu'il faisait, mais pour ce qu'il était. Au-delà de l'idéologie, moi je voudrais vous remercier parce que vous croyez en votre combat. D'autres n'y croient pas, mais on va réussir à changer le monde. Parce que le monde tel qu'il est, tel qu'on le vit, ce n'est pas dans l'ordre des choses. Encore une fois, je vous remercie et je vous en encourage à continuer parce que la vérité est de notre côté ».

Le collectif « 8 juillet », crée à partir de la mutilation dont fût victime un compagnon, nous a raconté comment il a cheminé et comment il cherche maintenant à ouvrir son champs d'action. Le collectif « Pas de prison pour Gaëtan » a fait un appel à la solidarité et un membre de « Pariseko Eskual Etxea » a pour sa part rappelé combien il était important de développer le réseau de lutte contre la répression au niveau international.

D'autres ont manifesté leur rage face l'impunité qui règne ici et là-bas et nous avons tous exprimé notre solidarité au cri de « Ils les ont pris vivants, vivants nous les voulons ! »

Nous avons compris que nous sommes tous responsables, que nous devons assumer la vérité et résister pour imposer la justice, assurer la dignité et l'intégrité de nous tous. Beaucoup ont trouvé un écho dans leur propre engagement pour construire un monde dans lequel la vie soit respectée. Cette soirée a été riche de cœurs, de cœurs ouverts, plein d'enseignements irrigués d'espoir.

Une phrase de Farid résonne encore et résonnera encore parmi nous. : « Continuez parce qu'un jour ou l'autre vous aurez la vérité... Ils ont peut être pris quelque temps la vérité, mais ils ne l'ont pas volée la vérité, elle est là, elle est quelque part... Ceux qui sont là tout en haut, au dessus, et bien demain les livres d'histoires se rappelleront et les mettront tout en bas. Un jour ou l'autre la vérité sortira, et vous allez les retrouver ! » .

Un grand merci à tous ceux qui ont rendu possible cette rencontre ! Maintenant, reste à faire ce qu'il manque. Et à bientôt donc !

L'EUROCARAVANE 43 à RFI

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Le lundi 4 mai, de bon matin, la caravane s'est rendue à une entrevue à RFI (Radio France International). Accueillie par Braulio Moro, elle a ensuite été saluée chaleureusement par la capsule qui couvre les émissions d'Amérique latine ; en retour, la caravane a remercié RFI pour la couverture médiatique qu'ils ont donnée à Ayotzinapa ! Le temps pressait et très rapidement nous avons entamé l'émission de radio !

Omar a insisté sur la responsabilité du gouvernement dans le cas des disparitions des étudiants et dans le contexte de violences généralisées - en progression constante au Mexique (23000 disparitions, 150000 assassinats extrajudiciaires en 10ans) - alors que, par ailleurs, ce même gouvernement avait signé des accords internationaux de respect des droits de l'homme.

Roman a signalé les recommandations faîtes au gouvernement mexicain par le groupe d'experts internationaux désigné par la Commission interaméricaine des droits de l'homme : Rechercher les étudiants en temps que "personnes vivantes", requalifier les délits en tant que disparitions forcées, explorer de nouvelles lignes d'investigation. Il a aussi mentionné à quel point la société française se retrouverait en contradiction en recevant le 14 juillet prochain le président mexicain, Enrique Peña Nieto, en tant qu'invité d'honneur pour la fête nationale (*) alors même qu'il s'est refusé à prendre en compte ces recommandations de la CIDH et que Juan Mendez, délégué par l'ONU pour enquêter sur la torture, a conclu au retour de sa visite au Mexique que la torture y était présente de façon généralisée et qu'elle se pratiquait en tant que mode d'investigation.

Don Eleucadio a témoigné de la manière dont le gouvernement avaient ignoré les familles et les avaient trompées. Il a rappelé d'autres massacres comme ceux d'Aguas Blancas et d'El Charco et a signalé que la femme du président municipal leur avait proposé de l'argent qu'ils avaient refusé : "Il n'y a pas de justice pour les pauvres. Nous sommes en lutte".

L'interview s'est terminé sur ces paroles d'Omar : "C'est une réalité à laquelle nous ne pouvons pas nous accoutumer : 14 mexicains par jour disparaissent...des enfants….il y a la traite des blanches, etc… On ne peut pas se résigner à cette manière de vivre, on ne va pas s'accoutumer, et nos enfants ne peuvent pas grandir dans cette ambiance !".

Ensuite la caravane est vite repartie pour continuer son chemin : un chemin qui l'appelait à l'autre bout de Paris à la rencontre de quelques unes des 60 associations qu'héberge le CICP (Centre International de Culture Populaire).

L'Emission de Braulio Moro a été entendu ce lundi 5 mai à 16h sur les antennes de Radio France International, c'est à dire en France mais aussi dans toute l'Amérique Latine ! Par la suite, le lendemain, la section française en a produit un extrait dans le journal de midi en contextualisant le passage de la caravane à Paris puis, ce même jour, une version plus courte, en français, a été diffusée sur les ondes à plusieurs reprises tandis que la caravane quittait Paris pour une nouvelle destination où, n'en doutons pas, elle allait apporter énergie et soleil ! L'émission est en ligne et téléchargeable de façon permanente sur : http://www.espanol.rfi.fr/americas/...

Nous vous invitons à l'écouter, vous pourrez aussi y constater dans le courrier des lecteurs les effets de la propagande des médias mexicains corrompus qui criminalisent la caravane et s'interrogent sur la source de ses fonds, mais vous y trouverez aussi les nombreuses réactions de la communauté mexicaine en faveur de la caravane !

Il est bien triste de constater qu'il existe des gens qui ignorent la force de la solidarité et se refusent à comprendre que c'est grâce à l'effort de beaucoup de groupes, de collectifs, d'individus qu'a pu se construire cette caravane. Face à ce monde corrompu par l'argent où l'on méprise, dépouille, tue ou fait disparaître les gens d'en bas, le passage de la caravane et les efforts qui l'ont rendue possible sèment de petites graines et les fleurs d'un nouveau printemps plein d'espoirs et de vies….

(*) Pena Nieto a reçu l'an dernier la plus haute décoration honorifique des mains de François Hollande. Une pétition demandant à François Hollande de reconsidérer la visite de ce dernier en France et de se prononcer clairement face aux disparitions des 43 étudiants et au respect des droits de l'homme au Mexique commence à circuler : https://www.change.org/p/fhollande-...

LA MANIFESTATION DU 3 MAI OU COMMENT LE SOLEIL SE POINTE AVEC AYOTZINAPA

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Paris, 4 mai 2015

La délégation d'Ayotzinapa est arrivée à Paris le samedi 2 mai 2015. Depuis des jours il pleuvait sur la ville, le ciel était chargé des nuages qui ne semblaient pas être pressés de laisser place à la lumière. Le lendemain, dimanche après-midi, malgré le mauvais temps, les gens sont sortis dans la rue pour rejoindre l'appel de l'Eurocaravane 43. La marche a été convoquée pour se rencontrer avec ceux qu'ici se solidarisent avec eux, mais surtout avec tous ceux qui de ce côté de l'Atlantique luttent depuis le bas et à gauche : les réprimés, los dépouillés, les expulsés, les exploités, les discriminés. Román Hernández, intégrant de la caravane et membre du Centre de Droits Humains de la Montagne Tlachinollan (http://www.tlachinollan.org/), l'a rappelé à la fin de l'évènement : « Merci beaucoup pour votre solidarité, pour votre lutte depuis le bas. Pour nous, c'est un honneur d'être reçu par les collectifs solidaires, ici dans le Paris d'en bas ».

Au cri de Ayotzinapa vive, la lucha sigue ! (Ayotzinapa vit ! La lutte continue !), environ 250 personnes ont accompagné l'Eurocaravane 43 dans son parcours pour Belleville, un quartier populaire dont les rues et les bâtiments nous rappellent tout autant la violence policière que l'organisation et la lutte de ceux d'en bas. Il n'y avait pas de meilleur scénario pour la rencontre de ceux d'ici et de là-bas.

Le parcours a démarré peu après 15h30 et il a été marqué par divers arrêts. Le premier arrêt s'est produit de manière spontanée, quand Omar García (étudiant de l'école normale d'Ayotzinapa) a décidé de prendre la parole. Il a signalé que bien que les chaînes télévisées et les ambassadeurs mexicains s'efforcent de vanter le progrès du pays, c'est clair que « le seul progrès qu'ils ont c'est la disparition forcée ».

Quelques temps plus tard, l'arrêt s'est fait à la Place des Grandes-Rigoles pour commencer la lecture d'une petite biographie de chacun des étudiants disparus mais aussi des trois qui, eux, n'ont pas survécu à l'attaque policière du 26 septembre 2014. Parce que derrière les chiffres, derrière le 43, il y a des histoires, des projets, des désirs, et des rêves. Nous avons tout au long de la marche rappelé qui sont nos compagnons disparus. La lecture s'est faite accompagnée de chansons : « Je ne suis pas né sans cause, je ne suis pas né sans croyance » disait le refrain d'une des chansons interprétées à cette deuxième étape.

Tout long du parcours ont eu lieu d'autres actes symboliques où l'exigence de la présentation en vie de nos compagnons et le soutient qu'on donne d'ici à Ayotzinapa, s'est mêlée à l'histoire de la répression, mais aussi de l'organisation et de la lutte à Paris et ses banlieues. L'Eurocaravane s'est ainsi arrêtée devant la Cantine des Pyrénées, un ancien immeuble squat qui était un espace solidaire de rencontres et d'échanges pour les précaires, les sans-papiers, les mal logés. Les cours de français qui y étaient donnés, la nourriture qui y était servie à bas prix, les personnes qui y s'organisaient de manière collective, tous cela, a trouvé sa fin avec l'expulsion décrétée en 2013 par les autorités municipales.

Un hommage a aussi été rendu à Lamine Dieng, un jeune français d'origine sénégalaise du quartier de Belleville mort en 2007 des suites de son arrestation : les méthodes utilisées par les cinq policiers pour l'immobiliser ont fini par l'asphyxier. Il s'agit d'un cas emblématique qui montre à quel point il n'y a pas de justice ni l'exigence de rendre des comptes quand les forces de l'ordre sont impliquées. « De Paris au Mexique, la police assassine ! » criait à plusieurs reprises au micro Amal, la sœur de Amine Bentounsi, un jeune assassiné par un policier en 2012 d'une balle dans le dos. Amal, qui a suivi toute la marche de l'Eurocaravana 43 et pris place en tête de cortège, a partagé son témoigne avec la délégation et en particulier avec don Eleucadio. Eux deux se sont retrouvés face à face, coude à coude pour exprimer la douleur provoquée par un meurtre d'Etat, dans le cas de Amel ou par une disparition forcée d'un être cher dans le cas de don Eleucadio. Pas besoin de paroles, on lisait dans leur regard. Malgré les géographies distinctes, la souffrance et la rage sont partagées, tout comme la dignité qui conduit à lutter et à exiger que justice soit faite. La rencontre entre ceux d'ici et de là-bas s'est ancrée dans ces termes avec Román Hernández : « Nous, nous comprenons que lutter contre la brutalité policière en France, c'est lutter pour Ayotzinapa ; nous, nous comprenons que lutter pour le droit des personnes migrantes, c'est lutter pour Ayotzinapa ; nous, nous comprenons que lutter contre la vente d'armes, c'est lutter pour Ayotzinapa ; nous, nous comprenons que lutter pour le respect du territoire palestinien, c'est lutter pour Ayotzinapa ; nous, nous comprenons que lutter pour votre logement, dans vos squats, c'est aussi lutter pour Ayotzinapa ; nous, nous comprenons que lutter pour vos droits du travail, et le droit à l'éducation, c'est lutter pour Ayotzinapa. Et donc nous sommes venus vous dire que nous sommes en train de lutter pour vous aussi parce que l'on est en lutte pour Ayotzinapa ».

La marche a été marquée par de nombreux moments emplis d'énergie et d'espérance. Dans le cortège, en plus de la communauté française et de la communauté mexicaine de Paris, étaient présents de nombreux camarades latino-américains qui depuis des mois manifestent leur appui à cette lutte, lutte qui est celle de nous tous. Et puis, dans ce cortège, deux petites sœurs se sont approchées de don Eleucadio pour prendre la parole et lui remettre un cadeau tout en lui exprimant leur solidarité, lui rappelant qu'elles l'appuyaient et que vivants ils les avaient enlevés, vivants elles les voulaient.

Au son de “La llorona” (dans la version écrite pour l'occasion que l'on a tous adoptée, mais aussi l'originale et encore celle en nahuatl), au rythme du compte de 1 à 43, aux cris de “fuera Peña” (« Dehors Peña », président mexicain) et de “fue el Estado” (« C'est l'État » sous-entendu : le coupable), sous le regard des gens penchés à leur fenêtre, la marche arrive après 3 heures à Gambetta pour sa clôture.

La Eurocaravane 43 prend une fois encore la parole : « Nous sommes venus vous informer que l'exigence de l'apparition en vie de nos 43 camarades est toujours en vigueur et d'actualité ! Nous voulons vous dire qu'au Mexique, au Guerrero, nous avons décidé de ne plus permettre que l'on continue à nous piétiner, et c'est pour cela que nous sommes venus vous inviter à continuer à lutter. Nous voyons qu'au Mexique, tout comme en France, les gouvernements répondent à d'autres intérêts. Maintenant nous voyons que la brutalité policière existe aussi dans le premier monde. Et, nous, nous pensons que c'est pour cela que la résistance doit se globaliser. Tout comme eux ont globalisé la répression, nous devons globaliser la résistance ». C'est avec ces paroles que Roman a salué les participants. Don Eleucadio a pour sa part tenu à rappeler comment « au Mexique il n'y a pas de justice pour les pauvres ». Omar García a lui conclu en dénonçant la grave situation du pays : « nous allons continuer à dire que le gouvernement mexicain assassine. Nous allons continuer à crier ce que l'on peut crier maintenant

À la fin de ce rassemblement, le ciel couvert était resté bien loin, notre rage avait peu à peu dissipé les nuages et le soleil qui depuis plusieurs jours nous boudait est apparu pour nous réjouir. Et comme le dit Omar : « même si cela se politise, ce n'est pas une lutte politique, c'est une lutte pour la vie ! » ¡Ayotzinapa vive, la lucha sigue !

Sup Moisés: Résistance et Rébellion

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Paroles du Sous Commandant Insurgé Moises. Séminaire


« La pensée Critique face à lhydre Capitaliste » 6 mai 2015.


Paroles du Sous Commandant Insurgé Moises

6 mai 2015

Bonjour, compagnons et compagnes, frères et soeurs.

Je vais vous partager la façon dont nous, hommes et femmes, usons comme armes la résistance et la rébellion.

Avant de commencer avec ça, la façon dont nous faisons la résistance et la rébellion, je veux vous rappeler que nous sommes armés. Nos armes sont là, comme un outils de plus pour notre lutte, comme nous lappelons maintenant. Nos armes sont un outils de lutte, comme une machette, un marteau, une bêche, une pelle, une houe, ce genre de choses. Parce que chaque outil a une fonction, mais larme, sa fonction est, si tu lutilises, de tuer.

Alors, au début, quand nous sommes sortis à laube de lannée 1994 est apparut le mouvement de milliers de mexicains et mexicaines, partout, de toutes parts jusqu’à être des millions, qui ont fait pression sur le gouvernement, le chauve, comme nous lappelons, Salinas le chauve, qui a dût s’asseoiret discuter avec nous; et en même temps à nous aussi on nous a dit que nous devions dialoguer et négocier.


Bon, nous avons donc entendu, la voix du peuple mexicain. Alors on a donné lordre de nous, nous retrancher derrière la lutte violente; nous avons alors découvert, grâce aux compagnes, parce que nous avons eu nos morts au combat, que ces compagnes ont commencé à se battre dune autre manière, disons. parce qualors le gouvernement, des mois, un an, deux après, a voulu nous acheter, comme nous disons, il voulaient que nous recevions pour oublier la lutte.

Alors de nombreuses compagnes ont parlé et ont dit que pourquoi étaient morts les compagnons à laube de 94. De même queux, elles, cest à dire les combattants sommes allés au combat contre lennemi, alors nous devons considérer comme ennemi aussi celui qui veut nous acheter, cest à dire ne pas recevoir ça, ce quils veulent nous donner.

Cest comme ça que ça a commencé. Ca a été difficile parce que nous ne pouvions pas entrer en contact dune zone à lautre parce que c’était plein de militaires, alors peu à peu nous sommes entrés en contact avec les compagnons dune zone à une autre pour commencer à répandre la parole de ce quavait commencé à dire les compagnes, quil ne fallait pas recevoir ce que donne le mauvais gouvernement, de même que les combattants sont allés au combat contre les ennemis qui nous exploitent, de même nous devons faire comme principe de base quil ne faut pas recevoir ça. Alors, peu à peu, ça sest étendu à toutes les zones.

Maintenant nous pouvons donner plusieurs sens à ce que sont résistance et rébellion pour nous, parce que nous avons découvert, par la pratique, cest à dire que nous pouvons donner une théorie comme on dit. Pour nous résistance veut dire être fort, dur, pour répondre à tout, nimporte quelle attaque de lennemi, du système; et rebelle cest être courageux, courageuses pour répondre autant ou pour agir, selon ce qui convient, être courageuses, courageux pour faire les actions ou ce que nous avons besoin de faire.

Alors nous avons compris que la résistance ce nest pas seulement résister à ton ennemi, ne pas recevoir ce quil donne, laumône ou les restes. Nous avons découvert quen résistance, il faut résister aux menaces ou aux provocations faites par lennemi, comme par exemple, les bruits dhélicoptères; rien quavec le bruit des hélicoptères tu commences à avoir peur, parce que la tête te préviens quil va te tuer, alors tu pars en courant et cest là quils te voient, et cest là quils te mitraillent. Alors cest ne pas avoir peur, il faut avoir de la résistance, cest à dire il faut devenir assez fort pour ne pas courir quand tu entends le bruit. Si déjà rien que le sale bruit de lhélicoptère fait peur, effraie, et il faut juste ne pas en avoir peur, rester tranquille.

Nous découvert cela que ce nest pas juste ne pas recevoir. Notre rage, notre colère contre le système aussi nous devons y résister, et ce qui est difficile ou bon, difficile et bon en même temps, cest que cette résistance et cette rébellion il faut les organiser. Pourquoi difficile? Cest que nous sommes des milliers à utiliser cette arme de la résistance et nous sommes aussi des milliers qui pouvons utiliser la rage, alors, comment contrôler ça, et lutiliser en même temps pour lutter, ce sont deux choses difficiles, cest pour cela que jai commencé par dire que nous avions là nos armes.

Mais ce que nous avons vu cest que sachant organiser la résistance et en ayant de lorganisation dabord, bien sûr, il ne peut pas y avoir juste de la résistance et de la rébellion si il ny a pas dorganisation, alors organiser ces deux armes de lutte nous a beaucoup aidé pour avoir, disons que cela ouvre lesprit, la façon de voir.

Je me souviens dune assemblée de compagnons et compagnes, de quelle façon, car il sy fait un travail politique, idéologique, beaucoup de discussions, beaucoup dorientations aux villages sur la résistance et la rébellion. Alors je me souviens que les compagnons et les compagnes mettent en balance, celle quon appelle la lutte politique pacifique et la lutte violente. Certains de nos compagnons et compagnes disent alors: Quest-il arrivé à nos frères du Guatemala? -nous nous posons la question- 30 ans de lutte violente et quont maintenant nos frères.

Pourquoi devons-nous bien organiser la résistance dans la lutte politique pacifique? Pourquoi devons-nous préparer notre résistance militaire? Laquelle nous convient?

Nous nous rendons alors compte que ce que nous aimons cest la vie, comme ce que nous disions avant la société civile mexicaine, que la mobilisation quils ont faite le 12 janvier 94 cest quil aiment nos vies, que nous ne mourrions pas. Comment devons-nous faire cela? Que dautre devons nous faire pour faire la résistance et la rébellion?

Nous avons découvert là quil faut résister aux moqueries que les gens vont faire sur notre gouvernement, sur notre autonomie. Il faut résister aux provocations de larmée et de la police. Il faut résister aux problèmes posés par les organisations sociales. Il faut résister à toutes les informations qui apparaissent dans les médias, quand ils disent quil ny a plus de zapatiste, quils nont plus de force, dans ce cas, que le défunt Marcos est en train de négocier avec Calderon en cachette, ou que Calderon lui paye ses frais de santé parce quil est sur le point de mourir, enfin, il est déjà mort, en effet il est mort (inaudible), mais pas parce quil est allé (inaudible) Calderon, mais pour donner vie à un autre compagnon.

Donc tous ces bombardements psychologiques, on peut dire, pour démoraliser nos troupes, une montagne de choses auxquelles il faut résister.

Ensuite nous avons découvert la résistance à nous mêmes, parce que nous avons commencé à avoir divers travaux, des responsabilités, dans notre cas il y a des problèmes à la maison, peut-être pas chez vous, naissent les problèmes et la résistance commence à sappliquer individuellement, et en même temps la résistance sapplique collectivement.

Quand cest individuel cest lorsque mon père, ma mère ou ma femme « Ou es-tu? Que fais-tu?Avec qui es-tu? etcétéra, non? Alors on doit résister pour ne rien faire de mal comme taper la femme ou lâcher son travail, parce que sinon il y a des réclamations, parce quil ny a pas de maïs, pas de haricots, pas de bois, et il y a des problèmes avec les enfants. Cest la que la résistance devient individuelle.

Quand la résistance est collective cest quil y a de la discipline, cest à dire, avec accord. Cest que nous nous mettons daccord sur la façon dont nous allons affronter certains problèmes. Par exemple, je vais vous donner un exemple récent. Ca faitje crois en février, un groupe de gens avec un autre groupe dun terrain récupéré, sur lequel vivent ces gens qui ne sont pas zapatistes, à qui nous ne disons rien, mais eux ils ont dans lidée de devenir propriétaires des terres, alors ils font les démarches pour légaliser les terres.

On voit alors que monsieur Velasco leur a dit quil faut un certain nombre de personnes, alors ces gens commencent à chercher dautres gens du village, et alors ces membres là arrivent armés. Ils ont été jusqu’à 58 personnes, et ont commencé à envahir le terrain des compagnons, la terre récupérée. Alors nous nallons pas laisser les compagnons.

  • Combien sont-ils?
  • Presque 60.
  • Il suffit que nous apportions 600 armes et on en fini, parce quaprès toutes leurs moqueries.

Ils ont mis du liquide à brûler dans lenclos des compagnons, avec ce liquide ils ont tué un étalon, et avant ça, avaient détruit des maisons des compagnons. Alors les compagnons étaient vraiment rebelles, en colère, ils ne voulaient plus quon leur fasse de mal. Les compagnons interviennent:

- souvenez-vous compagnons que nous sommes un collectif.

Ils disent aux compagnons, les 600 réunis:

  • Souvenez vous de l’orange, Que dit-on lorsque un fruit est abîmé? Que se passe t-il?
  • Ah oui. Oui mais ces cons là eux est-ce quils comprennent ça?
  • Ces cons làne vont pas faire la loi, on est chez nous.

Quarrive t il à une orange ou une lime si on labîme? Elle pourrie complètement? Et quest ce que ça veut dire? Que nous allons infester le reste de notre organisation. Nous devons demander à la base si nous devons répondre par la violence, alors nos bases savent que nous entrons dans un autre mode. Déjà que nous y pensions, ce que nous sommes en train de faire maintenant, mais nos bases nautorisent pas que cela se passe comme ça.

 

Nous avons donc dit à nos compagnons que ceux qui étaient très rebelles, énervés, en colère, ne vont pas y aller, dites juste à vos représentants que vous nirez pas parce que si vous y allez, vous allez tuer, alors cest mieux que vous ny alliez pas, dites-le à votre responsable pour quil sache, celui qui ne va pas au rapport, cest son problème. Pareil pour ceux qui ont très peur, quils ny aillent pas non plus. Seulement ceux qui comprennent doivent y aller, il ne faut pas aller provoquer, mais il faut aller travailler la terre, cest à dire travailler les champs, la maison et ce quil faut construire. A laube, les 600 sont partis, sans armes. Ils se sont mis daccord sur qui allait commander.

cest comme ça que ce fait le contrôle des deux choses, la colère mais aussi la peur. On cherche, on donne des explications, on parle, on se fait comprendre, parce que cest vrai, que la plupart des compagnons ne va pas permettre ça.

Cette résistance que nous travaillons depuis déjà 20 ans, nous a coûté beaucoup de travail au début parce que ce sont des situations auxquelles nous sommes confrontées et que nous devons savoir résoudre. Je vais vous donner un exemple, Pourquoi est-ce que ça nous coûte de changer? Pendant le gouvernement de Salinas ils donnaient des projets, ils donnaient des projets en liquide, cest à dire quils donnaient des crédits, que recevaient les compagnons, imagine-vous alors quils sont miliciens, caporaux, sergents, cest à dire zapatistes. Alors de ce que donne ce salaud la moitié est pour les balles, larme et l’équipement et avec lautre moitié on va acheter une vache, cest à dire quavec ce que donne le gouvernement on sest procuré une vache, cest pour ça que le gouvernement na plus donné, seulement aux gens des partis politiques.

Cest de là que vient cette idée des compagnons, ce que je suis en train de dire, à ce moment nous avons décidé de ne plus recevoir. Ca a été dur, mais les compagnons ont compris. Ils ont dit, oui nous allons le faire, nous allons faire cette résistance. Cette négation nous donne le résultat que lorsque nous allons nous réunir, ils disent « jai pas pu venir parce que je suis en résistance, je nai pas dargent, je ne peux pas payé le trajet », cest le prétexte, ce nest pas parce que non, cest pour se cacher, cest un prétexte.

Mais comme nous avons pris au sérieux le fait de ne rien prendre du système, nous avons découvert quil faut travailler dur la terre mère, ça je vous lai raconté ces derniers jours ici. Cest comme ça que les compagnons ont commencé à avoir leurs produits et ils se sont rendu compte quil vaut mieux travailler la terre et ainsi oublier ce que donne le gouvernement.

Dans la résistance et la rébellion nous nous sommes rendu compte de la sécurité de lorganisation dans laquelle nous sommes. Nous avons découvert une montagne de choses, par exemple, ce que je suis en train de vous dire, que nous ne parlons pas avec le gouvernement, ni nos bases, ni même avec des assassinats. Nous avons découvert quavec résistance et rébellion on peut gouverner et quavec résistance et rébellion on peut développerses propres initiatives.

Notre manièrede résister, soit dans le domaine économique, soit dans le domaine idéologique, politique, chaque zone sorganise. Certaines ont plus de possibilités, dautres moins de possibilités, alors nous expérimentons. Par exemple les compagnons de Los Altos durant leur vie achètent le maïs, ils sèment peu, ils doivent en acheter la plus grande partie; et dans dautres zones ce quils font cest amener le mais, au lieu de lacheter en commerces, aux entrepôts du gouvernement, et que largent des compagnons de Los Altos aille au gouvernement, il vaut mieux quil aille à un autre Caracol. Parfois ça fonctionne bien, parfois ça fonctionne mal, mais cest le mal que nous produisons nous-même, parce que oui, on en transporte des tonnes, et les compagnons chargés de rassembler le maïs ne le vérifient pas et les compagnons de base de soutien, ces cons, mettent au milieu (inaudible) du maïs, et les autres compagnons ne le vérifient pas non plus, alors il passe et sen va. Quand il arrive à son lieu de destination, là où il va être consumé, là oui il est vérifié, et on se rend compte quils vendent du maïs (inaudible) entre compagnons.

Alors nous corrigeons, parce quil ne sagit pas de ça. Si nous résistons il faut bien organiser la résistance. L’échange, comme on dit, ou le troc ne fonctionne pas pour nous, parce que en Los Altos on ne peut pas emmener des tonnes de pommes ou de poires, ça ne se vend pas dans la jungle, et cest ce que produisent beaucoup les compagnons, des légumes. Alors non, nous sommes en train de voir comment faire, nous en discutons, et nous en sommes à la moitié, sur comment nous organiser.

Je vais vous donner une série dexemples. En 98, lorsquils ont démantelé nos municipalités autonomes, quand il y avait encre le Croquetas, le Albores comme gouverneur à Tierra Y Libertad, là-bas au Caracol I, à La Realidad, les policiers judiciaires sont entrés, ils ont détruit la maison de la municipalité autonome et les compagnons miliciens surtout, demandent à riposter aux judiciaires, qui sont en fait des soldats, ils étaient déguisé en judiciaires, et on leur a dit non. On est allé voir les bases dappui, parce que les compagnons miliciens étaient en colère, parce quon leur avait détruit leur maison de lautonomie.

Nous allons alors dans les villages, et ils nous disent: quils la détruise, lautonomie nous lavons là et nous lavons là, la maison nest pas une maison. Nous avons reçu du soutien et avec plus de raison on donne lordre que les miliciens ne fasse rien et nous payons le prix de la colère, et nos miliciens disaient « maudits commandants ». Nous avons appris que parfois la colère de la base, que lon voit qui ne va pas nous servir dans ce que nous voulons, cest alors le comité clandestin qui paye, ou le régional, qui sont tenus pour responsables.

un autre exemple cest lorsquils nous ont détruit notre premier Aguascalientes, larmée. Cest la même chose, nous étions prêts, insurgés et miliciens, parce que nous savions que si on nous prend une partie on se sent vaincu, cest que nous pensons de façon très militaire. Parce que militairement si tu perds une bataille tes foutu et tu as envie de la récupérer, mais tu dois en faire le double pour la récupérer. Encore une fois cela nous oriente.

  • Que voulons-nous, la mort ou la vie?
  • Ben la vie.
  • Alors qu’il viennent ces salauds, nous ne les tuerons pas mais quis ne nous tuent pas non plus.
  • Comment allons-nous faire si les embuscades sont déjà tendues?
  • Donc il faut envoyé la communication.

Nous avons dû retirer et ainsi nous avons évité beaucoup de mort, de notre côté et aussi du côté ennemi. Dans une des embuscades il y eu (inaudible), et cest là quil est tombé, ensuite (inaudible), au général qui est tombé à Momon, le général Monterola, il était colonel je crois, à cette époque.

Ce fût la même chose dans le Caracol de la Garrucha quand il y a eu le démantèlement des municipalités autonomes Ricardo Flores Magon. La même chose, on fait dire quil ne faut pas répondre à la violence que provoque lennemi et le gouvernement. Et ainsi nous avons connu plein de provocations que cherchent ceux qui se laissent manipuler, dans ce cas les gens des partis politiques.

Cest ce qui est arrivé aux compagnons qui ont reçu beaucoup de ces coups, provocations, ce sont les compagnons du Caracol de Morelia, celui dOventik, de Garrucha et de Roberto Barrios, là où les paramilitaires ont été très cruels cest à Roberto Barrios et à Garrucha, en Morelia, en Oventik.

Par exemple, à San Marcos Aviles, là où se trouvent nos bases, ils ont importuné tellement de fois. Ce que font les paramilitaires cest tobliger à tomber, ça se voit quils sont bien entraînéspar larmée et le gouvernement, parce quils tusent; tu as ton café, ton haricot, ton maïs, ils tarrachent les plants que tu sèmes, coupent le bananier, emportent lananas que tu as planté, ils tusent quoi. Jusquau jour où nos bases ont dit assez, heureusement que cette rébellion et cette résistance sont organisées en collectif, alors les compagnons et les compagnes bases de San Marco Aviles se présentent à la JuntadeBon Gouvernement pour dire: Nous sommes venu dire que nous ne supportons plus, tant pis si nous mourons mais nous les emporterons avec nous.

La Junta de Buen Gobierno et le Comité Clandestin appellent les compagnons et leurs expliquent: nous nallons pas vous dire non, dabord parce que nous sommes une organisation, deuxièmement si il y a un survivant parmi vous il ne pourra pas rester chez vous, il devra se cacher parce que ces salauds ne vont pas le laisser vivant ou vivante, parce que ce quils veulent cest en finir avec les bases. Ce que vous devez faire cest un écrit, faite un enregistrement et nous le ferons parvenir à ce maudit gouvernement, pour quils sachent que ceux qui sont là vont mourir et nous aussi, et alors quil arrive ce qui doit arriver.

Ensuite nous avons cherché un autre moyen. Les compagnons et compagnes ont fait lenregistrement et nous avons cherché le moyen de le faire parvenir au gouvernement, cest toujours dactualité. Alors, nous savons, que le gouvernement a donné de largent aux gens des partis politiquesdici, ils se sont calmé parce que cest la façon du gouvernement de les calmer. Cest tout ce quils font, cest la méthode du gouvernement, leur donner un projet ou un peu dargent à partager, il la toujours fait. Qui sait ce quil va se passer maintenant parce quil ne va plus y avoir dargent du gouvernement.

Juste pour mentionner ceci, sur la façon de résister, parce que nous avons essayé, Parce que ce dont nous nous rendons compte cest pourquoi allons-nous tuer un autre indigène. Ca ça nous met en colère, si je vous le disais comme nous le disons dans nos assemblées cest horrible, parce que dans ces cas là nous narrêtons pas dinsulter le gouvernement. Ce qui nous met en colère cest comment ces salauds les manipulent; et aussi pourquoi, pardon pour le mot, il y a des cons et des connes qui se laissent manipuler contre leur propre race.

Par exemple, ceux de la ORCAO. Une partie de la ORCAO est en train de se rendre compte que ce quils font est complètement mal, mais il y a une autre partie qui nen a rien à faire, pour de largent, et ils continuent de nous menacer. Il y a un mois les compagnons de Morelia, ont dû résister tout ce que leur a fait ceux de la ORCAO. La CIOAC? On en parle même pas, il y a le Compagnon Galeano et ce qui sest passé à Morelia, ceux sont les mêmes de la CIOAC Historique.

Alors, comme nous nous aimons la vie, et grâce à notre forme de résistance, nous avons éviter de nous tuer plus entre nous à cause de la manipulation du gouvernement.

Nous avons résisté aussi à ceux qui viennent, cest que nous avons de la visite de Mexico, on leur dit ou ils nous disent à nous, ils disent à nos villages, que pourquoi nous ne continuons pas la lutte armée, que pourquoi nous sommes réformistes, dautres nous demandent pourquoi nous sommes extrémistes, qui croire? Non, Il faut résister à ces paroles, parce que les gens parlent, et notre réponse cest quil y a ce qui ce dit et il y a ce qui se fait, parce que cest facile de parler, je peux crier et tout ça, mais quand tu y es cest pas la même chose, ça change.

Grace à la résistance, compagnons, compagnes, soeurs et frères, nous ne disons pas que les armes ne sont pas nécessaires, mais ça va de paire avec, comme on a dit: la désobéissance, mais une désobéissance organisée, cest vrai, ici nintervient pas la mauvais gouvernement grâce aux compagnons, aux compagnes, alors nous savons que nous allons pouvoir faire mieux, mieux organiser la résistance et la rebellions en démontrant que nous ne demandons permission à personne.

Que nous nous mettons daccord sur ce que nous nous devons faire, cest ce qui nous pousse, en plus de que la génération qui est avec nous maintenant, cest à dire ceux qui ont 20 ans, Garçons et filles, disent: nous sommes prêts et prêtes, mais montrez-nous ce quon veut, comment gouverner. Maintenant les zones, avec lorganisation de la résistance et de la rébellion forment la nouvelles génération de jeunes hommes et de jeunes femmes pour accomplir ce que nous avons déjà dit, que pour les siècles et les siècles et pour toujours, on dirait que cest religieux, mais, cest rebelle; parce que cest pour toujours, alors il faut que les générations soient formées pour que le petit-fils de Absalon Castellanos Dominguez ne revienne jamais, ou Javier Solorzano, lun des grand exploitant agricole.

Nous avons beaucoup de travail pour nous améliorer. Cela ne veut pas dire, compagnons, compagnes, frères et sœurs, cela ne veut pas dire que nous renonçons à nos armes sinon que cest une compréhension politique, idéologique, rebelle, qui nous permet de voir comment transformer vraiment en arme de lutte notre résistance. Les compagnons des Juntasdu Bon Gouvernement nous disent que nous avons besoin dune autre instance, alors nous demandions aux compagnons du CCRI: Pourquoi vous dites ça compagnons, compagnes? Ils disent: « nous le ressentons pour quoi est né la Junta de Buen Gobierno ».

Nous en discutons, ils nous ont dit, expliqué. Quand les MAREZ, les municipalités autonomes rebelles zapatistas étaient livrés à eux-mêmes, certaines ont des projets, dautres nen nont pas, dautres rien, lorsque la Junta de Buen Gobierno se forme elle commence à contrôler les municipalités pour quelles soient équitables, les mêmes projets. Maintenant comme Junta de Buen Gobierno ils se rendent compte que de nouveau ce nest pas équitable. Certains ont plus de projets parce quils sont plus proches, prés des routes, et les autres sont très loin, alors non, mais nous en tant que Junta du Bon Gouvernement nous ne pouvons pas, nous devons soumettre en assemblée et à la répartition des zones, cest là que lon doit décider si cest le moment de former une autre instance, parce que en plus nous organisons cette résistance et rébellion contre cette tourmente qui arrive. Alors encore plus les compagnons disent: cest le moment, notre moment ils disent, cest le moment davoir une autre instance, nous allons devoir agir dans la résistance et la rébellion, maintenant oui en inter zones, les milliers de zapatistes doivent lutter dans la résistance et la rébellion, alors ils doivent sorganiser. Mais grâce à ce terrain de lutte, de résistance et de rébellion cest ce qui nous a aidé, nous a donné la direction de comment y arriver. Et si avec ça, parce quon ne va demander la permission à personne, pour nous cest fini le temps où on ne nous reconnaissait pas la Loi sur les Droits et la Culture Indigène, nous partons; si ils veulent toujours pas nous la respecter alors nous avons loutil.


[Mexico] Lettre du compagnon anarchiste Mario González

maliana

Lettre du compagnon anarchiste Jorge Mario González García

Ville de Mexico, 21 mai 2015

Salut aux compas solidaires de l’autre côté du monde

Tout d’abord, je tiens à vous remercier beaucoup pour la solidarité que vous m’avez apportée car elle m’a aidé durant différents moments difficiles, je crois que votre soutien a fait la différence et je ne sais pas comment vous en remercier.

Comme certains doivent déjà le savoir, cela fait un moment qu’ont eu lieu plusieurs attaques répressives contre des compagnons anarchistes de la ville de Mexico dont je fais partie.

Cela a commencé lorsque j’ai participé à la lutte étudiante durant laquelle nous avons combattu plusieurs reformes visant la privatisation de l’éducation et que nous avons réussi à faire tomber.

En plus de cela, notre posture anti-autoritaire nous a mis en constant conflit avec les autorités universitaires, entraînant la démission de 3 directeurs en moins d’un an. Après cela, les dernières autorités nommées ont utilisé la manière forte et ont expulsé plusieurs étudiants anarchistes, tels que moi.

Durant tout ce temps les autorités, avec la complicité de médias de droite, ont lancé une grande campagne contre nous tous, en nous criminalisant à cause de nos idées. Puis je suis emprisonné une première fois. Les autorités de l’UNAM  [L’Université nationale autonome du Mexique] et le gouvernement se sont chargés de m’enfermer suite à une expropriation dans un magasin Walmart. Durant cet enfermement, plusieurs télévisions m’ont accusé d’être le responsable de l’occupation du rectorat et de l’organiser depuis l’intérieur de la prison.

Grâce à la solidarité, je suis sorti rapidement mais en continuant la mobilisation contre tout ce que nous avait fait les autorités de l’UNAM. Au moment de sortir du piquet installé au rectorat pour aller à la manifestation du 2 octobre* , nous avons été interceptés par la police anti-émeute et détenus.

Au moment où ils m’ont retiré ma liberté, j’ai décidé de faire une grève de la faim qui a duré 56 jours, puis une autre de 17 jours avec des compas libertaires pour manifester de façon organisée notre posture anti-carcérale**.

Après plus d’un an, j’ai été innocenté et je suis sorti de prison grâce à toute la solidarité apportée dans mon cas. Mais les attaques des autorités ont continué. En effet, la police fédérale m’a recherché, les médias ont continué à me pointer du doigt disant que j’étais un anarchiste dangereux et responsable de plusieurs mobilisations, il en a été de même pour ma compagne Nuria.

Et dernièrement, comme vous le savez, j’ai été attaqué par plusieurs médias réactionnaires à propos du conflit en cours au CCH siège Naucalpan [ Collège de Sciences Humaines ] et menacé de poursuites ***.

Ces derniers temps, les choses ont paru se calmer quant aux accusations lancées contre moi, je n’ai encore reçu aucune assignation à comparaître mais nous savons que les autorités sont très trompeuses et qu’à n’importe quel moment elles peuvent agir comme elles l’ont déjà fait pour arrêter des militants dans la rue pour ensuite les emprisonner sous n’importe quel prétexte.

Je crois que c’est tout pour le moment compagnons; je vous remercie encore infiniment pour toute votre solidarité et je vous envoie une forte accolade.

Jorge Mario González García
Ville de Mexico, 21 mai 2015

Voir aussi le Communiqué international : Halte au harcèlement contre Mario González

 

Traduit par les trois passants/ correction Val

______________________________________

* Le 2 octobre 1968, à quelques jours de l’imposition des Jeux Olympiques, le gouvernement de Gustavo Díaz Ordaz et en particulier son Ministre de l’intérieur, avec l’aide de l’armée, réprimèrent brutalement la révolte étudiante en assassinant plus de 300 personnes et en faisant 700 blessés et 6000 arrestations. Comme chaque année, le 2 octobre 2013, une manifestation de plusieurs milliers de personnes à Mexico commémorait l’anniversaire du massacre des étudiants en 1968.

** En octobre 2014, Mario entreprend une grève de la faim avec Fernando Barcenas, Abraham Cortez et Carlos Lopez, ce dernier aujourd’hui dans la rue.

*** L’Université nationale autonome du Mexique, UNAM, compte avec plusieurs établissements du Lycée national dont le Lycée des sciences et humanités siège Naucalpan : CCH, Collège de Sciences Humaines. Ces établissements délivrent une éducation de niveau lycée.


[Chiapas] Voix depuis la prison : Alejandro Diaz à 16 ans de son emprisonnement

ez_otra-presos SANTIZ LIBRE

Lette d’Alejandro Diaz à 16 ans de son emprisonnement

À l’opinion publique
Aux médias de l’État, nationaux et internationaux
Aux médias alternatifs
A la Sexta
Aux organisations indépendantes
Aux défenseurs des droits humains et aux ONGs
Au Congrès National Indigène et à l’EZLN

Injustement emprisonné, appartenant à l’organisation [de prisonniers] Les Solidaires de la Voix de l’Amate, adhérent à la Sexta. Je suis enfermé dans la prison numéro 5 de San Cristóbal de Las Casas au Chiapas.

La justice ne se vend pas, ni ne s’achète, mais dans notre pays, c’est tout le contraire, ceux qui ont suffisamment d’argent font ce que bon leur semble. Le fruit de l’injustice fait que aujourd’hui, 11 mai 2015, cela fait 16 ans que je suis prisonnier, et ce malgré la promesse faite par le gouverneur Manuel Velasco Coello le 4 juillet 2013. Il s’était alors engagé à revoir mon cas auprès des autorités de l’État de Veracruz pour ma remise en liberté, mais depuis un an et 11 mois se sont écoulés et aucune réponse ne m’a été donnée. Une fois de plus j’exige que le gouvernement tienne parole et me libère, ainsi que les 6 prisonniers du terrain communal de San Sebastian Bachajon. En même temps, j’exige du président de la république qu’il fasse le nécessaire pour que le gouverneur de l’État de Veracruz me libère, ainsi que mes compagnons prisonniers de l’Etat d’Oaxaca, Puebla, Tlanixco dans l’État de Mexico, ainsi que les compagnons de la Tribu Yaqui dans l’État de Sonora.

Finalement, j’invite tous les compagnons, compagnonnes et organisations indépendantes à continuer d’exiger la justice véritable et la liberté de tous et de toutes les prisonnier-e-s politiques et de conscience dans le monde. Ensemble nous pouvons gagner la justice véritable.

Fraternellement
Solidaires de la Voix de l’Amate
ALEJANDRO DÍAZ SÁNTIZ,
Prison numéro 5, San Cristóbal de las Casas, Chiapas, 10 mai 2015.

Alejandro Díaz SántizAlejandro Díaz Sántiz de 34 ans, est un indigène Tzotzil originaire de Tsoeptic, Chiapas, il a été arrêté dans l’état de Veracruz il y a 16 ans, accusé d’homicide et condamné à 29 ans de prison, il est aujourd’hui incarcéré au centre pénitencier numéro 5 de San Cristobal de las Casas dans le Chiapas au Mexique.

Comme de nombreux détenues et détenus dans les prisons de cet État, Alejandro a été arrêté parce qu’au moment de sa détention il ne parlait pas espagnol, il a été brutalement torturé et contraint de signer une fausse déclaration, il n’a pas bénéficié d’un traducteur et comme beaucoup il n’avait pas d’argent pour payer un avocat.

Le cas d’Alejandro est exemplaire du fonctionnement de la justice au Chiapas et au Mexique en général, où le fait d’être indigène et pauvre est puni par de nombreuses années d’emprisonnement.

Alejandro a cherché sa liberté de différentes façons, en s’organisant avec les autres prisonniers au sein du Collectif « Les solidaires de la Voix de l’Amate », en adhérant à la Sixième déclaration de la Forêt Lacandonne, en participant aux jeûnes et grèves de la faim, dans le même temps il a prêté sa voix pour dénoncer les violations commises par les autorités à l’intérieur de la prison contre lui-même et contre les autres détenus.

L’organisation « Les Solidaires de la Voix de l’Amate », créée en 2009 regroupait au départ 1 femme et 8 hommes exposés aux mêmes injustices et arrêtés arbitrairement parce qu’ils et elles sont indigènes. Les Solidaires de la Voix de l’Amate sont devenus une référence organisationnelle au sein du surpeuplé Centre de Réinsertion Sociale des Condamnés n°5, dans la zone rurale de San Cristóbal de Las Casas, à présent Alejandro Diaz est le seul prisonnier de cette organisation, les autres compagnon-ne-s ont été libéré-e-s le 4 juillet 2013.

Traduction les trois passants / correction Val

Sources :
kolectivozero
noestamostodxs
komanilel

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EZLN: Words of Comandanta Miriam

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EZLN: Words of Comandanta Miriam

20150506_200304_Mx_CiDeCi_Seminaire_contre_l-Hydre_Capitaliste_w1024_par_ValK

6th May, 2015

Good evening compañeros and compañeras.

I also have the chance to talk to you a bit about what the situation was for women prior to 1994.

Women suffered through a very sad situation since the arrival of the conquistadors. They stole our land and took our language, our culture. This is how the domination of caciquismo [local despotism] and landowners came into being alongside a triple exploitation, humiliation, discrimination, marginalization, mistreatment, and inequality.

The fucking bosses had us as if they were our owners; they sent us to do all the work on the haciendas, without caring if we had children, husbands, or if we were sick. They never asked if we were sick; if we didn’t make it to work, they sent their servant or slave to leave the corn in front of the kitchen so that we would make tortillas for them.

Much time passed like this, with us working in the bosses’ house. We ground the salt because the salt then was not the same as it is now, now it comes finely ground. The salt we used before came in large balls, and we women had to grind it. Women also ground the salt for the livestock, and shelled coffee when it was coffee harvest time. If we started at 6 in the morning, we finished at 5 in the evening. Women had to keep preparing the bags of coffee throughout the whole day.

This is how the women worked. Women were mistreated in their work, carrying water and all of that and paid miserably; they were only given a little handful of salt or a handful of ground coffee, that was the payment given to the women.

Years passed and women suffered like this. And when our babies cried and we nursed them, we were yelled at, made fun of, insulted physically; they said that we didn’t know anything, that we were useless, that we were a bother to them. They didn’t respect us and they used us as if we were objects.

They did whatever they wanted to a woman; they chose the pretty women or the pretty girls as their lovers, and left children all over the place; they didn’t care that the women suffered, they treated them like animals, with their children growing up without a father.

They sold us as if we were commodities during the acasillamiento[i]; there was never rest for us women.

I’m going to talk a little bit about the acasillamiento. Acasillamiento refers to when people go to the haciendas or ranches with their families and stay there and work for the boss. The men were the ones who did the work of planting coffee, cleaning the coffee fields, harvesting the coffee, clearing the pastures, planting the grass, all this work, taking care of the corn and bean fields. The men did this work for the boss.

Apart from this, there is another thing I could tell you about the acasillamiento, which are the mozos or slaves there, men and women who are always going to live on the hacienda. Those men or women that are slaves or mozos, who live at the hacienda, are men and women that sometimes don’t have family. For example, a family comes just to work on the hacienda, and sometimes the dad and mom get sick and die and the children are orphaned. The boss takes these children and raises them on the hacienda. And what do these children do? Its not like the bosses adopt them as an adoptive child, but rather as a slave. Those children grow and this is the work they are given: if the boss has a pet, or pets, such as a dog, a monkey, or some kind of animal, the boss has the mozo take care of it, care for the animal. Wherever the monkey goes, that’s where the child is; they have to take care of it, bathe it, clean where it sleeps. That’s how it works.

Later, when the boss has a party—because before the priests would come to the large haciendas of the bosses and baptize their children, or for a birthday, or to perform a marriage ceremony for his daughters—and afterwards they would have parties and tell the mozos to guard the door. They would have the mozo watch the door while they were celebrating with their colleagues and friends. The mozo guards the door, he can’t let even a dog come into where they are partying, and he has to be there all day, for as long as the boss’s party keeps going.

And the women slaves were the ones who made the food, washed the dishes, and took care of the boss’s son, or the children of the boss’s friends.

That is how the people on the haciendas lived, and they didn’t get to eat what was eaten at the gatherings; they had to drink pozol[ii] if there was pozol, eat beans if there were beans. That was all they ate, meanwhile the boss ate the good stuff, but with his friends.

Later, when the boss wanted to go to the city, from his hacienda to a city that is, say, a 6-day walk, the mozo would go along. If the boss had children—sometimes the children are disabled—the mozo had to carry the boss’s child to the city. And if the boss’s wife came to the hacienda, the mozo goes again and carries the child back again.

And when they harvested coffee, in any harvest on the hacienda, the mozo had to be tending to the mules. I don’t know if you know about horses, but the mozo had to saddle and unsaddle the boss’s horse, herd the cattle, and take the loads to the city where the boss lives. If he lives in Comitán the mozo had to go all the way to Comitán. He had to leave the hacienda and go as the mule-driver. This is how many enslaved men and women suffered during that time.

If there are fruit tree orchards inside the hacienda and one of them climbed up to pick some fruit, the bosses wouldn’t let them. They got them down by whipping them, I don’t know if you know how the lash works; they would hit them with it. They can’t pick fruit without the boss’s permission because the entire harvest was to be taken to the city. This is how the men and women suffered.

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After so much suffering by women and the exploitation during the acasillamiento, the men started realizing how their women were being mistreated. Some thought it better to leave the hacienda. One by one they started leaving and taking refuge in the mountains because these hill lands were not claimed by the plantation owners. So they took refuge there. They thought it better to leave so that the women would not continue to suffer on the hacienda.

After awhile in the mountains—and many spent a long time there—they realized that it was better to join together and form a community, and that’s how they came to live that way. They got together, talked, and formed a community where they could live. That is how they formed the community.

But again, once they were living in the communities, those ideas that came from the boss or the acasillado were brought in. It’s as if the men dragged these bad ideas along with them and applied them inside the house. They acted like the little boss of the house. It’s not true that the women were liberated then, because the men became the little bosses of the house.

And once again the women stayed at home as if it was a jail. Women didn’t go out; they were shut in their houses once again.

When girls are born, we are not welcomed into the world because we are women; when a little girl was born, it is as if we were not loved. But if a boy was born, the men celebrated and were content because they are men. They brought this bad custom from the bosses. That’s how it was for a long time. When girls were born they acted as if women were useless, and if a boy was born, as if they could do all of the work.

But one good thing they did was that they did not lose the memory of how to form a community; they began to name community representatives and hold meetings and gatherings together. It was good that this idea was not lost, it wasn’t taken away and it came to life again. The bosses and the conquest wanted to make this culture disappear, but the bosses were wrong, because the people could still form their community.

Another thing is that the man gives the orders in the house and the women obey what he says. And if he tells you that you’re going to get married, you have get married. He’s not going to ask you if you want to get married to the man who came to ask for your hand; your father already accepted the liquor they offered, he drank it already and this obligates you to go with this man that you do not love.

This is how we came to suffer once again with our husbands because they told us that women are only useful in the kitchen, or to take care of their husbands, or to take care of the children. The men didn’t hold their children; they didn’t support the women. They only gave you the child, and then who cares how the child is raised. And—I’m going to talk about how it really was for years—we women often say that a baby was born every year, every year and a half, growing up like a little staircase, every year or year and a half there is another one. But the father didn’t care if his wife was suffering because she had to carry firewood, plant the cornfield, clean the house, sweep, take care of the animals, wash the clothes, take care of the children, change the nappies, and all of that. All of that was women’s work.

This is why we say that we suffered triple exploitation as women. Women had to be awake and in the kitchen at 3 or 4 in the morning, depending on how much time the men needed to get to their fields. The women had to get up early to make pozol, coffee, and breakfast for the men. The men go to work, and when they come back in the afternoon they want the water for their bath to have been carried up to the house already and be ready for them to bathe. The men bathe and then leave the house to walk around, to play, and the women are once again stuck at home the whole day, until the night—around this time right now—the women are still awake; they don’t go to sleep until 8.

So we were really suffering. The men didn’t care if you were sick, or how you felt, they didn’t ask—that’s just how it was. That is how women really lived; we’re not lying because that is how we lived.

When you would go to church or a ceremonial centre for a festival, and women did go sometimes, you had to lower your head. You couldn’t raise your head, you had to walk with your head bowed, without turning to the sides, and covering your head with the rebozo [shawl] like this, so that just your face shows.

A lot of time went by like this, during which men dragged along these bad ideas, these bad learnings. That is how it happened, compañeros. As if we were nothing. As if only the men could be authorities, only the men could go into the street and participate.

There was no school. Later on in some communities there was school, but we didn’t go because we were women; they didn’t let us go to school because if we went they’d say that we only went to school to find a husband. And that it was better to learn to work in the kitchen because if we were indeed going to have a husband, we needed to learn how to take care of him.

And when our husband hit us, when he insulted us, we couldn’t complain. If we asked for help from the other institutions of the bad government they were much worse because they defended the men, and said the men are right; and so we remained silent, humiliated, and embarrassed at being women.

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We didn’t have the right to come to meetings to participate, and they said that we were stupid, useless, and that we weren’t worth anything. They left us at home. We did not have freedom.

There was no health care. Even where there were clinics and hospitals that belonged to the bad government, they wouldn’t see us because we didn’t know how to speak Spanish. And sometimes we had to return to our homes, and many women and children died of curable diseases; we weren’t worth anything to them, and they discriminated against us because we were indigenous. They said that we were just dirty barefoot indians, and we couldn’t enter the clinics or hospitals. They wouldn’t let us, they only took care of people with money.

All this we suffered in our own flesh. We never had the opportunity to say what we felt for many years, because of the teachings of the conquistadores and the bad governments.

That is all, compañeros. Another compa will continue.

[i] Indicates the time period in which the caciques, or local land bosses, held great expanses of land and had almost total power over the indigenous workers in a kind of indebted servitude.

[ii] Pozol is a drink made from ground maize mixed with water and often consumed in the Mexican countryside as a midmorning or midday meal.

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BoCa En BoCa 32 May 2015

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BoCa En BoCa #32 – English- May 2015 –

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BoCa En BoCa is an independent newssheet that aims to disseminate what happens in the organized communities in Chiapas. The aim is to generate solidarity among communities, through summaries or extracts of their publications transmitting their words.

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BOCA EN BOCA 32, MAY 2015

SUMMARIES

Police attack stall-holders in Arriaga Market

The CDH Digna Ochoa of Tonalá reported on 07/04 the arrival of “3 individuals in plain clothes aboard a white truck with the municipal government logo and accompanied by the municipal police; they headed for the Salón Corona to break the locks and welding on the gate, acting on instructions from the mayor Noé López Duque; those rooms are used by the stall-holders as economical kitchens and as a store room to keep some items to sell.”

They said that later, “the stall-holders organised themselves to demand that the mayor return their locks and repair the welding.” In the mayor’s office they were told that “the lock and the welding had been restored but as they left the office, members of the municipal police verbally and physically assaulted” a minor slapping him, hitting a man below the ribs, and assaulting two ladies. All were threatened with being taken to jail.

The CDH pointed out that “More than two years ago, the state and municipal governments demolished the old market and to date, the work remains unfinished.  This caused inconvenience to and protests by the 700 tenants.”

http://espoirchiapas.blogspot.fr/2015/04/agresion-en-contra-de-locatarios-del.html

 

Agreement between PRI and government to finish off Bachajón

The comp@s of Bachajón released a new communiqué on 10/04. After a text in Tseltal the comp@s explained the new strategies of the bad government to put an end to their organization.

The previous day, “on 9/04 the Agrarian Procurator of Ocosingo, with the Lic. Juan René and the Undersecretary of Yajalón whose surname is Alpuche, adviser to the paramilitaries of Paz y Justicia, came to the community of Xanil where they had a meeting with the members of the PRI-green party, followers of Alejandro Moreno Gomez, to seek agreement on how to put an end to our organization because they say they no longer want there to be organizing in the community, because they like to be with the government and its lackeys and minions, handing over the land, despising autonomy and the life of the peoples.”

They denounced that the government is “looking for ways to divide, murder and imprison us, for the benefit of big business. The people will not remain silent and we will defend whatever the cost.”

Finally they announced that “the Third Collegiate Court of Tuxtla Gutierrez denied our amparo 274/2011, which was begun in March 2011. Because value was given to the agreement signed by the PRI with the thief Juan Sabines Guerrero and the judges of the court said that the agreement respects the human rights of the community and that it is for their benefit. These judges are traitors to the fatherland, corrupt and racist, they sold themselves to the government so as to continue sitting on their arses in their big offices, with their big cars and white houses like the one peña nieto has, because they do not care about the people.”

https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/12/communique-from-san-sebastian-bachajon-10th-april-2015/

Migrants against Crime


On 5/04 in Tenosique, various organizations signed a declaration in solidarity with migrants, refugees and those who defend them, “… alarmed by the increase in hostilities and attacks against migrants and against those who defend them, perpetrated by the National Migration Institute and police from the 3 levels of government, who take part in such violent operations that they have even caused the death of people in circumstances that may involve culpable homicide, but have not been properly investigated, as happened on March 6 near Palenque.”  They denounced the “Southern Border Plan as a mechanism of persecution that contradicts the principles of hospitality, respect for humanitarian and human rights that should regulate the actions of the authorities in dealing with migrants who pass through our country.”

“In their communiqué, the signatories, CDH Frayba, Innocent Voices, Serapaz, Indignation Promotion and Defence of Human Rights, demanded the dissolution of the Southern Border Plan and “an immediate and thorough investigation to identify officials who have been involved in any abuse, extortion or aggression against migrants and even to investigate possible cases of culpable homicide in which they might have been involved; they demanded the “Right to Free Movement Now!, and we also say: we are ashamed of the authorities of our country.” They called for “an investigation and punishment of employees of the National Migration Institute who impede the work and harass those who accompany migrants or defend their rights”, and finally they affirmed their solidarity with “the actions taken on these days by the 72, and we make a strong and firm call to the authorities to immediately implement the necessary actions to protect life, stop the persecution, refrain from impeding the actions taken by the 72 and fully respect the human rights of migrants and people who defend them.”

http://espoirchiapas.blogspot.fr/2015/04/migracion-declaracion-en-solidaridad.html

IN BRIEF

16/03- Villagers of the Communal Lands of Venustiano Carranza, Casa del Pueblo announced “…we have the right to regain all of the 46 plots” invaded. http://lafoja.com/?p=529

28/03- Zoque Artists denounce the State Centre of Literature, Art and Indigenous Language (CELALI) for supporting “a cultural dictatorship.” http://www.chiapasparalelo.com/noticias/chiapas/2015/03/artistas-zoques-se-inconforman-por-politica-cultural-oficialista/

29/03- Catholic members of the Parish of Chenalhó expressed their concern and sadness about the situation of alcoholism, drug addiction and prostitution that are destroying families. http://chiapasdenuncia.blogspot.mx/2015/03/basta-ya-la-situacion-del-alcoholismo.html

09/04- Neighbours of Tlaxcala, San Cristobal de las Casas, are asking local authorities to suspend road works due to the damage they may cause.

09/04- After agreements on mutual respect, Indigenous from the Community of Communal Lands of the Lacandon Area denounced the government’s campaign for trying to divide and turn them against  the different communities. http://vocesmesoamericanas.org/2015/04/08/conferencia-de-prensa-bienes-comunales-zona-lacandona/

09/04- Prisoner unjustly imprisoned from San Sebastian Bachajón, Esteban Gomez Jimenez, says, “I was imprisoned for organising for training in the defence of Mother Earth”. https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/11/denuncia-from-companero-esteban-gomez-jimenez-political-prisoner-from-bachajon-in-el-amate/

09/04- Members of the Movement in Defence of Life and Territory, and Believing People from eleven municipalities reject the construction of the San Cristobal-Palenque highway. http://www.maderasdelpueblo.org.mx/?q=manifestantes-de-11-municipios-de-chiapas-se-oponen-al-corredor-palenque-san-crist%C3%B3bal

10/04- Members of LaklumalIxim-Northern Jungle Tumbala and Tila took action in defence of their lands and territories,  and for a fair rate on electricity, and against the San Cristobal-Palenque highway https://www.facebook.com/miradasurchiapas/posts/812566665497150

18 / 04- San Cristobal citizens gathered at the Forum in Defence of the Wetlands of the Valley of Jovel, expressing their concern about a development that neglects their environment. http://regeneracion.mx/causas-justas/chiapas-san-cristobal-crean-red-en-defensa-de-humedales/

23/ 04- Following 60 days of displacement in inhumane conditions, Tojolabal families from Primero de Agosto reported robberies and threats, and demanded compliance with the agreement for the return to their lands.  https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/26/communique-from-forcibly-displaced-families-from-primero-de-agosto-denounce-threats/

FOLLOW-UP
06/04 Luisa Margareth Castillo Mora ended her hunger strike after an undertaking to fulfill the agreed minutes. http://www.cdmch.org/luisa-margareth-levanta-huelga-de-hambre-y-pide-cese-a-las-detenciones-y-desapariciones-forzadas/

13/04 Death threats continue against the believing people of Simojovel and Father Marcelo. https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/26/rise-in-threats-against-the-priest-and-members-of-the-believing-people-in-simojovel/

16/04 After nearly two months of forced displacement, Tojolabal women and children testify and demand their prompt return. https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/23/new-threats-against-residents-of-primero-de-agosto/

 

EZLN Bulletin: “The storm, the sentry and vigilance syndrome”

https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/05/ezln-the-storm-the-sentinel-and-night-watch-syndrome/

Sup Galeano issued a new bulletin on 1 April covering four points: the challenge, the sentry, the vigilance syndrome and the storm. The bulletin set out some reflections on the forthcoming seminar, with the following questions: what are we seeing? why? where is this taking us? from where? for what purpose? “It’s as if we were thinking about the world, musing on its slow gyration, thinking about its destination, questioning its history, disputing the rationality of its evidence.”

The sentry reminds us of the work at the “look-out posts,” where “the task is to keep watch on the surrounding area and the access points, and to raise the alarm.” “According to us, the Zapatistas, theoretical reflection and critical thought have this job as sentry. Whoever undertakes this analytical reflection has to take their turn at the look-out post”.

“The vigilance syndrome is not a scientific study, but the product of ’empirical observation’.” It explains the wearing down “over time of the capacity for vigilance,” which leads to a “kind of thinking in a loop, or constancy of perception.” To overcome the sentry’s fatigue the Sup says “the important thing is to be on the watch for any sign of danger. It’s not about warning of the danger when it’s already arrived, but of watching for the signs, evaluating and interpreting them, and thinking about them critically”.

The storm is that which “we, the Zapatistas, watch and listen for; the catastrophe in all senses of the word that can arrive”…“what we think is that we have to ask others, from other calendars, from other geographies, what it is that they see. We know the world is large and that others are also thinking about it, analysing, watching, considering, and that we do these things better through the discussion of ideas. Not, as it were, an exchange of goods, as happens in capitalism, but as an exchange of me sharing my thoughts and you doing the same. In other words, a meeting of thinking.”

Finally, he said, with respect to the seminar being held at Cideci, “we are making a seed-bed of ideas, of analysis, of critical thinking of what is happening in the capitalist system. So this seminary, or seed-bed is not a single place nor for a single moment. It is something that will last, and something that happens in many places.”

On 9/04, in relation to a cyber-attack, Sup Galeano issued a bulletin entitled “Why so serious?”

https://dorsetchiapassolidarity.wordpress.com/2015/04/10/ezln-why-so-serious/

Brazil: Our struggle has no borders!

“On 12/07/14, the day before the final of the World Cup, the civil police in Rio de Janeiro accused 23 activists of organizing “violent acts” in demonstrations, of these 18 were detained in maximum security prisons, in an operation that included violations of the privacy of the homes and the dignity of the prisoners and their families,” declared the Group for Popular Education from Rio de Janeiro, Brazil, which invites organizations and individuals from below and to the left from around the world to make statements and acts of solidarity with the persecuted compas and to demand the release of Igor Mendes and Rafael Braga.

“Dozens of activists and their families have had their phones tapped for months, including those of lawyers, whose conversations with their clients have also been listened to. In the days following, these activists have remained in prison, suffering abuse and torture. Particularly critical was the situation of an underage compañera who was subjected to torture every day of her captivity by state agents.”

“The 23 are teachers who were active in the strike for public education, educators working with popular education in favelas, students active in the student movement, or simply frequent demonstrators in protests against the World Cup”. “All are persecuted by the state, which accuses them of “forming an armed gang” […] “We know in fact that the only crime they committed was fighting against the powerful, seeking to build another world from below and to the left.”

On 8th April, “the prosecution has asked for the sentencing of 18 of the 23 compañeros. We are keeping very alert, because there is a good chance that the judge will try to arrest them in the next month, so we need all your solidarity.”

“There is also the case of Rafael Braga, arrested on 20/06/13 during the huge popular demonstrations in Rio de Janeiro […]; Rafael Braga, poor and black, is the first political prisoner convicted in Brazil for the June demonstrations.”

“It is clear that the proposal of the judiciary and the State is to silence the voices of those who struggle. Of those who said NO to the abusive expenditure on the World Cup, defending education and health for the people. Of those who will continue in the streets protesting against evictions in the favelas (poor communities) and against the cost of the Olympics in 2016.”

http://radiozapatista.org/?p=12660

 

Eduardo Galeano

On 08/07/1996, the late Eduardo Galeano wrote “The Zapatistas come from the furthest point in time and from the deepest point in the earth. When the year 94 smelled of a new-born baby, the Zapatistas spoiled the celebrations of the Mexican government, who were mad with the joy of declaring the freedom of money. Though the mouths of their guns they echoed the voices of those who had never been heard, so they were listened to. But the guns of the Zapatistas want to be useless. This is not a movement in love with death; it gets no pleasure from firing shots or slogans, neither does it intend to take power. It comes from the furthest point in time and from the deepest point in the earth: it has a lot to denounce, but it also has a lot to celebrate. At the end of the day, five centuries of horror have not managed to annihilate these communities or their ancient way of working and living in human solidarity and communion with nature. The Zapatistas want to accomplish their task in peace, which in a nutshell means to help awaken the secret muscles of human dignity. Against horror, humour: we must laugh a lot to make a new world, says Marcos, otherwise, the new world is going to be square, and will not go round. Chiapas wants to be a centre of resistance against infamy and stupidity, and is working on it. And we are working on it, or would like to do so, those of us who have entered into the discussions of these days. Here in this community called La Realidad, where everything but desire is missing, and where the rain falls in full flow.”

http://www.jornada.unam.mx/1996/08/07/CRONICA2-063.html

+ => Letter from Sup Marcos to Eduardo Galeano: http://enlacezapatista.ezln.org.mx/1995/05/02/a-eduardo-galeano-me-enseno-el-viejo-antonio-que-uno-es-tan-grande-como-el-enemigo-que-escoge-para-luchar/

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